Un sogno, ma dura un tempo
Koné a segno due volte nei primi 45 minuti. Poi esce la qualità di Lautaro e il big match finisce in parità
(GETTY IMAGES)
Nei sogni, anzi negli incubi dei romanisti tornerà spesso in queste lunghe giornate che separeranno la quinta dalla sesta giornata di questo campionato quella fronte di Martinez, ultimo ostacolo alla splendida girata di Malen a metà del secondo tempo, sul risultato di 2-1 per la Roma, in un bivio che ha diviso la gloria assoluta dalla comunque appagante consapevolezza che gran parte del gap con l’Inter è stato colmato. Ma se quel tiro fosse passato tre centimetri più su, forse la Roma questa partita l’avrebbe vinta e certe gerarchie sarebbero state riscritte. Gasperini si è detto soddisfatto e tanto ci basta: alla fine il risultato di 2-2 mette d’accordo tutti, la splendida, quasi commovente Roma del primo tempo, terminato 2-0 con la doppietta di Koné, con due gol costruiti praticamente nella stessa maniera, con una palla scucchiaiata da Dybala sul secondo paloper Koné (nel primo caso sfruttando la torre di Molina, nel secondo la smorzata di Mancini), e l’impressionante secondo tempo dell’Inter, con la straordinaria qualità di Lautaro Martinez, autore di due reti bellissime soprattutto in rapporto alla pulizia dei gesti che le hanno determinate. Giusto così, in ogni caso, entrambe a quota 13 dopo cinque giornate, entrambe con il bollino doc delle protagoniste designate per questa serie A. Si ripartirà tra quasi un mese, con il Como in campionato e il Real Madrid in Champions, tanto per capire che razza di impegni vengono richiesti quest’anno.
Un tempo a testa, è vero, ma tutta la partita è stata spettacolare, sin dai primi minuti, grazie alla concezione offensiva dei due allenatori e del valore tecnico dei giocatori in campo. L’intensità è stata altissima sempre, a dispetto di una temperatura comunque estiva nonostante gli acquazzoni di venerdì che hanno messo in ginocchio interi quadranti di città senza tuttavia provocare l’auspicato abbassamento del calore. Così si spiega anche il calo di qualche protagonista del secondo tempo, dopo una partita giocata senza soste e interamente a viso aperto: la solita, splendida Roma mandata a caccia di prede in ogni zona del campo negli uno contro uno ormai proverbiali, mortifera poi nelle sue verticalizzazioni e nei suoi aggiramenti su due o tre ampiezze, e la solita Inter che difende di reparto con i denti (lasciando a volte qualche buco) e riparte di slancio con l’estrema qualità dei suoi interpreti. Nessuna sorpresa nella formazione dell’Inter, al di là di un errore nella distinta delle formazioni ufficiali (Stones, in realtà infortunato, annunciato in vece di Jones): confermati Martinez tra i pali, con Bisseck, Akanji e Bastoni in terza linea, Diouf, Barella, Zielinski, Jones e Dimarco nel mezzo, Thuram e Lautaro davanti. Per prenderli, Gasperini ha usato solo l’accortezza di mettere Wesley, e non Lulli, su Dimarco, spostando Molina a sinistra, con Mancini e Balerdi (e non Ndicka) ad occuparsi di Lautaro e Thuram, alzando Hermoso su Barella, con Cristante su Jones e Koné a ridurre l’impatto della prima impostazione di Zielinski, con Dybala a faticare nel centrodestra su Bastoni (quante rincorse s’è sobbarcato Paulino per risalire la corrente sulle iniziative dell’avversario, e poi di Carlos Augusto: a fine partita era distrutto...), Malen su Akanji e Soulé su Bisseck.
La Roma ha avuto il pregio di andare subito in vantaggio, con una transizione favorita dal recupero alto di Molina, con trasmissione immediata nella sua mattonella a Dybala, rientro da destra sul sinistro e cross perfetto sul secondo palo per la torre dello stesso Molina all’indietro per Koné che si è coordinato e ha calciato forte col destro, piegando la mano protesa di Martinez. Al 13’ su cross da sinistra di Soulé, Dimarco ha stoppato di petto sperando di servire un suo compagno, di fatto liberando Dybala al sinistro di prima intenzione, purtroppo indirizzato alto. Al 20’ Soulé ha fintato di caricare il sinistro ma lo ha scaricato per Dybala che non si è fatto pregare e ha calciato da fuori area, angolando di mezzo metro di troppo la conclusione. Al 24’ la Roma ha attirato la pressione alta dei nerazzurri ed è uscita splendidamente da destra a sinistra per la percussione finale di Soulé, bravo a bruciare Diouf nel dribbling, meno a crossare in area in maniera un po’ approssimativa, beccando la deviazione salvifica di Bisseck. E subito dopo una bella combinazione tra Dybala e Malen, con girata dell’olandese di destro alta.
