AS Roma

La Roma si suicida sul più bello

Finisce 3-4 ai supplementari una partita stregata: Malen e Pellegrini ci illudono, Cambiaghi è spietato

(GETTY IMAGES)

PUBBLICATO DA Daniele Lo Monaco
20 Marzo 2026 - 06:00

Fa malissimo uscire così, fa malissimo uscire quando davvero sembrava prendere forma la sera dei miracoli, fa malissimo prendere gol, il quarto, al minuto 111, per mano dell’ennesimo attaccante tirato dentro da Italiano, Cambiaghi, dopo aver già preso gol da Rowe, da Bernardeschi e da Castro, fa malissimo perché tutto quello che poteva andare storto è andato e quando sembrava che si fosse rimesso tutto dritto è arrivata l’ultima e più bruciante delusione. Finisce quindi agli ottavi la corsa europea della Roma che in due settimane ha praticamente bruciato tutta la dote che si era costruita nelle precedenti trenta, va avanti il Bologna che ci ha creduto fino in fondo e ha sfruttato al massimo tutti gli errori commessi dai romanisti.

Dopo l’1-1 dell’andata è arrivato ieri il 3-3 ai tempi regolamentari e poi il golletto decisivo durante i supplementari. Aveva aperto la serata Rowe al 22’, dopo essersi liberato con una strattonata dalla marcatura di Mancini, ha pareggiato Ndicka di testa su corner di Pellegrini (entrato al 20’ per l’infortunio di Koné, altro segno nefasto della serata), ha rimesso avanti la testa Bernardeschi su rigore (per fallo stupido commesso da El Shaarawy su Zortea), ha scavato il solco che pareva decisivo Castro al 14’ del secondo tempo, sfruttando l’ennesimo errore/orrore tra Cristante e Ndicka, ma poi hanno firmato il miracolo prima Malen su rigore al 24’ (fallo di Freuler su Robinio Vaz)e poi l’immenso Pellegrini di sinistro su assist proprio del giovanissimo francese. Poi l’ultima distrazione e il gol del 3-4, con i fischi finali della Curva Sud a respingere il saluto della squadra in campo: incredibile anche solo a pensarsi se si torna indietro al momento del 3-1 alla Juventus, appena 20 giorni fa.

Ma che rischiasse di essere la serata sbagliata si è capito abbastanza presto, dopo neanche 30 secondi, quando Rowe (beccato nella serata Lookman o meglio ancora Kvaratskhelia) ha subito impensierito Mancini e provocato il primo di una lunga serie di brividi sulla schiena dei 60.000 dell’Olimpico che non avevano ancora neanche riposto le bandiere con cui avevano disegnato la magnifica coreografia della lupa nera adagiata nel cuore della Curva Sud. Brutta bestia il Bologna di Italiano tornato comodo nel suo vestito di gala. Gasperini ha pensato di affrontarlo chiedendo uno sforzo in più a Wesley, delegato alla marcatura di Bernardeschi per evitare troppi affanni ad Hermoso (mandato infatti più alto sulla mezzala Ferguson), con Ndicka bravissimo ad anticipare quasi in ogni occasione Castro e Mancini chiamato ad uno sforzo superiore forse alle sue possibilità sullo scatenato Rowe.

In mezzo al campo Cristante si è accoppiato quasi naturalmente con Pobega mentre a Koné è stato richiesto di impedire a Freuler di far partire pulita l’iniziativa rossoblù, ma il francese si è dovuto arrendere dopo neanche venti minuti, preda di un altro risentimento muscolare da cui a quanto pare proprio non riesce a guarire (anche all’andata si era arreso durante il riscaldamento): al suo posto Pellegrini. Curiosa infine la scelta delle marcature offensive: El Shaarawy è stato mandato infatti ad occuparsi sulla fascia di Zortea (e purtroppo a fine primo tempo pagherà la disabitudine alle gare con uno scellerato intervento da rigore), Malen è rimasto sul centrale di destra Vitik mentre inizialmente Pisilli, e poi Pellegrini (con la retrocessione di Pisilli in mediana in seguito alla sostituzione di Koné), sono andati sul secondo centrale (Lucumì), con Celik che è finito altissimo su Joao Mario.

Ne è venuta fuori una partita storta, con i giocatori della Roma mai pienamente in controllo eppure sempre disponibili allo scontro fisico e alla giocata per provare a vincere. Ma nei momenti chiave sono stati troppi gli errori commessi, da giocatori forse usurati e con troppi pochi cambi per pensare di potersela cavare in situazioni sul filo del rasoio come quella di ieri. 
Praticamente alla prima iniziativa il Bologna è andato in vantaggio, dopo 22 minuti, con una dinamica che si è vista spesso nel corso della partita, per una giocata evidentemente studiata per ovviare alla seccatura delle marcature personalizzate: lancio sulla punta più lontana (Joao Mario su Castro), punta esterna che viene sotto a prendersi lo scarico e tiro in porta.

