Bergamo è amara per Gasp: Roma ko contro l'Atalanta
Primo tempo inguardabile, decide un gol di Scalvini. Flebile reazione nella ripresa
(GETTY IMAGES)
Voleva evitare di dover salutare i suoi tifosi col magone nel petto come era accaduto a De Rossi con i romanisti cinque giorni prima, tanto che per non ripetere la triste passerella dopo il triplice fischio di Fabbri Gasperini ha preso la via degli spogliatoi e ha proprio evitato il giro di campo, limitandosi ad alzare una mano in segno di rispettoso saluto al momento di lasciare il terreno di gioco. È andata male a Gasp ed è andata male alla Roma la partita di Bergamo, un’altra sconfitta di misura, la settima in campionato (la sesta per 1-0), che le fa segnare il passo in classifica e consente alla Juventus (per fortuna parzialmente fermata dal Lecce, che martedì attende la Roma priva di tutta la difesa al Via del Mare) di appaiarla al quarto posto e quindi al vertice della classifica speciale per l’ultimo posto utile per la Champions, a 33 punti, mentre Milan a 38 (con una partita da recuperare), Inter a 36 e Napoli a 34, entrambe con due partite da recuperare, sembrano ormai lontane. A decidere la partita è stato Scalvini al 12’ del primo tempo, con un gol contestato dalla Roma, e in particolare proprio dall’allenatore e da Svilar, ma che ovviamente gli atalantini considerano regolare, perché il difensore bergamasco è saltato alle spalle di Svilar che ha mancato il pallone in uscita (per via del maldestro e involontario intervento sulle sue braccia di Rensch) e saltando all’indietro ha sbattuto sull’avversario. Polemiche, stavolta atalantine, anche per un gol annullato a Scamacca, colto in iniziale posizione di fuorigioco che da passiva è diventata attiva per il successivo (e immediato...) intervento di Scamacca dopo il difettoso (mancato) rinvio di Hermoso. Anche stavolta l’intervento del Var Maresca ha aiutato Fabbri a non sbagliare. Insomma, alla fine gli arbitri possono essere considerati tra i meno colpevoli di una sconfitta che ha invece tanti altri padri tra i romanisti. Purtroppo.
Il primo tempo della Roma è stato infatti il peggiore della stagione giallorossa, con una serie di errori individuali, di prestazioni sottotono e di flebile carica agonistica da non credersi, soprattutto dopo la bella prova ammirata con il Genoa. Certo, l’avversario era diverso, lo stadio pure, e la partita era cominciata persino bene, con l’Atalanta quasi impaurita, come se fosse preda di un timore reverenziale al cospetto del profeta dell’ultimo decennio, Gasperini, salutato prima della gara dalle curve con accenti diversi: da una parte l’abbraccio senza riserve, con il riferimento ai giorni di gloria e alla bellezza di ritrovarsi, dall’altra la polemica relativa al commiato (“Una bella storia si giudica anche dal finale”). Gasp, visibilmente emozionato, si è seduto sulla panchina degli ospiti e poi l’arbitro ha dato il via ad un primo tempo infinito, durato anche più dei 45 minuti più 8 di recupero sanciti per le diverse discussioni che ne hanno rallentato lo svolgimento. Squadre a specchio, con scelte obbligate o ragionate, e purtroppo non tutte riuscitissime. Palladino ha mandato in campo Scalvini e non Hien (e il ragazzo l’ha ripagato con il gol che ha spaccato la partita) e davanti ha scelto prudentemente Zalewski al posto degli altri candidati (Pasalic, Maldini e Sulemana, dai più indicato come potenziale titolare). Gasperini ha dovuto rinunciare almeno inizialmente a Wesley, dopo un consulto con i medici preoccupati per un presunto affaticamento muscolare: dentro l’imbarazzatissimo Rensch a sinistra (farà apparire Zappacosta come un gigante), Celik a destra su Bernasconi (altro duello vinto), e Ziolkowski al centro della difesa su Scamacca (ma uscirà alla fine del primo tempo dopo qualche duello difensivo vinto e pure qualche svarione preoccupante in possesso), con Mancini a brutalizzare Zalewski (e prenderà un giallo pesante, era diffidato) e Hermoso ad occuparsi di De Ketelaere (e prenderà da diffidato anche lui un giallo per un intervento su Zalewski: a Lecce la Roma sarà senza i suoi tre difensori titolari, visto che Ndicka è ancora in Coppa d’Africa); in mezzo Koné a vedersela con De Roon e Cristante su Ederson; davanti Dybala a girare a vuoto dietro a Scalvini, Ferguson impacciatissimo nell’appoggio alla manovra offensiva, ben marcato da Djimsiti lontano dalla porta, quasi mai efficace pure in area, e Soulé nella sua solita posizione, tenuto bene da Kolasinac (uscito al 26’ per una botta al ginocchio), meno bene da Ahanor.
