Consegnandosi alla Lazio e a Inzaghi, la Roma è tornata sull'orlo del precipizio in campionato, facendosi staccare dal Milan, ora a +4, mancando l'occasione di accorciare sull'Inter, rimasta a +3, e lasciando arrivare in scia proprio i biancocelesti, ora a -3 con una partita da recuperare. Non poteva andar peggio dunque l'altra partita più attesa dai tifosi dopo quella di Firenze in Coppa Italia: sono dieci i gol presi in due partite e ognuno tragga le sue conclusioni. In più con l'Empoli mancheranno Fazio (ma nessuno se ne rammaricherà) e Dzeko, ieri ammoniti da diffidati, e Kolarov, che ha compiuto l'impresa di rimediare due gialli in un minuto a fine partita. Alla vigilia della decisiva sfida di Oporto negli ottavi di Champions il quadro non potrebbe essere più buio.

Già l'approccio alla sfida della Roma è stato morbidissimo, con un atteggiamento pigro che è sembrato un invito a nozze per i palleggiatori della Lazio nella trequarti romanista. Proprio quello che bisognava evitare: Inzaghi l'aveva studiata bene, presentando i due tecnicamente più dotati del suo centrocampo (Milinkovic e Luis alberto) come interni della linea a cinque, che finivano a ricevere il pallone sempre alle spalle dei dirimpettai romanisti nel 433 presto abortito da Di Francesco, a frittata già fatta.

Senza costruire chissà quante palle-gol, i laziali hanno presto assunto il dominio del palleggio alto, rinunciando a partire con l'azione dal basso, ma puntando rapidamente alla zona chiave. Senza Manolas, fermato da un virus intestinale nel quale è sparita tutta la Roma, Di Francesco si è affidato a Jesus, sperando di non dover mai fronteggiare gli avversari nel tipo di azione in cui sono più bravi, nelle sovrapposizioni nelle linee interne correndo con i difensori. Ed è stato proprio così invece che al 12' è maturato il gol, viziato da una gravissima disattenzione iniziale: perché su un fallo laterale a metà campo, Florenzi è rimasto a guardare Lulic che lo batteva e Fazio si è invece abbassato rapidamente su Correa con le difficoltà che il diverso passo potevano creargli. Infatti l'argentino gli ha preso la via interna e si è involato verso la porta, mentre Jesus è andato a chiudere in corsa lanciata su Caicedo, che a sua volta ha prima atteso il tempo giusto e poi è andato per l'appunto a sovrapporsi al compagno sulla corsa, ricevendo il pallone col tempo giusto per correre oltre il difensore brasiliano e saltare in corsa anche Olsen.

Senza reazione

Dopo il gol non c'è stata neanche la reazione romanista, perché per un'altra decina di minuti la Lazio è sembrata in grado di gestire la situazione senza particolari affanni, difendendo spesso a 4 o in necessità anche a 5. Davanti Zaniolo, Dzeko ed El Shaarawy non riuscivano ad essere serviti negli spazi giusti e ogni pallone perso dai romanisti faceva da spunto per ulteriori iniziative laziali, sempre pericolose. Di Francesco è passato al 4231, abbassando decisamente Cristante al fianco di De Rossi a protezione dei due incerti centrali, alzando Pellegrini per creare una virtuale superiorità numerica davanti all'area di Strakosha, nell'obiettivo di rendere meno spavaldi i ragazzi di Inzaghi. E dopo un'altra azione pericolosa della Lazio con discesa di Milinkovic alle spalle di Kolarov, sanata da Fazio su Caicedo, è arrivata anche una ghiotta occasione per Dzeko, liberato da Zaniolo al limite dell'area: bravo il bosniaco a liberarsi di Acerbi con uno scarto sulla destra e a calciare in diagonale, bravo anche Strakosha a deviare soprattutto lontano dalle possibilità di tap-in di El Shaarawy.

La ripresa

Nella ripresa Inzaghi ha abbassato il baricentro, sicuro di poter resistere all'assalto e di creare così qualche inevitabile palla-gol. Il secondo tempo è stato decisamente più brillante, Zaniolo si è caricato la squadra sulle spalle con iniziative magari solo personali, ma comunque efficaci e già al 2' ha sfiorato il gol. Al 4' ci ha provato Pellegrini, al 5' l'ennesimo pasticcio combinato da Fazio (che invece di intervenire su un'altra palla lunga ha atteso inutilmente un intervento di Olsen) ha rischiato di chiudere subito la questione. Poi la Roma è cresciuta, al 12' ci ha provato Florenzi, al 14' El Shaarawy, al 15' Zaniolo è partito da metà campo, ha saltato Radu e Leiva e ha sfiorato il gol più bello della storia del derby. Poi il baby è dovuto uscire per i postumi di una botta all'anca e al suo posto è entrato Perotti (con El Shaarawy dirottato a destra), mentre Pastore ha rilevato De Rossi (con Pellegrini abbassato vicino a Cristante).

Sliding doors

Strakosha al 22' ha fatto un miracolo su un gran destro di Florenzi e su un corner successivo proprio Pastore ha avuto la palla giusta su torre di Dzeko su corner, ma da un metro (disturbato anche da Pellegrini) ha calciato fuori. Sliding doors: due minuti dopo Correa lanciato da Immobile nel vuoto ha staccato Fazio e si è poi fatto tamponare: il fallo non è sembrato chiarissimo, ma Calvarese dal Var non ha avuto elementi per contraddire con certezza il fischio di Mazzoleni e Immobile, entrato per Caicedo, ha segnato di rabbia il 2-0. Nel nervoso finale, Cataldi (altro gol di un subentrato, rilevato Correa) ha segnato da lontano il gol del 3-0 bucando le mani di Olsen (con Florenzi disallineato a tenere tutti in gioco ad inizio azione), poi Dzeko ha steso Acerbi: ammonito. Nel conseguente parapiglia, Kolarov e Radu si sono beccati ed è arrivato il giallo per entrambi. Che si è trasformato in rosso per il serbo dopo un altro fallo (che ha visto solo Mazzoleni) su Immobile.