Un merito, però, a questa Roma bisogna riconoscerglielo. Sa incassare come nessuno al mondo. Al punto di far venire la voglia di sottrarsi al misero gioco di sparare sull'ambulanza giallorossa. Del resto è così da quando questa proprietà è sbarcata a Trigoria, figuratevi adesso dopo il suicidio ambientale, tecnico e pure aziendale, che è andato in scena con il benservito a Daniele De Rossi.

E allora dagli alla Roma. Tanti, forse tutti, hanno (legittimamente) criticato la società giallorossa. Da Fiorello («si devono vergognare») a De Zerbi («da noi le bandiere decidono loro quando andarsene»), da Nainggolan («una storia già vista») a Adani («De Rossi trattato come un biglietto della metropolitana, timbrato e buttato viva») per finire a Diego Bianchi («tutte le aziende lo vorrebbero, tranne una»).

Si potrebbe continuare perché nessuno, ma proprio nessuno si è sottratto al crudele gioco della settimana scorsa a cui la stessa società ha invitato - di fatto - a partecipare con la sua decisione di non rinnovare a De Rossi. E la Roma che pure è una società (un'azienda?) quotata in Borsa, ha risposto con il totale silenzio, quasi fosse estranea a tutto quello che le stava succedendo intorno. Una questione di scelte, ognuno pensa di fare quelle giuste, ma non sarà il caso che a Trigoria si domandano se questa rimessività si trasformi poi un boomerang dalle conseguenze devastanti, pure dal punto di vista aziendale?

Detto, in generale, che se qualcuno extraRoma parla male della nostra squadra la cosa non ci piace anche se magari possiamo pensarla più o meno alla stessa maniera, la cosa che ribadisce la Roma di gomma di questo periodo (ma non solo) è che a puntare il dito contro la società c'è anche qualche tesserato della Roma.

In questo caso un Claudio Ranieri in versione picconatore. Il tecnico, dopo le prime settimane in versione parlo ma non dico nulla, da un po' di tempo ha vestito i panni del fustigatore, usando un linguaggio che difficilmente ha fatto parte della carriera del tecnico. E la cosa, anche se in questo caso stiamo parlando di un romano e un romanista, è un inedito assoluto o quasi nella storia del calcio.

Il capo d'accusa ranieriano è cominciato nel corso della conferenza stampa della vigilia della trasferta a Reggio Emilia per la partita contro il Sassuolo. Parole di totale dissenso nei confronti della scelta societaria, senza nessuna possibilità che potessero essere equivocate. Ma il meglio, anzi il peggio, è arrivato nel dopo partita di sabato scorso, quando Ranieri non solo ha ribadito il suo assenso, ma ha fatto pure le carte al futuro societario.

Descrivendo un futuro tuttaltro che roseo con una Roma che «pronti via, il prossimo anno non correrà per la qualificazione alla Champions League». Qualcuno dice: e che c'è di strano, Ranieri ha semplicemente detto la verità. Che sia la verità è tutto da dimostrare e speriamo proprio che il tecnico nella prossima stagione venga smentito, ma perché l'allenatore della Roma si permette di dirlo?

Risposta maligna: forse perché è a scadenza di contratto? In ogni caso, sono state parole a cui la società, pardon l'azienda, avrebbe dovuto rispondere. O no?