AS Roma

Così la Roma si è presa (quasi) tutto

2-0 alla Lazio: due gol di testa di Mancini su calcio d’angolo ci regalano il derby e ci proiettano al quarto posto in serie A. Una rete per tempo con le identiche modalità, dopo un inizio partita complicato

(GETTY IMAGES)

PUBBLICATO DA Daniele Lo Monaco
18 Maggio 2026 - 06:00

E ora bisognerebbe fare in modo che tutte le migliaia di tifosi della Roma, senza speciose distinzioni di residenza, fossero liberi di seguire la squadra a Verona, per il commiato a un campionato che domenica si potrebbe chiudere nel migliore dei modi. Ieri, in tarda mattinata, la Roma si è presa infatti tutto ciò che poteva prendersi: tre punti, il derby, il primato cittadino, il quarto posto, e la Champions League, che ora dipende solo da noi. Perché mentre Mancini batteva da solo la Lazio con una leggendaria doppietta di testa su calcio d’angolo, la Fiorentina andava a sbancare Torino e toglieva a Spalletti quel che l’insperato 3-3 all’Olimpico aveva regalato alla Juventus, e cioè la possibilità di finire il campionato sopra la Roma. E salvo adesso clamorosi ribaltoni, questa cosa non succederà. E l’esito dipenderà solo da noi, mentre il Milan dovrà battere il Cagliari per restare al nostro stesso livello (e quindi sopra, in virtù di quei bugiardi verdetti degli scontri diretti) e la Juve cavarsela nel derby, sperando in un nostro scivolone.

Per Gasperini il derby è stata la solita partita a scacchi. Nel primo tempo la Roma proprio non è riuscita a giocare il suo calcio. Merito sicuramente della buona gestione del campo ordinata da Sarri, con una Lazio compatta in fase di non possesso e pronta ad aprirsi con un palleggio tutto sommato di buona qualità nelle numerose transizioni determinate invece dalla cattiva qualità delle giocate di molti dei giocatori della Roma. Cristante, Celik, ma anche Pisilli e Wesley hanno sbagliato molte rifiniture, concedendo alla squadra avversaria inusuali vantaggi nel palleggio e nelle relative ripartenze. C’era anche un problema nelle marcature decise da Gasperini, perché la presenza di Dybala come sempre impone qualche cautela nelle contrapposizioni, per non costringerlo a correre dietro troppo a lungo gli avversari. Così all’argentino era riservata l’attenzione su Prostvgaard, con Malen spostato sul centrosinistra su Gila, e inizialmente Celik e Wesley ad alzarsi sui terzini Nuno Tavares e Marusic, con Cristante ad occuparsi della prima impostazione di Rovella, Pisilli su Basic e El Aynaoui su Taylor, e i tre difensori sulle tre punte, rispettivamente Mancini su Noslin, Ndicka su Dia e Hermoso su Cancellieri. Gasp aveva tenuto fuori Soulé e aveva dovuto rinunciare alla fine a Pellegrini, Koné e pure Venturino, tutti neanche in panchina (ma poi si è visto in borghese Pellegrini). Ma le difficoltà della Roma si sono palesate presto e Gasperini non è rimasto fermo, con due cambi sostanziali nel primo tempo e un terzo all’inizio della ripresa, e poi ancora un quarto e un quinto. Per cominciare, intorno alla mezz’ora, ha chiesto a Pisilli di allargarsi su Marusic, alzando Hermoso su Basic e abbassando Wesley su Cancellieri, chiedendo a volte pure a El Aynaoui a destra di uscire in prima battuta su Nuno Tavares. Poi quando Ndicka in una scappata all’indietro per tamponare una fuga di Noslin ha sofferto una distrazione muscolare che ha fatto terminare in anticipo il suo campionato, Gasp ha messo in campo al suo posto Rensch, spostando Celik braccetto di destra, accentrando Mancini su Dia, ridisegnando ancora la squadra. E proprio Mancini di lì a poco (al 40’) ha segnato il gol che ha fatto esplodere i 50152 dell’Olimpico (niente sold out possibili quando si gioca con la Lazio, vista la protesta dei tifosi biancocelesti contro Lotito che ha lasciato la Nord praticamente deserta): corner di Pisilli e incornata tra Gila e Cancellieri, a deviare il pallone sul primo palo con chirurgica precisione (inutile pure la presenza lì di Noslin, tipo Rivera al Mondiale del 1970). Prima del gol c’erano state solo schermaglie, con un’incornata non precisa di Cristante su corner di Dybala al 40’, una ripartenza della Lazio conclusa da un cross fuori misura di Nuno Tavares per Cancellieri, un quasi autogol dello stesso Tavares per anticipare Malen, un destro deviato di Wesley e poi bloccato dall’esordiente portiere laziale Furlanetto e un po’ di conclusioni varie (Cancellieri, Hermoso, Gila, Noslin) senza fortuna. Dopo il gol, i primi segni di nervosismo, con un’incursione di Cancellieri bloccata da Svilar in uscita, ma il laziale non ha fermato la sua corsa, e ne è scaturita una quasi rissa che è stata risolta da Maresca con un salomonico doppio giallo (uno a Hermoso e l’altro a Cancellieri). Subito dopo lo spagnolo si è reso pericoloso con una conclusione in controbalzo di sinistro, terminata di poco fuori, ultimo atto di un primo tempo non bellissimo, oggettivamente, ma già indirizzato a vantaggio della Roma. 

