AS Roma

La Roma di José mette un punto: finisce in parità al Dall'Ara

Scelte oculate di Mourinho: Bologna imbrigliato con rincalzi e giovanissimi. Due rigori negati da Orsato, ma Belotti sbaglia il gol della vittoria

José Mourinho durante una fase di Bologna-Roma

José Mourinho durante una fase di Bologna-Roma (GETTY IMAGES)

PUBBLICATO DA Daniele Lo Monaco
15 Maggio 2023 - 08:23

Un’occasione persa, se si guarda al campionato e ai risultati delle dirette concorrenti al posto Champions, o un punto guadagnato, considerando la formazione che Mourinho è stato costretto a schierare per amministrare al meglio le forze in vista del ritorno della semifinale di Europa League in programma giovedì a Leverkusen? Il pareggio senza reti di Bologna (il primo in campionato, il secondo dopo quello preziosissino di San Sebastian) muove la classifica e fa guadagnare un punto su Milan e Atalanta, tenendo la Roma al sesto posto a due punti dai rossoneri, ma farà anche discutere: per mantenere adesso le possibilità di andare in Champions anche attraverso il torneo domestico, bisognerà provare a vincere le tre restanti partite (in casa con Salernitana e Spezia, fuori a Firenze con i viola impegnati quattro giorni prima nella finale di Coppa Italia all’Olimpico, ma a tre giorni dall’eventuale finale di Budapest) sperando che il Milan perda punti, magari a Torino con la Juve in odore di penalizzazione.

Ci si penserà dopo Leverkusen. Peccato però perché la strategia quasi obbligatoria scelta dal portoghese ieri ha sfiorato la perfezione: dopo aver imbrigliato per un tempo il Bologna con una squadra piena di primavera e di riserve, nella ripresa la Roma ha rimesso in campo molta della sua qualità e alzando il baricentro avrebbe potuto ottenere qualcosa di più al netto delle mancate concessioni di un paio di rigori che Orsato, guarda un po’, non si è sentito di riconoscere a Mourinho, ormai rassegnato.

Ma con la formazione mandata in campo all’inizio è parso logico a tutti che la Roma avrebbe interpretato la partita intensificando la fase di non possesso con l’unico upgrade che in un contesto del genere si può chiedere ai diversi giovani schierati: quello di aumentare al massimo impegno, concentrazione, applicazione tattica, disponibilità al sacrificio. E alla libera università di Trigoria, assimilare questi insegnamenti del magnifico rettore Mourinho è più facile piuttosto che pensare di risolvere la partita con uno spunto tecnico. Ne è uscita una partita in cui nel primo tempo il Bologna ha palleggiato quasi liberamente fino alla trequarti avversaria (con punte di possesso palla del 75%) salvo poi lasciarsi irretire dalla solita ragnatela giallorossa.

Così il rimpianto più grande quando fischia la fine del primo tempo Orsato (ormai la controfigura dell’arbitro che è stato, schiavo com’è ormai della teatralità dei gesti con cui vuole spiegarti la vita oltre che il regolamento) è per l’occasione capitata al 24’ sui piedi di Belotti, dopo l’ottimo spunto di Solbakken a sverniciare Sosa in uno scatto repentino: ma l’esterno sinistro con cui ha liberato il compagno al tiro non è stato onorato dalla conclusione migliore del Gallo, e il destro quasi strozzato venuto fuori ha permesso a Skorupski con un balzo di respingere l’insidia. Per il resto tutto il primo tempo è stato un lungo, ma sterile possesso rossoblù, nel 4231 piuttosto offensivo disegnato da Motta con Arnautovic tornato titolare, alle sue spalle Orsolini, Ferguson e Barrow, due mediani di piede e iniziativa come Schouten e Dominguez, e una difesa a quattro almeno sulla carta, con De Silvestri un po’ più bloccato a destra, Bonifazi e Sosa centrali con quest’ultimo spesso orientato ad aprirsi sulla sinistra e Cambiaso, teoricamente terzino sinistro, che ha passato più tempo ad accentrarsi tipo mezzala che sulla fascia.

Così Motta aveva provato a scardinare l’imponente dispositivo difensivo di Mourinho che, per non lasciare varchi inutili al suo vecchio allievo, ha chiesto ai due esterni (Missori all’esordio dal primo minuto, primo 2004 titolare nella Roma, e Zalewski) di restare sulla linea dei tre centrali, Celik, Cristante e Ibañez, mentre Tahirovic aveva il compito di disturbare ogni linea di passaggio verso Ferguson e di essere il primo regista nell’impostazione giallorossa, con Camara e Wijnaldum intermedi di centrocampo, e Belotti e Solbakken a dividersi lungo il fronte dell’attacco, e spesso chiamati a lunghe corse di rottura per non far partire troppo agevolmente la manovra avversaria. Pochi gli appunti ricavati dal taccuino tra le occasioni pericolose. Una, all’8’, avrebbe potuto premiare la Roma con il primo rigore che Orsato non si è sentito di fischiare, nonostante l’evidenza di una gomitata alzata da Sosa in protezione su Solbakken, colpito alla giugulare, in uno di quegli interventi che in mezzo al campo sarebbe indubbiamente stato fischiato.

