AS Roma

E fu un fatto storico

Boskov, Mihajlovic, Rizzitelli e la “profezia” radiofonica di Mandolesi. Epica di una prima volta che ha caratterizzato la Roma per quasi trent’anni di amore. Eterno

(AS ROMA)

PUBBLICATO DA Vittorio Cupi
28 Marzo 2026 - 08:00

«Un minuto esatto alla fine della partita. Un attimo fa, doppio cambio da parte di Boskov. È entrato Salsano al posto di Giannini, che sembra non aver gradito. E poi il fatto storico, vogliamo un po’ esagerare. È uscito Rizzitelli e ha lasciato il posto al giovane Francesco Totti, che conosce l’esordio in una giornata di gloria romanista». Con queste parole il radiocronista Alberto Mandolesi il 28 marzo 1993 annuncia l’esordio in Serie A del più forte e rappresentativo giocatore della storia romanista, oltre che del più forte calciatore italiano di sempre. No, non era un’esagerazione e il compianto Mandolesi sotto sotto lo sapeva, altrimenti non avrebbe fatto quell’accenno.

Era un altro mondo. Le partite delle giovanili non si vedevano se non sul posto, dove comunque non andavano tantissime persone. Si vedeva soprattutto la Primavera, e Totti di partite in Primavera ne ha fatte poche (basti pensare che non aveva nemmeno 17 anni, quel giorno) e quella del giorno prima contro l’Ascoli non poté concluderla proprio perché arrivò l’ordine di farlo uscire. Thomas Haessler si era infortunato nell’allenamento di rifinitura e così sarebbe stato lui a partire per Brescia. Gli dispiacque uscire, perché aveva già segnato due gol, ma poi evidentemente cambiò umore quando seppe il motivo. Andare in panchina con la Prima squadra. Anzi no, andare addirittura in campo.

La storia è nota. La Roma sta vincendo 2-0 e a pochi minuti dalla fine uno dei due marcatori di quella partita, Sinisa Mihajlovic (l’altro era Caniggia) dice a Boskov: «Perché non fai entrare il ragazzino?». Il “ragazzino”, di cui Boskov già parlava spesso con amici e giornalisti, pronosticando per lui un grande futuro, aveva già fatto più di un allenamento con la prima squadra e così arriva l’ordine di scaldarsi. Che lui non capisce. «Pensavo stesse dicendo a Muzzi». E invece no, «sto parlando con te, muoviti, altrimenti la partita finisce!». Alla fine fa in tempo a entrare e a giocare la prima delle 786 partite ufficiali con l’unica maglia che abbia mai indossato in carriera.

Era una Roma distratta da tante cose. Ci furono incidenti tra tifosi a Brescia, dove la Roma rimase dopo la partita perché due giorni dopo avrebbe giocato una drammatica semifinale di Coppa Italia contro il Milan, perdendo 1-0 ma qualificandosi per la finale grazie al 2-0 dell’andata, pur rimasta in 10 contro 11 per una ingiusta espulsione a Garzya, grazie a un altrettanto ingiusto rigore parato da Cervone a Papin. Di “pensieri”, poi, ce n’erano già altri, perché il presidente Ciarrapico era stato arrestato e il futuro della Società era incerto. Qualche giorno dopo sarebbe arrivata anche la squalifica per doping a Caniggia, oltre a quella ai due portieri Cervone e Zinetti che avrebbe compromesso la possibilità di vincere la Coppa Italia. Insomma, non era proprio l’inizio della storia di Totti il principale pensiero, anche se il fatto che la Roma avesse un predestinato nel suo settore giovanile era cosa nota a chi ne vedeva le partite. Al punto tale che in realtà non fu quella del 28 marzo la prima volta di Totti con i grandi.

Quaranta giorni prima, il 18 febbraio 1993, allo Stadio Flaminio si era disputata un’amichevole tra Roma e Austria. Allenatore della nazionale austriaca un reduce dello scudetto, Herbert Prohaska, che nel prepartita aveva salutato a lungo Franco Tancredi, preparatore dei portieri della Roma. In panchina con l’Austria c’era Michael Konsel, che qualche anno dopo sarebbe andato a guardia della porta romanista. Dopo il gol del vantaggio della Roma firmato da Andrea Carnevale, Boskov diede spazio a più di un ragazzo della Primavera. E il primo a entrare in campo era stato proprio Totti, che all’11’ del secondo tempo aveva preso il posto di Giannini. L’amichevole era stata organizzata in occasione di una sosta per l’impegno della Nazionale, che sfidava il Portogallo in una partita valida per le qualificazioni ai Mondiali di USA 1994. Sì, anche all’epoca i Mondiali stavano per andare negli Stati Uniti, ma la qualificazione dell’Italia, che in Portogallo vinse 3-1, non era minimamente in discussione. Altri tempi, le cose cambiano. Ciò che non cambierà mai è il mito di Totti, in ogni giorno in cui verrà raccontato.

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