Per risolvere certi impacci in non possesso, Gasperini ha tolto Pisilli (che usava ormai in marcatura su Marusic) e ha inserito El Shaarawy, probabilmente più a suo agio nell’interpretazione del ruolo. Ma è dall’altra parte che la Roma ha continuato a soffrire, con un’altra discesa di Nuno non letta bene tra El Aynaoui e Rensch. Al 4’ ci ha provato Cancellieri rientrando da destra per calciare col sinistro su Svilar. Al 9’ un intervento scomposto di Rovella su Celik è stato interpretato generosamente da Maresca, al 14’ Wesley (spostato a destra, altro cambio tattico)  non ha saputo gestire bene un prezioso suggerimento di Dybala e subito dopo Sarri ha provato a inserire i primi rinforzi, Maldini per Dia e Dele Bashiru per Taylor. Ma la Lazio si era già spenta, forse anche per le scorie chissà quanto fisiche e quanto mentali della brutta sconfitta con l’Inter nella finale di Coppa Italia, e la Roma ha affondato il colpo. Prima ci ha provato Malen, con una bellissima quanto improvvisa girata volante respinta da Furlanetto (con tentativo di testa in tap-in di El Shaarawy non riuscito), poi direttamente con Dybala su punizione, con volo del ragazzino della Lazio a deviare in corner, e infine con la doppietta proprio di Mancini, su calcio d’angolo stavolta spedito in area dalla Joya, ancora non preso né da Gila né da Cancellieri, ancora a beffare il portiere. E stavolta la corsa verso la Sud con l’inchino è stata più corta. Ad abbracciarlo anche Pellegrini, in borghese in panchina. Ancora una rissa si è accesa subito dopo il gol, come nel primo tempo, stavolta a farne le spese sono stati Rovella e Wesley, che è caduto nella provocazione, e il cartellino è stato rosso per entrambi. Poi dopo i cambi da una parte e dall’altra (dentro Lazzari, Pedro, Ziolkowski, Soulé e Dovbyk) il dominio romanista è diventato imbarazzante. Nel frattempo Gasp si era messo a 4 dietro, con Hermoso centrodestra e Mancini a sinistra, con ElSha e Dybala larghi e Malen unica punta. Maresca ha generosamente risparmiato un rosso a Maldini (pure lui mancava ad iscriversi nel gruppo dei laziali rosiconi da derby), mentre Dovbyk (palo interno), El Shaarawy (destro sul primo palo fuori misura a porta spalancata) e Soulé (sinistro a giro deviato) sprecavano le occasioni del 3-0. Pazienza.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

CONSIGLIATI