Alejandro Garnacho e il paradosso del coraggio
Il talento non è mai stato un problema, ma il peso delle aspettative e un carattere esuberante forse hanno rallentato la crescita. Alla Roma ritroverebbe l'idolo di sempre, Dybala
È vero, il mondo non aspetta. Tantomeno l'universo calcistico, il più delle volte. Forse, però, la sensazione è che Alejandro Garnacho abbia perso tempo prezioso a specchiarsi sotto gli ammalianti, ma pericolosi, riflettori della Premier League. Senza voler giungere a conclusioni affrettate, visto che la carta d'identità recita 22 anni compiuti solo pochi giorni fa. E di dimostrazioni, il ragazzo nato a Madrid, ne ha date anche di valore inestimabile. Ma dietro all'enigma che avvolge Garnacho, c'è qualcosa che va oltre il campo. È il paradosso del coraggio. Nel corso della sua breve, ma intensa carriera, Alejandro si è sempre preso la scena. Da piccolissimo col Getafe, poi nel settore giovanile dell'Atletico Madrid e nell'Academy del Manchester United. Voci che si rincorrono, scommesse e promesse intorno al suo nome, per la stampa inglese la "next big thing" del calcio argentino. Un fardello pesante da sopportare per un ragazzo neppure ancora maggiorenne, eppure il coraggio lo ha sempre contraddistinto. Accompagnato chiaramente da un talento accattivante.
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Nel calcio, però, il coraggio può assumere forme diverse. Il sottile ma sostanziale confine tra sicurezza e arroganza. E l'opinione pubblica in Inghilterra diventa presto intrasingente (tra qualche storia di troppo sui social e una comunicazione non particolarmente apprezzata) nei confronti di un giovane forte, ma forse fin troppo sicuro agli occhi del mondo. D'altro canto, non capita a tutti di crescere rubando quotidianamente con gli occhi a Cristiano Ronaldo al Manchester United, poi con la nazionale argentina a Lionel Messi. Frullatore di emozioni. E restare con i piedi per terra non è così facile. Ma le voci extra campo hanno un peso specifico nel suo percorso, così come la discussione furente e pubblica con Ruben Amorim dopo la finale di Europa League persa con il Tottenham due stagioni fa. E così passa sempre in secondo piano quello che, del resto, resta il fattore più importante. Il campo. Sullo sfondo la stagione da 11 gol e 10 assist con la maglia dei Red Devils, ma l'attenzione dei tabloid inglesi è focalizzata su altro: dopo la lite con il tecnico portoghese, Alejandro è fuori rosa. Il Manchester United non vuole più saperne nulla. Nonostante sia un figlio calcistico di Carrington.
Damn????
— ™???? ???????? ???? (@Miller_YNWA) July 10, 2026
Garnacho prime is insane ???? pic.twitter.com/jmlrT5HWkJ
E nonostante l'enorme potenziale rischi di viaggiare su un binario parallelo alla sua carriera, è il Chelsea a scommettere su Garnacho: 40 milioni di sterline al Manchester United, per far tornare a parlare solo gol, assist e giocate. Ma anche l'ultima stagione sembra essere lontana dalle aspettative. Diverse sostituzioni dopo un tempo, raramente titolare. Poca fiducia generale, nonostante le statistiche raccontino di 43 presenze, 8 gol e 4 assist. La musica non cambia neppure a Londra. Il troppo coraggio sembra essersi tramutato in insicurezza. La ricerca dell'uno contro uno, da sempre punto di forza, ora è timida. Poca consistenza nelle giocate, poca serenità, riflessa poi inevitabilmente in campo.
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E se dopo un anno è ai margini dei Blues, forse per Garnacho è arrivato il momento di cambiare aria. Magari per ritrovarsi e ritrovare il focus, risolvendo anche l'enigma attualmente irrisolto. E magari affidarsi a un artigiano come Gasperini, con la benedizione del suo idolo Dybala. Da bambino, la maglia albiceleste della Joya indossata con emozione. La stessa condivisa anni dopo, proprio in nazionale. Ora le strade potrebbero incrociarsi a Roma. E chissà che non possa essere la scelta più giusta, dopo una serie di decisioni sbagliate, affidarsi ai consigli di Paulo. Per non disperdere tanto talento nel vuoto.
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