Le due facce della Serie A. Da un lato il calo confermato dalla Lega stessa relativo al numero di telespettatori e abbonati, dall'altro un piccolo ma significativo aumento delle presenze sugli spalti dei venti impianti sportivi del massimo campionato. La stagione che ha visto calare il sipario poco più di due settimane or sono, è stata caratterizzata da una perdita di telespettatori che oscilla tra i 400 e i 700mila abbonati. Numeri che confermano così lo scarso appeal del prodotto "Serie A" rispetto ad un continuo aumento di telespettatori, in Italia quanto nel resto del mondo, relativo gli altri campionati europei (su tutti la Premier League inglese e la Bundesliga tedesca). Ne è dimostrazione la somma incassata dalle venti società della Lega di Serie A in materia di diritti televisivi, con il gap rispetto ad altri maggiori campionati che difficilmente potrà essere colmato nel giro di poch anni. Per non parlare della mancanza di strutture al passo con i tempi e le conseguenti difficoltà relative al riempimento totale degli stadi a causa soprattutto del caro-biglietti e delle innumerevoli limitazioni nell'acquisto dei tagliandi, tra restrizioni di ogni tipo e procedure a dir poco vetuste.

La Serie A, ormai da oltre un decennio, non ha saputo reggere il passo delle concorrenti che, invece, hanno puntato su stadi tanto moderni quanto confortevoli per le tifoserie, dal sostenitore di tribuna alla ricerca di determinati standard a quello di curva con le sue esigenze. A livello televisivo, quindi, la scelta dei telespettatori ha confermato tale problematica che potrebbe essere risolta, almeno parzialmente, ricercando un punto di incontro tale da un lato a garantire almeno un parziale ripopolamento degli stadi e, dall'altro, la rinascita di una cornice esterna al manto verde all'altezza con il nostro glorioso passato. Basti pensare ad esempio alle lunghe procedure per la realizzazione di coreografie, prodotto televisivo "ultraspendibile" capace di incollare davanti ad uno schermo milioni e milioni di persone in ogni parte del globo terrestre o ancora di più alla contradditoria concezione relativa l'utilizzo di fumogeni. Se infatti tale strumento è oramai considerato pericoloso e passibile di diffida, dall'altro è spesso utilizzato nei messaggi pubblicitari per promuovere un evento sportivo e – dalla Germania fino alla Scandinavia – in molti hanno saputo accogliere favorevolmente tale utilizzo per assicurarsi uno spettacolo nello spettacolo che, a volte, supera in bellezza quello offerto dal campo.

Per un calo a livello di abbonati ai "pacchetti-calcio", però, è giusto sottolineare quanto rispetto alle ultime cinque stagioni quella appena conclusa ha saputo far registrare un aumento di spettatori presenti pari ad oltre 1 milione di unità (per la precisione 1.163.886). Soltanto comparando le stagioni 2017/2018 e 2018/2019, si potrà notare un aumento leggermente inferiore al 3% relativo la media spettatori. Si va infatti dai 24.706 di due anni or sono, per un totale stagionale di 9.388.181, a quella di 25.481 (totale 9.555.394) di questa stagione. Nonostante problemi già citati come caro-biglietti e stadi non all'altezza dei "colleghi" europei, la Serie A ha fatto registrare un piccolo aumento che deve essere visto non come punto di arrivo ma, anzi, come assoluto punto di partenza nel tentativo di assistere nuovamente ad una lunga serie di sold-out di settimana in settimana. La strada sembra essere ancora lunga e tortuosa, considerando ad esempio una Bundesliga capace di doppiare o quasi la media spettatori della Serie A. Il calcio italiano si è difatti assestato al quarto posto alle spalle dell'inarrivabile campionato tedesco, della Premier League (38.188 spettatori medi a partita) e della Liga distante poco meno di duemila unità. La costruzione di impianti e il dialogo con le tifoserie per trovare un punto d'incontro tra interessi economici e passionali, sembrano essere due colonne portanti sulle quali costruire un nuovo corso e, perché no, cercare di riconquistare non solo il pubblico pagante ma anche i telespettatori.