Giocata riuscita perfettamente da Rowe che però per trovarsi da solo all’appuntamento aveva precedente strattonato Mancini, in maniera evidentemente troppo lieve nell’interpretazione dell’impreciso Kovacs. Bello comunque il tiro all’incrocio dei pali. Al 25’ Malen pensando di essere in fuorigioco ha fatto passare un pallone a lui destinato quando era solo in area davanti a Ravaglia, ma è stato un errore clamoroso perché nell’azione Lucumi era finito oltre il campo e lo avrebbe tenuto in gioco. Al 29’ Svilar ha salvato la porta deviando a mano aperta un destro di Bernardeschi, poi al 31’ Pellegrini ha battuto splendidamente un calcio di punizione da 25 metri ma la palla si è stampata all’incrocio dei pali e poi è stata spinta in calcio d’angolo.

Ma sul corner battuto dall’ex capitano Ndicka ha svettato su tutti segnando il pareggio e il suo quarto gol personale nelle ultime sei partite. Al 37’ la Roma poteva passare in vantaggio su una spizzata di Cristante di testa in area troppo larga per la porta e troppo stretta per consentire a Malen di deviarla in porta. Al 44’ Pisilli si è liberato di un avversario in area ma invece di tirare di sinistro ha provato una puntata di destro sballata e un minuto dopo una sovrapposizione interna di Zortea su palla di Bernardeschi è stata letta malissimo da El Shaarawy che poi gli è franato addosso: rigore trasformato da Bernardeschi e all’intervallo si è andati col Bologna in vantaggio.
All’alba della ripresa la Roma si è presentata battagliera, con un doppio tentativo di Malen, uno respinto dal portiere e l’altro alto.

Al 12’ è entrato Robinio Vaz per El Shaarawy ed è cambiato l’assetto tattico: Pellegrini si è messo a trequarti, Robinio ha affiancato Malen, Hermoso si è riabbassato su Bernardeschi e Wesley è risalito su Zortea. Ma come già nel primo tempo, a cambio della Roma è seguito il gol del Bologna. Nello specifico, Ferguson ha alzato un campanile per spazzar via il pallone da metà campo e l’ha fatto finire nei pressi dell’area romanista, dove Cristante di testa ha subito la pressione di Rowe e ha appoggiato male a Ndicka che ha controllato peggio e si è fatto toccare il pallone dallo stesso Rowe, che ha così fornito un assist casuale per Castro che ha battuto di prima trovando ancora l’incrocio dei pali. Ed è sembrato un segno del destino che la palla successiva abbia portato Malen a liberarsi di Vitik: ma la scivolata che ne è scaturita ha consigliato ai romanisti di considerare chiusa la serata. E invece la Roma ha trovato inattese risorse in Robinio Vaz che pur muovendosi in maniera che definiremmo naif, per non dire improvvisata, ha raccolto un pallone in area di Cristante, ha subito la carica di Freuler e ha ottenuto il rigore trasformato da Malen che ha riaperto la partita.

E dopo un gran tuffo di Ravaglia ad impedire il gol su punizione dell’ispiratissimo Pellegrini e quattro cambi di Italiano (fuori tutto l’attacco e Vitik, dentro Casale, Dallinga, Cambiahi e Orsolini) è arrivato a dieci minuti dalla fine il gol del pareggio, su un’altra palla spizzata da Cristante, assist anch’esso un po’ casuale di Robinio ancora per Pellegrini che ha controllato il pallone e poi di sinistro a giro sul secondo palo ha beffato Ravaglia. Adesso l’anima della partita è sembrata tutta giallorossa, anche se ci si è trascinati ai supplementari, nonostante due occasioni per impedirlo mancate da Freuler e da Wesley. Nell’extratime sono entrati El Aynaoui per Pisilli e l’inadeguato Zaragoza, un po’ a sorpresa, per Celik. E chissà quanto per caso, sulla fascia destra romanista è nato l’ennesimo pasticcio, su un’altra palla lunga di Lucumì sull’attaccante lontano (stavolta Dallinga), con Cambiaghi a girar sotto per poi ricevere il triangolo davanti a Svilar e a gelare lo stadio con una conclusione chirurgica a baciare il palo proprio del portiere.

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