Uno, per evitare anche solo di farsi bruciare su una panchina che continua a non trovare padroni, intanto ha messo i puntini sulle i: «A me - ha detto ieri a Trc Roberto De Zerbi, il tecnico del Sassuolo salito improvvisamente alla ribalta giallorossa dopo il clamoroso no di Gasperini - non ha chiamato nessuno. Mi farebbe piacere rimanere qui, quando alleno lo faccio con l'idea di restare dieci anni in un posto. Se vuoi portare avanti un'idea, il tempo te la rinforza. È chiaro che bisogna vedersi con Squinzi e strutturare bene quella che sarà l'annata prossima. Anche io ho qualche esigenza, perché bisogna fare sempre meglio e dovremo rendere felici i tifosi e tutti gli altri: l'anno prossimo il campionato sarà ancora più difficile».

L'altro, Rino Gattuso, s'è invece appena liberato dal suo impegno col Milan con un gesto d'assoluta nobiltà (ha lasciato sul tavolo tutto il suo ingaggio, ma ha preteso il pagamento fino all'ultimo euro per i suoi collaboratori) ed è quindi appena entrato in una short list per la panchina della Roma condivisa tra Londra e viale Tolstoj (leggi Baldini con Fienga, Totti e Petrachi) che comprende oltre ai due nemici/amici già citati anche Sarri (tuttora e da sempre il vero piano A della Roma) e un mister X probabilmente straniero su cui non avendo certezze preferiamo non esprimerci.

Nella lista più allargata, figurano invece sicuramente anche Giampaolo, Benitez e Nuno Fonseca (ieri il presidente dello Shakhtar Akhmetov ha detto che è «pronto a liberare il tecnico in caso di offerta di una big, so che piace a parecchi»), mentre sono state vagliate e per ora non prese in considerazioni le ipotesi che portano a Mihajlovic (piace a tutti a Trigoria, anche ai giocatori, meno il suo viscerale legame con la Lazio, recentemente rinsaldato da una mano simbolicamente battuta sul cuore e rivolta alla curva nord durante l'ultima di campionato col Bologna), a Donadoni, a Laurent Blanc (peraltro fermo da tre anni) e allo spagnolo Bordalas (ieri Tele Radio Stereo ha riferito di un interessamento romanista), artefice del miracolo Getafe, arrivato quest'anno al quinto posto della Liga. Sarri, ieri sera trionfatore nella finale di Europa League, è dunque ancora l'obiettivo numero uno, anche se la contemporanea corte della Juventus (ieri nell'albergo del Chelsea a Baku è finito anche il presidente bianconero Agnelli per una riunione dell'Eca e ovviamente non ci sono stati incontri tra i due) ha di molto complicato i piani della Roma. «Questo per me è il momento di festeggiare - ha detto dopo il trionfo - poi parleremo con la società: un confronto è obbligatorio, qualcosa dovremo migliorare. Dedico la vittoria ai tifosi napoletani, anche se la professione potrà portarmi in altre piazze».

Il duello in Lega Pro

Sul secondo e sul terzo gradino del podio delle preferenze di Trigoria al momento dunque sono segnalati proprio Gattuso e De Zerbi, due allenatori moderni accomunati da un passato al Milan (trionfale per Rino da giocatore, magari meno da allenatore, e nelle giovanili per Roberto) e soprattutto da uno scoppiettante episodio nell'indimenticabile playoff di Lega Pro per il quarto e ultimo posto disponibile per salire in serie B nella stagione 2015/2016. All'epoca Gattuso guidava il Pisa e De Zerbi il Foggia. Arrivarono alla sfida d'andata con il rispettivo carico di aspettative: il Pisa con la grinta del suo roccioso allenatore, che però evidenziava una scarsa propensione al gioco offensivo, il Foggia che invece con l'ex trequartista del Napoli rinverdiva i fasti della straordinaria epoca di Zeman, con una squadra velocissima e perennemente votata all'attacco, e che ovviamente qualcosa lasciava in difesa.

Le scintille a Pisa

All'andata giocarono in Toscana, all'Arena Garibaldi, davanti a 12000 spettatori. Pronti, via e in 12 minuti il Pisa si trovò addirittura sul 2-0, complici due svarioni difensivi. Ma il Foggia fu bravo a riorganizzarsi e puntando come al solito sulla forza dirompente del suo velocissimo reparto d'attacco prima della fine del primo tempo pareggiò il conto, per un 2-2 che nei commenti dell'intervallo sembrava il preludio per un trionfo rossonero anticipato già alla gara d'andata. Nella ripresa il Foggia sembrava sul punto di tracimare, collezionò qualche occasione (una clamorosa con Iemmello), ma poi subì un paio di ripartenze che consentirono al Pisa di segnare il 3-2 e poi addirittura di trovare un rigore che fissò il risultato sul definitivo 4-2, con De Zerbi espulso per proteste.

La rissa del ritorno

Una settimana dopo allo Zaccheria furono in 17000 ad affollare gli spalti e l'atmosfera era tesissima. A gara cominciata, in un clima bellico anche sul campo di gioco con frequenti scontri tra calciatori, un oggetto lanciato dalla tribuna colpì in testa Gattuso che crollò a terra scatenando un parapiglia infinito che portò presto anche i due allenatori a un confronto faccia contro faccia. Nel secondo tempo, con le squadre ancora sullo 0-0, ci fu addirittura un tentativo di invasione da parte degli ultrà di casa, il nervosismo dilagò e la partita a lungo sospesa. E con entrambi gli allenatori espulsi ci fu un finale mozzafiato, con il gol del Foggia su rigore all'85' (con il 2-0 i rossoneri sarebbero stati promossi in serie B), qualche sbandamento del Pisa con gli incerottati foggiani completamente sbilanciati in avanti fino al gol del pareggio al 95'. Vinse Gattuso, il difensivista, che a bordo campo fece una sceneggiata, litigò, caricò la sua squadra e alla fine arrivò in serie B, dove il suo Pisa non fece comunque una bella figura. Oggi Gattuso sembra un uomo, e un allenatore, completamente diverso. Capace di far vedere col suo Milan un gioco decisamente offensivo e moderno, magari non sempre efficace, ma comunque molto lontano dall'oscurantismo di quel Pisa. Quanto all'uomo, dubbi non ce ne sono. Passionale, ma onesto fino in fondo. Proprio come De Zerbi.