Sventola ancora con noi l'ultima bandiera. Il limite temporale di domenica prossima modifica le abitudini, la quotidianità, non le emozioni. Che restano, se possibile più forti di prima. Qui non si ammaina nulla. L'anno prossimo De Rossi giocherà altrove, ma la Roma sarà sempre la sua squadra, proprio come lui sarà un simbolo eterno della Roma.

E allora perché non riprendere il tweet di Valerio Mastandrea, pubblicato appena un'ora dopo l'annuncio shock sull'imminente addio del Capitano? «Come diciotto anni fa, una festa per lui in ogni quartiere - ha scritto l'attore - È il nostro scudetto perenne e va sventolato per un mese in ogni parte di Roma». Sacrosanto. Se il destino è quasi sempre cinico e baro, almeno il calendario per una volta gioca dalla parte giusta. Domenica sera all'Olimpico di fronte al numero 16 e al resto della squadra ci sarà il Parma. Proprio come diciotto anni fa. Intorno uno stadio pieno, esattamente come allora. Al termine della partita è prevedibile che anche questa volta nessuno abbia voglia di abbandonare gli spalti, che tutti restino ai loro posti per celebrare nel modo più degno qualcosa in più di un giocatore: l'emblema dell'anima nostra. Del romanismo più vero e sanguigno.

I sentimenti sono molto differenti rispetto a quel 17 giugno: l'attesa non è spasmodica, sembra anzi quasi che ci sia voglia di fermare il tempo e non farlo correre verso un giorno che regalerà più lacrime che sorrisi, più delusione che gioia. L'avvicinamento al giorno del saluto è stato finora scandito da una gamma emotiva che ha toccato incredulità, sgomento, frustrazione, sconforto, senso di abbandono, rabbia. Non necessariamente in quest'ordine. Percezioni indirizzate verso lo sfogo più naturale in casi del genere: la contestazione durante l'evento.

Negli ultimi giorni non sono mancati striscioni di dissenso nei confronti della dirigenza esposti in ogni angolo del globo. O interventi sui social che hanno condotto anche a scelte drastiche, come la chiusura delle pagine dedicate a Nebo, ristorante delle sorelle di Pallotta; o il blocco alle modifiche di quella di Wikipedia dedicata al presidente. Un clima non esattamente di festa in vista di domenica. Ma il comprensibile disappunto non può rischiare di rovinare un giorno tanto importante per De Rossi. Il Capitano sarà celebrato con tutti gli onori alla fine della partita con il Parma .

Al triplice fischio sarà reso omaggio alla sua intera carriera dipinta di giallo e di rosso. Mentre durante la gara la squadra indosserà la maglia della prossima stagione, ornata da un ricamo dedicato al numero 16 sul braccio, sulla falsariga di quanto già fatto il 28 maggio del 2017 con Francesco Totti (che probabilmente sarà il dirigente incaricato di consegnare un riconoscimento simbolico a Daniele). Una cerimonia sobria, senza eccessi, ma tesa a dare il giusto merito a chi ha dedicato una vita alla Roma. Allo stesso giocatore piacerebbe salutare con l'atmosfera più consona. D'altra parte è la storia agonistica di Daniele a chiudersi, non certo quella d'amore fra lui e il suo popolo.

Le bandiere non si ammainano. Mai. Non qui. E allora l'idea di Mastandrea assume valore ancora maggiore. Senza svuotare di un grammo l'opposizione verso una decisione scellerata, se possibile avvalorando anche il disaccordo, rendendolo più elevato e trovando anche sponde fra diversi tifosi. Qualcuno di loro lo ha scritto a questo giornale e noi accogliamo volentieri la richiesta. Perché è fondata sull'amore per De Rossi e perché è vero che è la nostra passione a renderci diversi dagli altri. Orgogliosamente. Anche e soprattutto grazie alle nostre Bandiere.