La stagione di El Shaarawy: l'ultimo bacio
Una storia da oltre 10 anni si è chiusa con il gol che riporta la Roma in Champions League. Per Stephan un'annata intensa, in campo e fuori: 1° capitano di Gasperini, dopo il finale le nozze
(GETTY IMAGES)
«Il bacio d'addio di Stephan El Shaarawy alla Roma è la Champions League». La telecronaca di Dazn al gol contro il Verona di Stephan El Shaarawy, atto finale della stagione del ritorno nell'Europa dei grandi e, al contempo, della storia del Faraone nella Capitale, è già un piccolo classico da queste parti. Stampe sulle magliette, audio per contenuti sul web, citazioni imparate a memoria e ripetute dagli appassionati fermano il tempo e consegnano quel gol e quella serata alla cerchia ristretta di quei momenti che resteranno nel cuore dei tifosi. C'era da protagonista appunto Stephan El Shaarawy, così come c'è stato in diversi di tali momenti nella storia recente romanista. Le notti di Champions contro Chelsea e Barcellona, gli addii di Totti e De Rossi, Tirana e Budapest. È impossibile non rivivere questo decennio di El Shaarawy alla Roma mentre si ripensa all'ultima stagione, quella appena terminata, quella che ha chiuso il cerchio.
Se ne sono chiusi parecchi, in questa annata, sin dall'inizio, sin dal 23 agosto 2025. Contro il Bologna, al debutto stagionale, El Shaarawy scende infatti in campo come capitano della prima Roma di Gian Piero Gasperini. Nessuna assenza, il nuovo criterio introdotto dal tecnico di Grugliasco premia il giocatore in rosa con più presenze nel club, il che lo rende il leader designato ai nastri di partenza. Lo stesso sistema successivamente lo delegittimerà, superato in corsa da Bryan Cristante e Lorenzo Pellegrini. Indisponibile a lungo per un'infiammazione al tendine d'Achille (9 partite saltate solo per questo infortunio) e impiegato solo 9 volte dal 1', la fascia rimarrà di Stephan per appena 3 partite. In questi anni per El Shaarawy però non è mai stata una questione di primi piani o copertine da prendersi, lui che, fin dagli inizi della propria carriera, appena ventenne sulle copertine di mezza Italia c'era pure finito, dai Ringo agli album Panini, passando per Fifa, il celebre videogioco calcistico.
In dieci anni però si cambia, come detto cerchi si chiudono, e lo Stephan adulto è quello che ha sempre messo la squadra al primo posto, dalle mensilità rinunciate dallo Shanghai Shenhua per favorire il ritorno a Roma, alla doppia prestazione maiuscola, contro il Milan due anni fa in Europa League, praticamente da terzino. Lui che è nato calcisticamente come seconda punta e che da seconda punta ha finito, dando una mano a un reparto, quello offensivo, falcidiato nel corso dell'anno dagli infortuni.
Nella stagione con meno presenze da quando è alla Roma (senza contare le due in cui è arrivato a gennaio) è stato spesso chiamato in causa per i finali di gara - sono pur sempre 27 i gettoni stagionali - fornendo 3 assist e trovando, fino a 90' dal termine un gol solamente, in Europa League contro il Midtjylland a novembre. Il sigillo in campionato era stato solo sfiorato invece contro la Lazio, all'ultima all'Olimpico, con una ghiotta occasione sciupata nel finale, prima del saluto alla Sud. È arrivato una settimana più tardi, al Bentegodi: l'ormai iconico “bacio d'addio” che ci ha riportato in Champions ha chiuso la meravigliosa storia tra la Roma e quel ragazzo con la cresta, ora uomo e da poche settimane sposo. Grazie Stephan, è stato bellissimo.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
PRECEDENTE