Per anni Roma-Cagliari è stata la partita di Daniele Conti: 338 partite e 40 gol in serie A, il primo con la Roma (di testa, portando in vantaggio i giallorossi dopo lo 0-1 di Rapaic e il pareggio di Totti, il 5 dicembre 1998: era ammonito, andò a esultare sotto la Curva Sud e venne espulso, ma senza creare problemi ai compagni, che vinsero 5-1), altri 5 contro la Roma. Era diventato una sorta di incubo per i tifosi giallorossi: quel ragazzo cresciuto tra Nettuno e Trigoria, entrando per la prima volta in campo all'Olimpico (insieme al fratello Andrea, due anni in più, e 2 presenze in serie A, con Carlos Bianchi, che fece debuttare entrambi, il più grande proprio a Cagliari) il giorno dello struggente addio di papà Bruno, contro la Roma si esaltava.

E quando segnava, esultava come se avesse deciso la finale di un Mondiale, fregandosene della moda che vuole gli ex rientrare mogi a centrocampo dopo un gol. Eppure non c'erano motivi di risentimento: a Cagliari aveva trovato la sua America, lui stesso disse che non vedeva l'ora di andarsene da Roma, per non essere schiacciato dai continui, inevitabili paragoni col padre. Che era dirigente della prima squadra quando da Trigoria gli offrirono la possibilità di tornare, negli anni di Spalletti: aveva dimostrato da tempo di poter essere un ottimo regista in serie A - a un certo punto divenne il terzo calciatore in attività per gol su punizione, dopo Pirlo e Totti - ma non volle tornare, a fare il figlio del dirigente. Nel 2015 ha smesso, ed è entrato in società, a Cagliari: quel destino che subì da bambino, ora lo ha passato al figlio, il secondo Bruno Conti calciatore, classe 2002, 17 anni il prossimo 13 giugno.

Una famiglia da mediano

Gioca centrocampista, ma non proprio come papà, che dopo aver smesso aveva cominciato a lavorare nel settore giovanile, occupandosi di allenare proprio i centrocampisti. Poi è stato promosso: dopo un breve periodo da ambasciatore del club - ruolo molto simile a quello attuale di Bruno sr - dallo scorso anno Daniele Conti è il responsabile dell'area tecnica. Come a dire che sopra di lui ci sono solamente il dg Passetti - un nome poco noto, promosso dal marketing - e il ds Carli, ex Empoli. Da quando il Conti di mezzo è stato promosso, la squadra si è salvata, e quest'anno ha fatto il bis, anche con un certo anticipo. Il Conti più giovane la promozione la deve ancora ricevere: in Under 17 gioca con la maglia numero 10, da trequartista, ma non è ancora stato chiamato dalla Primavera, al contrario di una mezza dozzina di compagni.

Nel 2016 lo ha chiamato l'Italia, all'Acqua Acetosa, per il primo stage dell'Under 15, insieme ai romanisti Calafiori e Bove, ma al momento non fa parte del giro azzurro. Mancino, come il Bruno a cui Pelè avrebbe dato il Pallone d'Oro, è molto pericoloso sulle palle inattive, angoli e punizioni per la testa dei compagni. Ma quando ha trovato la Roma, una settimana fa, nella finale del "Manlio Scopigno" - altro nome che unisce Cagliari e la Capitale - non ha trovato il gol (e ha perso). Almeno in quello, per ora, non ha preso da papà.