Uno con la sua esperienza internazionale probabilmente si sarebbe aspettato molto di più al momento del suo approdo nella Serie A. Ma è vero anche e soprattutto il contrario. Arrivato a Roma con le stimmate del giocatore di caratura europea, forte delle stagioni in quattro diversi tornei continentali, Ivan Marcano in giallorosso è rimasto nelle retrovie. Più metaforicamente che sul campo, dove pure la sua posizione è quella di fulcro del reparto arretrato. Alla fine le sue presenze in campionato sono appena dieci, senza squilli: la media voto de Il Romanista arriva a un poco lusinghiero 5,55.
Lo spagnolo è uno dei primi acquisti della seconda Roma targata Monchi, prelevato dal Porto per aggiungere - almeno nelle intenzioni - piedi buoni, carisma e conoscenza approfondita della Champions, frequentata con continuità negli anni del Porto, ma anche quando vestiva la maglia dell'Olympiacos. Marcano è l'alter ego designato di Fazio, quello dal quale far partire la manovra, grazie a un mancino che sa toccare il pallone e impostare il gioco. Anche la presenza fisica è simile a quella dell'argentino e gli ha permesso di trovare frequentemente la via del gol negli anni portoghesi, rendendolo in teoria intercambiabile con il Comandante.

Eppure già durante il precampionato si ha la sensazione che Di Francesco lo veda poco. Le prime due gare confermano le impressioni estive. Alla terza viene schierato in un'inedita linea a tre, a San Siro contro il Milan, ma il rendimento non è dei migliori: la Roma sul finire del primo tempo e dopo l'intervallo lui resta negli spogliatoi, con un immediato ritorno a quattro che suona tanto di bocciatura. Altro giro, altra corsa: a Bologna ha la seconda chance, ma ancora una volta in un ruolo diverso da quello cui è abituato, da esterno sinistro. I giallorossi disputano una prestazione ai limiti del surreale, rimediando due gol da una squadra a secco nelle prime quattro giornate e Ivan non resta esente da colpe.

L'occasione per il riscatto però è dietro l'angolo. Una noia mette fuori causa Manolas a fine primo tempo del match interno con il Frosinone, a Marcano tocca ancora metà partita, questa volta sul velluto con la Roma avanti di tre reti. Poi torna in campo in un'altra giornata che definire infausta è puro eufemismo: nella sconfitta casalinga con la Spal si tocca uno dei tanti punti stagionali prossimi al fondo. Da quel momento in poi, l'ex Porto diventa una sorta di desaparecido. In campionato sembra abbonato alla panchina, dove siede per undici turni consecutivi senza disputare un solo minuto. Il ritorno in campo avviene in un'altra gara sfortunata, il 3-3 di Bergamo sotto la neve con la tripla rimonta atalantina. La difesa va in bambola e lui - pur non macchiandosi di colpe specifiche - non fa eccezione.

Da quel momento in poi viene utilizzato con maggiore frequenza, seppure ancora saltuariamente, ma mai contro le big. Alterna prestazioni decorose ad altre meno convincenti, ma con l'arrivo di Ranieri sembra guadagnare posizioni. Va in campo nelle prime due del tecnico romano in panchina, anche se dopo le scorie lasciate dalla sconfitta di Ferrara deve attendere la squalifica di Kolarov per indossare nuovamente la maglia da titolare. Succede nella gara casalinga con l'Udinese, quando un gol di Dzeko regala una delle ultime illusioni di rimonta. Quel giorno gioca - più che discretamente - da terzino sinistro. Ma resta la sua ultima presenza stagionale. Con pochi rimpianti per non averlo visto più spesso.

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