La verità è che il pareggio di Genova ha complicato e non poco la corsa verso un posto utile alla qualificazione in Champions. L'obbligo è crederci in ogni caso, perché il calcio in particolare e la vita in generale insegnano che non è finita finché non è finita. Mancano tre partite, oggettivamente poche per coltivare speranze di rimonta su chi precede la Roma in classifica. Ma questa squadra ha il dovere di provare a fare il massimo che le compete - ovvero nove punti da qui a fine campionato - e poi eventualmente sperare in qualche passo falso delle contendenti. Anche per dare una minima soddisfazione ai tifosi dopo una stagione che di gioie in realtà ne ha regalate col contagocce. Centrare l'ingresso nel torneo delle stelle è quasi una chimera, arrivare comunque in Europa League è il minimo sindacale, anche considerando gli obiettivi di inizio stagione che sono andati sfumando settimana dopo settimana.

La partita di Genova ha avuto un epilogo infausto, ma in qualche modo ha già innescato una reazione. Anzi, più di una. Da parte dei principali protagonisti della gara. El Shaarawy, in gol per l'undicesima volta in campionato, ha delegato la sua ai social, come spesso gli capita. Sul suo profilo Instagram, il Faraone ha pubblicato un post che ritrae l'esultanza di gruppo dopo quella rete che aveva illuso tutti, accompagnata da una frase indicativa: «Difficile sì, ma non impossibile... Ora più che mai, crederci». Lui la sua parte la sta facendo, trovando forse la migliore annata da quando veste la maglia giallorossa. Almeno in termini realizzativi.

L'altra risposta è arrivata ancora prima, già sul campo, proprio nelle ultime battute del match. Ed è stata firmata da Antonio Mirante, guardiano della porta romanista un po' per caso dopo le incertezze di Olsen che hanno convinto Ranieri a puntare sull'usato sicuro, ma confermato a suon di buone prestazioni. Lo conferma anche il dato degli Expected goal: nelle prime ventinove giornate la differenza con le reti incassate era minima (0,3); nelle ultime sei i gol subiti sono stati 4 a fronte delle 7,3 occasioni contate dalla speciale statistica, che porta la differenza a 3,3. Ovviamente è un mero dato, che può dipendere anche dai tiri finiti fuori o da imprecisioni degli avversari sotto porta, ma il rendimento di Mirante da titolare è stato più che soddisfacente. Il suo primo vero errore è arrivato proprio al Ferraris, in pieno recupero, quando con un'improvvida uscita ha favorito la rete di testa di Romero. Perfino sull'azione successiva che ha causato il rigore per i padroni di casa, è sembrato entrare in concorso di colpa con la difesa. Poi però si è preso la sua piccola rivincita su Sanabria, neutralizzando il tiro dell'ex di turno dagli undici metri e tenendo in vita la Roma.

Allo stadio di Genova come da lontano, sono stati pochi i romanisti che hanno accolto la prodezza con l'esultanza sfrenata che avrebbe meritato in altri contesti. Troppo forte e "fresca" la delusione per il pareggio incassato poco prima, troppo intensa la sensazione di aver buttato tutto con una prestazione scialba e un finale perverso nel suo masochismo. Eppure quella parata sul rigore ha permesso di riportare a casa almeno un punto. E banalmente, un punto è meglio di zero. Soprattutto se il gruppone che ancora si contende la qualificazione in Europa continua a essere racchiuso in spazi ristrettissimi di classifica. Questo campionato ha già dimostrato che quella verso la Champions per quasi tutte è stata finora una camminata, più che una corsa. Anche se il traguardo è fin troppo vicino, la verità è che la Roma ha l'obbligo di provarci.