Il centro di tutto

La seconda parte di stagione della Roma è nelle mani di Mourinho

Da Karsdorp al rilancio di Abraham: ora più che mai serve la mano di José Modulo, prestazioni e atteggiamento, urge uno scatto da parte di tutto il gruppo squadra

Mourinho durante una sessione di allenamento a Trigoria

Mourinho durante una sessione di allenamento a Trigoria (As Roma via Getty Images)

Matteo Vitale
10 Dicembre 2022 - 09:30

Mai come adesso la Roma si affida e ha bisogno di affidarsi a Mourinho. Alle sue competenze, alle sue conoscenze, alle sue intuizioni, per dare una nuova e forte spinta alle ambizioni della squadra, della stagione giallorossa e non solo. C'è tanto lavoro da fare e da lunedì si ricomincerà a fare sul serio, finalmente in campo, il regno dello Special One. Lì ha costruito tutti i suoi successi, portando molti calciatori, anche grandissimi nomi, a overperformare, a dare tutto per il bene supremo che è quello della squadra. Da Abraham a Zaniolo, dalla a alla z, sono tanti i giallorossi che dovranno alzare e anche di molto il livello del proprio rendimento.
Per esempio, lo scorso anno a questo punto della stagione, 15 partite di campionato e le 6 del girone della coppa europea, Abraham aveva segnato 10 gol (4 in campionato e 6 in Conference), mentre quest’anno ne ha segnati soltanto 4 (3 in A, con dato xG di 6.3 che è il secondo più alto del campionato, e 1 in EL), ma non c’è solo il dato statistico da annotarsi, perché il vero tasto dolente è legato alle prestazioni dell’inglese, che per la prima volta è stato messo in discussione anche da Mourinho, che in precedenza lo aveva sempre difeso. Se è vero che il miglior Tammy lo scorso anno si è visto nella seconda parte di stagione, quanto fatto fino a questo momento non basta e non può bastare a una squadra che ha ambizioni di alta classifica. Il tecnico portoghese dovrà trovare il modo di rilanciare il numero 9, anche passando attraverso qualche cambiamento tattico.

Un nuovo sistema di gioco in questo senso potrebbe dare una mano all’attaccante: il 4-2-3-1 garantirebbe maggior presenza di maglie giallorosse nella metà campo avversaria e quindi maggior assistenza alla punta. A dover assicurare al tecnico assist e (molti) più gol, dovrebbero essere Pellegrini e Zaniolo, tra gli altri. Se il Capitano (lo scorso anno a questo punto della stagione aveva totalizzato 7 gol e 2 assist, quest’anno è invece rispettivamente a quota 4 e 7, comunque un buon bottino) è giustificato dal frequente cambiare posizione in campo, visto che da inizio stagione si sta sdoppiando nel di trequartista e di interno (nel 3-5-2), il numero 22 è uno dei grandi assenti del reparto offensivo giallorosso. Nelle 14 partite giocate fino a questo momento ha trovato la via del gol una volta soltanto, quella dell’assist due volte. Troppo poco per quello che il suo allenatore si aspetta da lui e per quello che potrebbe dare. Da inizio anno il rendimento è stato altalenante, a prescindere dall’esiguo bottino in zona realizzativa.

Senza Dybala davanti la situazione è estremamente complicata, ma al netto delle carenze dei protagonisti, il tecnico ha l’onere di trovare soluzioni ai problemi della squadra, che anche a causa delle assenze di alcuni big imprescindibili (come il numero 21 e Wijnaldum, che ieri ha aggiornato nuovamente i tifosi sui notevoli progressi della sua condizione fisica) si è piano piano spenta anche nei risultati. La classifica è corta e il quarto posto è a un passo, ma il finale di stagione ha visto la squadra collezionare solo 2 punti su 9 nelle gare contro Lazio, Sassuolo e Torino e in più l’esplosione del caso Karsdorp. Con il rientro delle due stelle del mercato e con l’aggiunta di Solbakken (che a meno di clamorose novità potrà unirsi al gruppo soltanto a gennaio), e si spera di qualche altro colpo di mercato, la media dovrà tornare ad alzarsi e con essa anche il livello di gioco espresso. Il gruppo si fida ciecamente di lui, come ripetono i giocatori in ogni intervista. Il portoghese è al centro del progetto e la squadra si affida alle sue intuizioni, come quella del cambio modulo lo scorso anno o i vari giovani tirati fuori dal cilindro con grandi benefici per la squadra (in primis Zalewski, che in giallorosso vorrà riscattare il Mondiale e una prima parte di stagione non indimenticabile).

L’altra questione da risolvere per Mourinho, quella relativa al terzino olandese, è una delle spine nel fianco del tecnico, il quale nel caso di partenza dell’ex Feyenoord avrà bisogno di un altro esterno di valore, possibilmente in grado di sistemare in via definitiva la fascia destra. Giorni di duro lavoro per Mourinho, che da lunedì in poi dovrà trovare il modo di tirare fuori di più dal gruppo dal punto di vista caratteriale e di trovare nuove soluzioni tattiche e tecniche (Tahirovic è in rampa di lancio). Tanto (e duro) lavoro, ma se c’è qualcuno che può farlo è proprio lo Special One. La Roma si affida a lui.

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