25 minuti di assoluto pregio romanista, con l’Inter confusa in ogni ripartenza, braccata in ogni zona del campo da una lupa famelica. Al 26’ il primo break nerazzurro, su dormita di Soulé su fallo laterale furbescamente battuto in maniera veloce da Lautaro a liberare Bisseck sul quale è stato fenomenale a recuperare Balerdi con una spallata finale che ha aiutato Svilar a respingere la conclusione a tu per tu del difensore. Del resto Chivu l’aveva studiata bene, con le corse continue in diagonale a tagliare davanti agli attaccanti serviti lunghi, ma il dinamismo e la tigna testaccina infusi da Gasperini per molti tratti del primo tempo hanno favorito i continui recuperi del pallone dei romanisti. Quando poi, come al 29’, Thuram è riuscito a tenere un po’ il pallone tra i piedi per scaricarlo su Barella quest’ultimo ha assecondato la sovrapposizione di Dimarco che ha crossato forte sul secondo palo, dove Lautaro in scivolata, ma forse in posizione di fuorigioco, ha deviato fuori.
Stesso discorso al 33’, con un’altra sovrapposizione, stavolta di Bastoni, viziata forse in partenza da una posizione illecita, con conclusione finale dello stesso difensore sul palo esterno. Ma la Roma rimaneva vigile e pronta a ripartire ad ogni transizione portata a casa, come al 34’, con un tre contro due malgestito da Wesley che è andato alla conclusione personale respinta, senza trovare tempo e spazio per servire Dybala a destra o Malen a sinistra. Poi al 37’ il raddoppio, al termine di un lungo possesso palla romanista molto offensivo (quasi un minuto intero), con una prima azione respinta e una seconda più efficace, con un altro cross da destra di Dybala sul secondo palo, con una disposizione difensiva degli interisti, nel loro centrodestra, decisamente approssimativa, con tanto spazio lasciato a Mancini (che ha toccato il pallone fermando di fatto il cross dell’argentino) e a Koné che ha trasformato l’occasione nel 2-0 che poteva chiudere i giochi. L’esultanza è stata differita in due tempi, per la bandierina inutilmente alzata dall’assistente Berti: ma il Var ha fatto giustizia. Grande rammarico, a ripensarci ora, c’è anche per il mancato 3-0 al 41’, con un 2 contro 2 sprecato malamente da Soulé che ha provato a sorprendere Martinez con un tiro da 40 metri invece di servire Dybala tutto solo sulla destra. E al 43’, dopo un numero pazzesco in mezzo a quattro avversari di Koné, Wesley ha sbagliato la scelta in un 2 contro 2 con Malen.
La ripresa è iniziata come sempre succede alla Roma, con un gol incassato subito, stavolta per uno svarione di Mancini a metà campo che ha fatto partire un triangolo lunghissimo, ma perfetto, tra Thuram e Lautaro, con conclusione finale dell’argentino tra diversi romanisti addormentati. E lì la partita è cambiata, così gli allenatori hanno provato a incidere con i cambi: Sucic e Carlos Augusto per Chivu, Ndicka, Pisilli e Rensch per Gasp, a riposo Mancini, Koné e Molina, e poi anche Ghilardi per Balerdi, preda dei crampi dopo un altro recupero miracoloso. Sì perché l’Inter a quel punto aveva preso spazio e i duelli individuali non più così scontati come nel primo tempo lasciavano spazio e occasioni ai nerazzurri, alla ricerca della terza rimonta su tre partendo da 0-2. Al 17’ Malen è stato anticipato di un soffio e il tiro conseguente di Dybala è finito fuori, ma l’occasione clamorosa per la Roma è capitata al 23’ con un corner rimpallato sui piedi di Malen che, spalle alla porta, si è spostato sul sinistro e ha calciato violentemente trovando sulla traiettoria la fronte inconsapevole di Martinez.
Quello è sembrato un segnale inequivocabile che le cose si sarebbero complicate e a esorcizzarlo non è bastata la parata miracolosa di Svilar su Thuram su un angolo al 34’, con tap-in di Lautaro sulla traversa, perché neanche il tempo di esultare e un’altra palla rimessa dentro e sbattuta sulla tibia di Thuram ha trovato ancora Lautaro da solo, per il gol del beffardo pareggio. Gasp a quel punto ha messo anche Koulierakis mentre Chivu al 90’ ha provato inserendo i suoi due attaccanti di riserva, Esposito e Bonny, ma non c’è stato neanche il tempo di provarci.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
PRECEDENTE