AS Roma

Alla fine ci crede soltanto la Sud

Bolgia fino all’intervallo, poi subentra la paura

(GETTY IMAGES)

PUBBLICATO DA Fabrizio Pastore
20 Settembre 2026 - 07:30

Si sfidano le prime della classe e il consueto sold out di ogni gara casalinga della Roma non è più una notizia. Ma il colpo d’occhio della stadio gremito in ogni angolo (66.241 spettatori, unico piccolo vuoto il cuscinetto di sicurezza fra il settore ospiti e la Nord) resta uno spettacolo. A prendersi subito la scena è la Sud, che in avvio manda un messaggio chiaro: «Chi ha al suo fianco un intero popolo non può temere alcun ostacolo. Non esitate davanti a niente, forza ragazzi...combattete per la vostra gente!».
Dopo il minuto di silenzio per Mazzola (con l’intero stadio in piedi a rendere omaggio alla bandiera interista scomparsa) parte fortissimo «Quando l’inno si alzerà», a rintuzzare le velleità canore di un settore ospiti gremito e più rumoroso del solito. C’è profumo di vetta e allora «Voglio solo star con te, voglio vincere» è più di un auspicio. Un attimo dopo la sblocca Koné. Ai cori si alternano gli striscioni: «Una volta meneghino, ora sotto botta del padrino», riferimento nemmeno troppo velato alle commistioni degli avversari milanesi.

Dalla Tevere appare «Questo stemma è una mer...aviglia»: sottinteso il paragone con quello precedente.
La Roma attacca, crea occasioni a ripetizione e si alza «Sosteniamo la squadra più forte...», mentre il messaggio scritto è «Ma quale San Siro, annate a Sanremo». Koné raddoppia e dopo le due esultanze (la seconda post Var) la Sud tuona: «In Curva Sud noi staremo ad aspettar...» Il resto dei settori ci crede e accompagna, lo stadio diventa una bolgia, esplodendo in boati anche per le chiusure difensive. Sul 2-0 nessuno è pago, c’è la sensazione che si possa dilagare: «E facci un gol». Si va al riposo felici, ma al rientro il match si riapre e gli interisti sembrano riprendere fiducia. La Roma arranca, la Curva ruggisce sulle note della Colegiala: «Noi staremo qui a cantare anche se poi giochi male». Esce Mancio e la sua gente gli dedica un messaggio d’amore: «In un calcio dove contano solo i quattrini, c’è chi ha dato ascolto al cuore. Onore a Gianluca Mancini». Ma lo stadio è preda dell’ansia e a crederci resta la Sud. Saluto d’obbligo alla fine.

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