Dzeko ricomincia da sé, la difesa della Roma tiene ancora ma continua ad essere troppo esposta e bisognerà vedere quanto reggerà quando sarà chiamata a prove più significative (a cominciare da sabato sera a Lille), Pellegrini esordisce benino da mediano/regista e non da trequartista (lì si sono visti Zaniolo nel primo tempo e lo scatenato Antonucci nel secondo), Mancini sbaglia un po' troppo nei disimpegni ma è sempre letale sottoporta e diventa addirittura l'eroe, per così dire, della serata con la sua doppietta, Spinazzola va ancora a corrente alternata, Diawara è timido ma vede sempre il gioco prima degli altri, Perotti sembra già un po' troppo nervoso (a farlo arrabbiare un Ünder effettivamente un po' svogliato) e Schick torna a far vedere fiammate del suo talento, purtroppo ancora in alternanza con momenti di preoccupante latitanza: sono queste le indicazioni del primo vero test per la Roma, contro un Perugia ben messo in campo da Oddo (all'esordio davanti ai suoi nuovi tifosi, con tanto di presentazione sotto la curva e ovazioni in serie, col contraltare dei fischi degli oltre 3000 romani presenti al Curi), finito 3-1 per la Roma.

Stavolta Fonseca sceglie di bilanciare l'impegno per tutti e 21 i giocatori portati in Umbria, con le defezioni dell'ultim'ora di Defrel (sulla via di Cagliari) e di Pastore, per un affaticamento muscolare che ha ovviamente scatenato le facili ironie dei tifosi che l'avrebbero visto volentieri alla prima occasione utile (finora le amichevoli della Roma si sono giocate tutte a Trigoria e a porte chiuse). Fonseca l'ha detto anche a fine partita: avrebbe voluto far giocare El Flaco e invece è toccato a Zaniolo che ha provato, senza riuscirci invero, a far vedere tracce del suo talento, in più la manovra è ancora troppo lenta e compassata per lasciare un segno anche in una squadra in costruzione (e per la serie B) come questo Perugia. Nel ruolo ha fatto forse meglio Antonucci, smanioso di mettersi in mostra eppure calmo e sereno nelle giocate, semplici e quasi sempre efficaci. E se non potrà giocarsi le sue chances a Trigoria, la vetrina che continua a dargli il tecnico tornerà utile per il mercato.

Colpisce molto, nella fase di possesso di Fonseca, la posizione effettivamente strettissima dei due esterni d'attacco, per un allineamento di sei uomini nelle fasi d'attacco più acute (i due esterni ai lati dei due attaccanti centrali, più i due terzini altissimi) che provoca sbilanciamenti pericolosi a cui far fronte negli inevitabili uno contro uno, se non due contro uno, che si aprono al primo errore in disimpegno. È stato bravo Fazio nel primo tempo a rimediare a un paio di svarioni (di Diawara e Mancini), mentre nel secondo una volta ha salvato Nzonzi e sull'altra un assist ritardato ha favorito un fuorigioco che ha reso inutile la rete trovata da Capone (sarebbe stato il pareggio). La sensazione finale, insomma, è che certi rischi contro squadre più dotate tatticamente e magari più pronte atleticamente potrebbero esporre a imbarcate e brutte figure.

In impostazione sbagliare è vietato: a volte si forma una linea a quattro con la palla al portiere dove i centrali di difesa sono i terzini e i due registi si abbassano in mezzo a costruire. È un calcio moderno e proattivo, a cui bisognerà solo trovare i contrappesi per le transizioni negative. Intanto ci si diverte a vedere le giocate offensive con il campo che si apre al primo cambio di gioco fatto bene. Di talento in campo ce n'è tanto (anche se senza Pastore mancano i picchi dei tempi tottiani) e tanta applicazione porta a creare parecchio. Se poi si continuano a sfruttare al massimo i calci piazzati (con Mancini davvero in stato di grazia, in continuità col rendimento dello scorso anno) i gol alla Roma non mancheranno davvero. Finalino per Schick: quelle due chicche nel secondo tempo (con altrettanti miracoli di Vicario) hanno fatto rivedere le sue doti. Ma servirà continuità.