Dicevamo della buona partenza della Roma: dopo 19 secondi Dybala ha provato la prima conclusione, al 5’ Soulé ha offerto il suo primo assist nel corridoio a Ferguson che non ha controllato bene col sinistro vanificando la prima vera occasione, al 7’ Ederson confuso dalla forte pressione offensiva giallorossa ha disimpegnato all’indietro regalando il pallone a Dybala che senza spunto vivace invece di cercare la conclusione ha girato per Ferguson, il cui primo tiro è stato respinto di piede da Carnesecchi e il secondo di testa da Djimsiti, ma entrambe le volte l’irlandese col sinistro avrebbe potuto concludere meglio. Ma all’improvviso è arrivato il gol dell’Atalanta, su un corner su cui Dybala ha lasciato andare Scalvini a saltare in area, Rensch e Hermoso hanno dormito e Svilar ha fatto passare il pallone proprio addosso al difensore bergamasco, che di petto (e sfiorando con l’avambraccio) ha depositato in porta (vuota), gol ufficializzato dopo tre minuti di revisione Var. E al 20’ l’Atalanta ha sfiorato il raddoppio, dopo una palla persa male da Koné, l’immediata transizione atalantina ben condotta da Zalewski e Scamacca, col tiro finale di Ederson deviato da Ziolkowski giusto tra i piedi del connazionale Zalewski che ha clamorosamente sbagliato il diagonale lasciando la Roma in partita. E la stessa cosa è accaduta al 28’ quando un gol di Scamacca di testa su cross dell’ottimo Bernasconi, con la difesa romanista clamorosamente poco attenta, è stato annullato dopo altri cinque minuti di revisione Var per la posizione originaria di fuorigioco dello stesso attaccante. Al 39’ tanta grazia ha portato la Roma ad avere anche la palla del pareggio, ma un cross di Soulé respinto da Scalvini è finito sul destro di Koné giusto al limite dell’area, ma il relativo piattone al volo è finito in curva. Nel finale prima Mancini e poi Hermoso sono stati ammoniti per due falli simili su Zalewski: diffidati, non ci saranno martedì a Lecce. Infine all’8’ e ultimo minuto di recupero Ziolkoski è stato bravo a respingere su Scamacca su bella iniziativa di Zappacosta.
Ma l’intervento non è bastato a convincere Gasperini a tenere in campo il polacco, dentro Wesley a dispetto delle cautele dei medici, e spostamento di Celik braccetto a destra, con Mancini portato su Scamacca. E la Roma ha costruito subito due occasioni, al 5’ con Ferguson bravo stavolta a controllare acrobaticamente una respinta su corner di Dybala e a battere col destro obbligando Carnesecchi al tuffo risolutivo, al 7’ con Soulé perfetto ad andar via in dribbling, meno nella conclusione, addosso al portiere. Con i cambi, i tecnici hanno provato a sistemare meglio le rispettive necessità: dentro Hien e Musah per Scalvini e Zalewski nell’Atalanta, Tsimikas e Dovbyk per Rensch e Ferguson, con Wesley rispostato a destra, nella Roma. E poco dopo è arrivata l’occasione più nitida per il pareggio, con una verticale in fascia proprio tra Soulé e Wesley, cross basso per Dybala, deviazione sottoporta e miracolo in scivolata di Djimsiti. Ma la Roma è apparsa ancora squilibrata alla ricerca del gol e un minuto dopo una ripartenza da corner addirittura in 3 contro 1 è stata sprecata da Bernasconi. Altri cambi non hanno spostato l’inerzia in maniera decisiva (dentro anche El Shaarawy e poi Pisilli nella Roma, Krstovic e Maldini nell’Atalanta) e così si è arrivati al convulso finale, con scambi di (scarsa) cortesia tra le panchine (espulso il match analyst di Palladino, Casella, mentre dalla panchina romanista risuonava un potente “buffone” proprio all’indirizzo dell’allenatore dell’Atalanta), e con una occasione per parte: un assist di Mancini per Dybala su cui l’argentino è arrivato con un secondo di ritardo, e un destro di Krstovic, tenuto in gioco da Wesley, su cui si è allungato Svilar. E poi è calato il sipario, con Gasperini furioso a riguadagnare frettolosamente la via degli spogliatoi. Che almeno lo si accontenti sul mercato. Per tenere il passo delle prime, la Roma ha di sicuro bisogno di qualcosa in più.
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