Juventus-Roma 2-2, 6 maggio 2001

I lividi ci vengono

Mancano cinque giornate e cinque minuti all'attimo che tutti i romanisti aspettano da diciotto anni. Un volo. Sul campo e nel settore

Il disegno del gol di Montella

Il disegno del gol di Montella

03 Dicembre 2022 - 10:18

Quarantacinque minuti e 0 secondi del secondo tempo di Juventus-Roma del 6 maggio 2001: 2-1 per loro, che in questo momento stanno a 3 punti soltanto a 5  giornate dalla fine dalla Roma prima. Quarantacinque primi e un secondo, Zebina ha appena preso la palla da Nakata e avanza dalla trequarti, non si sa bene dove ma scatta palla al piede. Quarantacinque minuti e 2 secondi del secondo tempo, il quarto uomo alza la lavagnetta luminosa: adesso mancano 5 giornate alla fine e 5 minuti di recupero. Il totale ancora non si può fare. Zebina ha ancora la palla e va ancora avanti e non si sa bene ancora dove, ma va avanti. Improvvisa una serpentina stile Benatia con la Samp a Genova alla quinta giornata della Roma dei record iniziali di Garcia. Non passa. Lui, la Roma, la palla che viene respinta indietro quasi naturalmente calamitata da Nakata. Più o meno da dove, dal Giappone, aveva tirato 11 minuti prima l’incredibile pallone dell’1-2 che aveva ridato speranza a tutti: a Zebina, ai diecimila romanisti che stavano allo stadio, a qualsiasi romanista che da qualsiasi parte del mondo conosciuto e sconosciuto stava guardando gli ultimi 4 minuti e 58 secondi di questa partita valida per tutto. Nakata stavolta non tira: respira, appoggia, allarga, immediatamente a sinistra per Candela che si chiama Vincent che in italiano sarebbe Vincenzo che a scriverlo è solo una banalità, ma che adesso qua, proprio al termine di questa azione, è un nome che ci sta benone. Non è tempo per gli scherzi, mancano meno di 5 minuti alla fine e la gente romanista sta aspettando da 18 anni questo momento. Questo Scudetto. 

Candela crossa basso al centro ma il pallone viene respinto da qualche altra gamba sghemba bianconera, allora il francese cerca alleanze intercontinentali e riappoggia al giapponese, quasi a suggerirgli con la sua lingua un déjà-vu, come a dirgli: «Tira di nuovo come prima, tira di nuovo, è più o meno da lì». Hidetoshi Nakata – essere umano benedetto, progettato per fare del bene al mondo il 6 maggio 2001  – sta per cambiare nuovamente la storia dell’umanità: tira come prima e più di prima, di prima, di destro, al 45’ e 18’’. T’amerò. Sul cronometro fra 45’ e 19’’ quando Edwin van der Saar respinge perché stavolta ci arriva. Stavolta, ma la volta dopo no. E la volta dopo è la volta delle volte. La volta dopo è un secondo, lungo 18 anni, corto come la gamba di Montella che, arpionando l’aria, tocca in rete. Il cielo in porta. Scoppia il cuore, scoppia la vita nel settore ospiti: gambe al posto delle teste, braccia prestate alla gravità, corpi fluttuanti fra primo e secondo anello. Fabio Caressa, commentando in diretta a Tele+ nero, dice la cosa più giusta: «Descrivere adesso la curva della Roma è impossibile». Anche adesso dopo più di vent’anni. I lividi ci vengono.

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