Genova per lui è il grembiule della prima elementare, mamma Francesca che lo porta a scuola, papà Igor vestito di rossoblu, l'odore di Marassi. Perché Nicolò Zaniolo, quando il padre giocava con il Genoa, aveva sei anni e i sogni di un bambino. Oggi può avere soltanto ricordi sbiaditi di quella stagione sotto la Lanterna. Oggi che si prepara a tornare in quello stadio dove il papà lo portava a vedere l'effetto che fa. Anche se non sa ancora se lo potrà fare da titolare di una Roma che da qualche settimana è sempre più convinta all'inseguimento della pietra verde che, in questo caso, vuole dire quarto posto, qualificazione alla prossima Champions League, con tutte le conseguenze milionarie del caso.

Non lo sa ancora perché, da quando sulla panchina giallorossa si è messo seduto Claudio Ranieri, complice pure uno Zaniolo meno da effetti speciali rispetto a quello delle prime partite con la Roma, per il ragazzo arrivato dall'Inter la titolarità più che una certezza è diventata un optional da scoprire partita dopo partita. Contro il Cagliari non c'è stato, ma solo perché doveva scontare un turno di squalifica maturato per somma di ammonizioni. Ora è pronto a tornare, titolare. Ma più da esterno destro offensivo che in quel ruolo di trequartista centrale che è il suo preferito. Deciderà Ranieri anche se il problema muscolare di Kluivert e un Under che non sembra accendere la fantasia del tecnico, fanno pensare che Zaniolo sarà titolare sulla corsia destra in quel quattro-due-tre-uno che ormai sembra il modulo scelto dall'allenatore per portare positivamente a compimento l'inseguimento alla pietra verde. Marassi, Zaniolo lo ha già scoperto nella partita contro la Sampdoria di qualche settimana fa, stavolta però sarebbe diverso per il ricordo di papà Igor e perché da Marassi potrebbe tornare a stupire con tutte le conseguenze immaginabili, a cominciare da quelle per il suo contratto.

Questione contratto

Tutto fermo. Ma a sentire le parti non ci sarebbe da preoccuparsi. Del resto Zaniolo è legato alla Roma per altre quattro stagioni, da questo punto di vista la società giallorossa per una volta ha il coltello della parte del manico. Pur nella consapevolezza che da qualche settimana al telefonino del procuratore di Zaniolo, Claudio Vigorelli, sono arrivate parecchie telefonate per chiedere, offrire, ipotizzare, garantire, promettere. La risposta è stata sempre la stessa, «Zaniolo è un giocatore della Roma». Sì, ma è altrettanto vero che per tutto quello che è successo in questa sua prima stagione nel calcio dei grandi, si dovrà ridiscutere un contratto che al momento dice duecentosettantamila euro netti (più bonus). La Roma ha garantito che sarà adeguato, prolungato di un anno e non sarà inserita nessuna clausola, ma c'è bisogno di farlo. E per il momento non si muove una foglia. Anche perché chi può farlo da parte della Roma?

Nella direzione sportiva in questo momento si corre il rischio di uno stallo che inevitabilmente contagia tutte le problematiche da affrontare. A cominciare dal contratto di Zaniolo. Il procuratore Vigorelli in un passato più o meno recente, ne aveva cominciato a parlare prima con Monchi e poi con Massara, ma con il fantasma di Gianluca Petrachi che presto dovrebbe materializzarsi dalle parti di Trigoria, ora non ci sono i presupposti per poter continuare discorsi peraltro già avviati. La Roma, oltretutto, considerando che vuole prolungare il contratto per un'altra stagione portando la scadenza al trenta giugno del 2024, può anche aspettare la fine del campionato (come probabilmente succederà) per mettere nero su bianco. E Zaniolo e il suo procuratore, sapendo che c'è un contratto in corso, non hanno nessuna intenzione di forzare la mano, consapevoli che comunque alla fine si troverà un punto d'incontro che accontenti tutti.