AS Roma

L’immagine della storia in 90’: tutto contro nulla

Ma quale derby? All’Olimpico festeggia chi ha nome, colori e simbolo della città

(GETTY IMAGES)

PUBBLICATO DA Simone Valdarchi
18 Maggio 2026 - 06:00

Siamo romani, figli della Lupa capitolina. Il problema rimane soltanto capire chi sono gli altri? Quelli che, in linea teorica, dovrebbero andare a completare il quadro per quello che tanti, in modo improprio, definiscono derby. Niente di nuovo sotto il sole, di mezzogiorno, che in questo tiepido maggio ha illuminato il palcoscenico dove si è svolto un soliloquio romanista. Sugli spalti, soprattutto, dove i 50.152 spettatori erano così divisi: 50.000 circa giallorossi, gli spicci gli altri. Il nulla emblematico in Nord è stato riempito da quattro striscioni sulle vetrate: «Dignità e rispetto valgono più di un derby». Messaggio evidentemente scoperto dalla Sud, che nella ripresa ha risposto: «Ma meno di una finale», vista la presenza, in quel caso sì, del tifo laziale nella finale di Coppa Italia persa contro l’Inter.

Torniamo però all’inizio, all’Olimpico che si riempie e alla gente romanista che accoglie uno dei tanti eroi di derby passati: Julio Sergio. Il brasiliano, che giorni fa è stato a Trigoria, si è preso l’applauso della Sud, che qualche tempo fa gli aveva mostrato vicinanza nel momento più difficile, quello della malattia e morte, a soli 15 anni, del figlio Enzo.

Finito il riscaldamento ecco la coreografia. In Tevere la scritta: «Romani Sumus Filii Lupae Capitolinae», ovvero: “Siamo romani, figli della Lupa capitolina”. In Sud campeggia l’acronimo SPQR, con i lupi al centro. Non sarà l’unica di giornata, a metà secondo tempo, infatti, in Curva appare il volto di Luca Carroccia, fratello di Fabrizio “Mortadella”: «Con il tuo romanismo e la tua mentalità, ti sei conquistato l’immortalità», firmato Curva Sud.

Poi la partita, ovviamente, che presenta forse più difficoltà di quanto previsto. E proprio nel momento di maggiore incertezza, dopo aver perso pure Ndicka per infortunio, parte il coro della certezza dalla Sud: «Sosteniamo la squadra più forte, che il mondo ha visto mai». La Roma, forse contagiata, si sblocca. Cross di Pisilli, colpo di testa di Mancini, da fa incanta’ (parte uno). Gianluca si fa tutto il campo per arrivare davanti alla Curva più bella del mondo e inchinarsi. Nella ripresa la Roma attacca attratta dai suoi colori, verso la Sud e Mancini concede il bis. Stavolta il cross è di Dybala e l’inchino arriva nella pista d’atletica, per poi arrampicarsi sulla cancellata.

Da quel momento in poi è solo il conto alla rovescia, prima di far partire la festa. Tra l’altro le notizie da Torino sul risultato della Juve arrivano a tutti, generando il solito: «E il lunedì...». Maresca fischia tre volte, Gasp e la squadra fanno un cerchio, poi via al giro di campo (Seven Nation Army in sottofondo) e l’ultimo saluto della Sud a El Shaarawy: «Roma sarà sempre casa tua», gli scrive la Curva. Stephan piange, i compagni lo lanciano in aria in trionfo. Una volta andata via la squadra, Gasperini va sotto la Sud per la prima volta da quando è a Roma e balla. Poi entrano le famiglie dei calciatori. Tutti qui. È tutto nostro.

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