Bruno Conti: "Da piccolo venivo bocciato per il fisico. Oggi servono educatori dall'U10 all'U14"
Parla 'Marazico' a VivoAzzurro: "Potevo scegliere il baseball. Bisogna riscoprire i vivai, bisogna credere nei nostri ragazzi. Nella malattia mi ha aiutato mia moglie"
(GETTY IMAGES)
Bruno Conti ha rilasciato un'intervista a VivoAzzurro, in cui ha parlato della sua storia e dei settori giovanili italiani. Ecco le sue parole.
Sulle esperienze da giovane tra calcio e baseball?
"D’estate giocavo a baseball e d’inverno a calcio. Ho iniziato con i Black Angels, facevo il lanciatore. Una volta venne a fare una tournée a Nettuno questa squadra americana, il Santa Monica, mi videro giocare e la sera, mentre stavamo cenando a casa, sentimmo suonare al citofono: erano il presidente del Nettuno e quello del Santa Monica, che mi voleva portare in America. Mio padre disse però che ero troppo piccolo per partire".
Sui primi provini nel mondo del calcio?
"Roma, Bologna e poi Sambenedettese: tutte bocciature. Dicevano: 'È bravo tecnicamente, ma fisicamente non è pronto'. Io però non ci rimanevo male, il giorno dopo ero di nuovo in strada a giocare con gli amici. Per me lo sport era divertimento. A Nettuno si facevano i famosi tornei dei bar. Un giorno venne a vedere una partita Antonio Trebiciani, che allenava la Primavera della Roma. La sera stessa mi chiamò il presidente dell’Anzio e mi disse che la Roma mi aveva preso. Quando lo riferii a mio padre, grandissimo tifoso romanista, non stava nella pelle".
Sui settori giovanili?
"Oggi vedo che si predilige il fisico rispetto alla tecnica. Dall’Under 10 all’Under 14 servono gli educatori, non gli allenatori. C’è bisogno di chi insegna i fondamentali del calcio, il gesto tecnico. Non si deve parlare di tattica. La mia più grande soddisfazione non era vincere gli Scudetti, ma vedere ragazzi come Totti, De Rossi e Aquilani arrivare in prima squadra. Questo era il mio obiettivo. Bisogna riscoprire i vivai, bisogna credere nei nostri ragazzi".
Sulla malattia?
"Tre anni fa mi hanno trovato un tumore al polmone. Mi avevano toccato la cosa che amo di più, i miei capelli. All’inizio non avevo voglia di fare niente, la mia fortuna è stata avere la famiglia vicino. Mia moglie mi ha dato una forza incredibile, le devo tutto".
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