E ovviamente lasciando al collega di campo il giudizio sull’intensità del contatto, Mazzoleni al Var non ha avuto neanche gli strumenti per poter intervenire, nonostante le riprese ravvicinate avessero confermato l’evidenza del colpo. Al 18’ Orsolini da destra si è accentrato e con il sinistro ha scaldato Svilar, poi al 23’, spostato a sinistra, ha mandato invece il pallone in curva. Dopo la già descritta occasione per Belotti, al 33’ è stato Dominguez a cercare il varco dal limite con un destro a giro che non ha impensierito Svilar, anche lui come Missori all’esordio in Serie A. Un minuto dopo ci ha provato Zalewski, fermato in corner, proprio come Wijnaldum un minuto dopo: senza esito i tiri dalla bandierina. Al 43’ un gran controllo al limite di Wijnaldum ha costretto Bonifazi al fallo e Orsato al provvedimento sanzionatorio, la punizione calciata ancora dal giovane polacco romanista è terminata alta di pochissimo.

Un risentimento muscolare accusato da Celik in apertura di secondo tempo (dopo una parata sicura di Svilar su Ferguson) ha indotto Mourinho a fare subito tre cambi, per non sprecare slot e per provare a questo punto a prendere tre punti che avrebbero potuto dare lo sprint decisivo in vista della volata per la Champions. Dentro senza indugi dunque Mancini al posto del turco, Bove per far rifiatare Wijnaldum (un altro titolare recuperato per Leverkusen) e Abraham per la staffetta attesa con Belotti. Il Bologna ha cominciato ad accusare un po’ di stanchezza e anche un po’ di frustrazione per non essere riuscito a mettere in difficoltà la Roma 3. Così quasi naturalmente l’abbrivio della sfida è cambiato e la squadra giallorossa ha cominciato a gestire il gioco.

Una bella manovra al 12’ rifinita da Bove a Zalewski sulla fascia mancina ha portato il polacco a crossare dal fondo e il romano ad andare a sfiorare la deviazione vincente. Al 14’ invece un lungo pallone di Camara per Abraham in area avrebbe meritato una scelta diversa dell’inglese, magari la conclusione di testa verso l’angolo più lontano o la torre orizzontale per Solbakken, e invece ne è uscito un ibrido che ha favorito il recupero di Skorupski. Al 17’ Camara è andato direttamente al tiro sfruttando uno scarico di Mancini, conclusione di poco a lato. Motta ha capito che la partita stava prendendo una brutta china e ha fatto tre cambi: Lykogiannis per De Silvestri (con l’ottimo Cambiaso spostato a destra), Moro per Ferguson (con Dominguez alzato a trequarti), Zirkzee per Arnautovic, stesso ruolo. Mou ha risposto dando tregua a Solbakken che non ne aveva più inserendo Pellegrini: se il norvegese avesse resistito sarebbe stato magari Camara a lasciare il campo e qualche pericolo in più forse la Roma l’avrebbe creato. Il pericolo l’ha creato lo stesso Pellegrini appena entrato: ha battuto lui la punizione che aveva permesso il cambio, e Lykogiannis ha fermato la penetrazione in area di Ibañez alzandogli il gomito sul naso. Anche in questo caso a centrocampo sarebbe stato fallo, ma nella curiosa interpretazione di Orsato in area questi contatti non vanno fischiati. Al 31’ anche Tahirovic ha alzato bandiera bianca, lasciando il posto a Matic.

Due minuti dopo Pellegrini ha assecondato un gran movimento offensivo di Abraham servendogli un pallone perfetto da lontano, Tammy si è allungato per raccoglierlo, ma non ci è arrivato, e subito dopo ha spaventato la panchina toccandosi l’adduttore. Mou nel dopopartita ci scherzerà sopra: «Lui si tocca sempre, non mi preoccupa». Un’altra punizione di Pellegrini ha seminato il panico nell’area bolognese, alla fine la conclusione di Mancini ha sfiorato il palo e si è ripartiti con la rimessa dal fondo, a rivedere il replay però il difensore sembrava aver tirato da una posizione di leggero fuorigioco. E ancora al 42’, l’ennesima palla inattiva di Pellegrini ha trovato stavolta Abraham pronto alla deviazione di testa, peccato che la traiettoria è uscita centrale e Skorupski ha potuto bloccare senza difficoltà.

Così alla fine lo scherzo alla Roma ha rischiato di tirarlo Zirkzee, andato a raccogliere un lungo taglio da destra di Cambiaso un po’ come Dimarco aveva impattato con l’Inter il traversone di Dumfries: ma la sua deviazione è terminata sull’esterno della rete, dando a un pezzo del Dall’Ara solo al sensazione del gol. Sarebbe stato ingiusto, considerando anche che è stata l’unica vera occasione da gol costruita dal Bologna ed è arrivata al minuto 93.

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