AS Roma

Febbre a 40 e sigarette: chi è D'Amico, la mezzala divenuta direttore sportivo

Dal Verona fino a Bergamo, viaggio tra colpi di mercato e curiosità. Tra tante trattative: rimase per 13 ore in una stanza d’albergo a Milano per portare Dawidowicz all'Hellas

(GETTY IMAGES)

PUBBLICATO DA Andrea Di Carlo
27 Maggio 2026 - 06:30

La tenacia del mediano infaticabile e l’intuito, spesso geniale, da attento osservatore e scout. Mescolate il tutto insieme al fumo di mille sigarette e otterrete un profilo molto aderente alla figura di Tony D’Amico. Il dirigente abruzzese che, prima da calciatore e poi da ds, ha girato l’Italia, adesso si sta avvicinando a grandi passi verso Trigoria. La caduta di Furlani dall’Olimpo rossonero porterà presto l’attuale direttore sportivo dell’Atalanta a percorrere con ambizione l’A24 in direzione Colosseo. Ma chi è davvero l’uomo scelto dai Friedkin e Gasperini per guidare il piano di rafforzamento della Roma?

Ex centrocampista di rottura, D’Amico ha sempre ammesso i propri limiti sul rettangolo verde con straordinaria ironia: «Ero un mediano infaticabile, ma non facevo gol nemmeno a porta vuota. E poi ero un bel rompiscatole, litigavo con tutti, anche con i miei compagni». Fu il passaggio dietro la scrivania a Foggia a cambiargli definitivamente la vita. Una metamorfosi riuscita, guidata da un’etica del lavoro maniacale e da un rito inconfondibile: il fumo. «Ne fumo troppe, specie durante il calciomercato. Anche due pacchetti al giorno», ha confessato in tempi non lontani a La Gazzetta dello Sport. Un’ossessione legata allo stress delle trattative vissute al cardiopalma, come quando rimase chiuso per ben 13 ore consecutive in una stanza d’hotel a Milano pur di bloccare e blindare Dawidowicz ai tempi del Verona. Stress che spesso, come lui stesso ha raccontato, porta in dote, nei primi giorni di settembre, una bella febbre a 40°. 

Proprio all’Hellas D’Amico ha sublimato la sua abilità nello scouting e nelle plusvalenze (scovando gioielli come Rrahmani), prima del definitivo salto di qualità a Bergamo. All’Atalanta ha perfezionato il modello di gestione sostenibile, finalizzando operazioni come Ederson e Lookman, e dimostrando di saper lavorare in totale sinergia con l’allenatore di Grugliasco. E a Trigoria la proprietà cercava esattamente questo: un profilo abituato a condividere il proprio piano di lavoro, capace di coniugare le esigenze del bilancio alla competitività tecnica. Tra una sigaretta e l’altra, D’Amico è pronto a portare la sua fame e le sue intuizioni nella Capitale dove ritroverà Gasperini. A Bergamo arrivò l’Europa League, i tifosi giallorossi già sognano invece di vederli festeggiare insieme lo Scudetto.

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