Calma, Olimpico. I gol arriveranno anche in casa. Dzeko non li ha mai fatti mancare e probabilmente che i suoi centri siano stati (in questa stagione) tutti lontano dalla Capitale è soltanto frutto di casualità. Anche se il riferimento statistico è al campionato, e anzi le cinque reti messe a segno in Champions sono arrivate tutte a Roma. Singolare rendimento quello di Edin sotto porta, che in precedenza era sempre stato "democratico", distribuendo quasi equamente le sue segnature fra casa e trasferta, oltre che fra (quasi) tutte le squadre incrociate, soprattutto in Italia: per cogliere l'en plein gli manca di punire soltanto il Parma, finora incontrato in una sola occasione, al rientro da titolare a fine dicembre dopo l'infortunio. E prima di questa stagione, il bomber bosniaco aveva segnato quaranta volte all'Olimpico e trentatré fuori. Tenendo un andamento di segno opposto rispetto all'attuale: più prolifico fuori dai confini nei tornei europei, più regolare fra le mura amiche in Serie A. Mentre in Coppa Italia gli è capitato di disputare partite esclusivamente all'Olimpico.

Prima di volgere al termine, quest'annata finora più amara che dolce ha ancora undici tappe da consumare. Undici partite per conseguire la tanto agognata qualificazione in Champions. Non una mission impossible per il distacco che separa la Roma da terzo e quarto posto - soprattutto in prospettiva dell'imminente scontro diretto fra le contendenti milanesi - ma nemmeno una passeggiata di salute. Almeno per quanto ha la squadra ha messo in atto nei mesi precedenti. Mancano all'appello troppe qualità in possesso dei giallorossi: prima fra tutte la fase difensiva, che però ha già avuto una prima sterzata nel debutto ranieriano, numeri alla mano. Ma anche nei gol degli attaccanti: le segnature sono state distribuite fra sedici componenti della rosa, eppure fra le punte il solo El Shaarawy è andato oltre le aspettative (e le sue cifre recenti).

Dzeko è ancora lontano dagli standard cui aveva abituato. Quelli da bomber di razza, capace di superare quota trecento in carriera. Dalla doppietta al Frosinone, la Roma è diventata (al pari del Wolfsburg) la società alla quale ha regalato più gioie. Ottantacinque in meno di quattro stagioni, ma soltanto dodici in quella in corso. I famosi cinque casalinghi in Champions e gli altri sette corsari in campionato. Tutti o quasi decisivi, a partire dal primo, arrivato all'esordio a Torino, agli sgoccioli di una gara che sembrava ormai incanalata sullo 0-0. Almeno prima che il numero 9 trasformasse in oro un assolo di Kluivert: un colpo dei suoi, mancino volante sotto l'incrocio opposto, aggiornando la provenienza del cigno calcistico da Utrecht a Sarajevo. Magia festeggiata con una corsa sfrenata sotto il settore gremito dai romanisti, per sentirsi a casa anche lontano. A braccia aperte incontro a loro, abbracciato a sua volta.

Da allora è stato sempre così: uno sguardo rivolto allo spicchio colorato di giallorosso dopo ogni rete: a Empoli, Bergamo, Verona, Frosinone. L'annuncio del suo nome dato dagli speaker di turno in tono sottomesso, accompagnato da fischi o brusii di disapprovazione dai tre quarti di stadio, e quella macchia di colore in festa a elargire il doveroso tributo. Sabato rientrerà a Ferrara su un campo che non ha mai calcato (l'anno scorso era in panchina), assieme all'amico-rivale Schick, che però nelle intenzioni di Ranieri non sarà alternativo a lui. Patrik lì ha segnato, Edin sente odore di preda in trasferta.

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