AS Roma

Ciao Roberto, collega perbene e uomo fuori dal comune

Si è spento nella serata di martedì a Roma all’età di 70 anni l’amico Roberto Bernabai. Grande uomo, collega meraviglioso e perbene, romanista appassionato e competente. L’editore e tutta la famiglia del Romanista si stringono attorno alla famiglia e a tutte le persone che gli hanno voluto bene.

PUBBLICATO DA Iacopo Savelli
22 Ottobre 2026 - 08:00

Parlare di Roberto al passato mi costa molta fatica, perché tre giorni fa parlavamo della sua malattia, di come la stava affrontando e anche del futuro. Roberto è stato un amico, oltre che un collega, anzi più che un collega. Io da ragazzo lo seguivo sulle televisioni private, su Video 1, come tanti in quegli anni. Parlava della Roma e aveva una credibilità che io mi sono dovuto conquistare con molti anni di lavoro, anche grazie a lui, accanto a lui. Ci siamo incontrati professionalmente nel 1990 a Telemontecarlo, quando venne ad aggiungersi alla redazione in vista del grande impegno che avremmo dovuto affrontare per i mondiali italiani. Siamo diventati amici subito, era facile, Roberto era una persona sensibile, buona,  generosa, mai invidiosa.

Io non l’ho mai visto arrabbiarsi con qualcuno, anzi sì, per una cosa ci restava male: quando gli storpiavano il cognome perché Bernabai diventava facilmente Bernabei. All’inizio la prendeva male, poi con il tempo ci abbiamo scherzato sopra mille volte, addirittura era lui a segnalarmi gli errori spesso assurdi che venivano fatti magari su un accredito o su una lettera che gli arrivava, o anche semplicemente su un giornale che metteva il nome di chi avrebbe fatto una telecronaca.
L’altra cosa per la quale era dispiaciuto era aver perso i capelli molto presto, ma devo dire che sono rimasti gli stessi di quando l’ho incontrato la prima volta quando aveva poco più di 30 anni.   Da allora, durante tutto questo lungo tempo, abbiamo continuato a frequentarci, anche quando ci siamo allontanati lavorativamente. Roberto era un giornalista competente, serio, appassionato, ha finito la carriera da caporedattore gestendo persone che avevano dovuto digerire a fatica il passaggio da Telemontcarlo a La Sette che aveva ridimensionato moltissimo il loro ruolo di giornalisti sporivi.

Le migliaia di messaggi che sono arrivati alla notizia della sua morte sui social e a Radio Romanista e tutti gli articoli che lo hanno ricordato su quotidiani anche molto importanti, sono una testimonianza di quanto Roberto abbia saputo farsi volere bene. 
Non ho raccontato la sua carriera, non ce n’è bisogno, ci vuole poco per informarsi e sapere quante cose importanti abbia fatto in oltre quarant’anni. Ho provato a spiegare come fosse veramente un uomo meraviglioso e fuori dal comune, spero di esserci riuscito almeno un po’.

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