LA SOCIETà

La scalata dei Friedkin

Il via ufficiale dell’Opa previsto il primo giugno, durerà 3 (forse 4) settimane. La proprietà continua a rastrellare azioni, ma difficilmente si arriverà al 100%

Ryan e Dan Friedkin (Getty Images)

Ryan e Dan Friedkin (Getty Images)

20 Maggio 2022 - 13:29

Delisting hanno deciso e delisting sarà. I Friedkin, del resto, ci hanno fatto capire da subito che, quando si mettono in testa una cosa, è da escludere che cambino idea. Mercoledì scorso, con un comunicato, la Roma ha annunciato di aver depositato presso la Consob "il documento di offerta destinato alla pubblicazione, relativo all'offerta pubblica di acquisto volontaria totalitaria promossa dall'offerente sulla totalità delle azioni ordinarie" del club. Atto obbligato e che anticipa di un paio di settimane l'inizio ufficiale dell'Opa che ci sarà verosimilmente il primo giugno. Andrà avanti per tre settimane, estensibili a quattro, per chiudersi comunque entro il trenta del prossimo mese, ovvero prima della chiusura del bilancio della stagione corrente.

Nel frattempo, però, i Friedkin non stanno certo con le mani in mano. Da quando hanno annunciato l'Opa, giorno dopo giorno hanno acquistato azioni sul mercato, ufficializzando alla fine di ogni giorno, il numero delle nuove azioni acquisite (1.479.058 solo ieri). Il risultato è stato che dall'86,8% sono già arrivati quasi all'89%, a un passo dalla quota novanta (verosimilmente sarà raggiunta prima del via ufficiale dell'Opa) che è il primo step che è stato fissato per dare i contorni del successo alla scalata e, quindi, del successivo delisting.

Il secondo step previsto è quota 95%, necessaria per avere concrete possibilità di arrivare a dama. La Roma conta di riuscirci nelle prime due settimane dell'Opa, pur nella consapevolezza delle difficoltà che si dovranno superare. Difficoltà, sia chiaro, soprattutto di natura sentimentale. Spieghiamo. Negli anni passati la società giallorossa ha cercato di sapere, approssimativamente, il numero degli azionisti. Fu costretta a rinunciarci. Intanto perché sotto il due per cento nessuno è obbligato a dare nome e cognome e poi perché si scoprì che c'erano centinaia, forse migliaia, di soci in possesso di dieci, cinquanta, cento azioni. Impossibile, insomma, farsi anche un'idea approssimativa del numero degli azionisti. E questi non sarà facile convincerli a cedere. Ma non per chissà quali ragioni, ma per il semplice fatto che per queste persone le azioni giallorosse rappresentano più una scelta d'amore che un investimento, perché per loro quelle azioni è un po' come sentirsi parte della loro Roma. Sentimento, per carità, che ci sentiamo di condividere.
Questo, però, è uno degli aspetti che rischia, si fa per dire, di non consentire l'acquisizione al cento per cento del pacchetto azionario.

E questo vorrebbe dire, pur di fronte a un delisting che sarà fatto in ogni caso, che il club si trasformerebbe in una società ad azionariato diffuso. Cosa che garantirebbe solo un ridimensionamento (peraltro importante) degli obblighi regolamentari a cui è soggetta una società quotata in Borsa. Per gli azionisti, comunque, la Roma ha predisposto anche un "Progetto fedeltà" nella convinzione (condivisibile) che possa essere la chiave giusta per convincere anche i più sentimentali a cedere le loro azioni. Su questo "Progetto fedeltà", al momento non si sa nulla. Per il semplice fatto che è vietato dalla legge fino al primo giorno del via ufficiale dell'Opa quando il progetto sarà illustrato nei dettagli. Per quello che potrebbe essere ci si può affidare soltanto al passato. Nel senso che già la precedente proprietà provò a lanciare un'Opa e, poi, di fronte a un successo molto limitato, provò a studiare come stilare un progetto fedeltà per gli azionisti. Furono fatte anche alcune simulazioni, ma ben presto ci si rese conto che il risultato non era quello auspicato. All'epoca, la società giallorossa chiese agli azionisti cosa avrebbero gradito fosse garantito dal club. Le risposte più numerose certificarono il gradimento di una tessera membership che dava diritto ad alcuni contenuti esclusivi.

Il più gettonato fu quello di organizzare visite a Trigoria nei giorni di allenamento della prima squadra. Ne fu organizzata più di qualcuna, poi la cosa decadde. Altro contenuto che all'epoca fu suggerito, fu quello di garantire rapporti con i giocatori. Pure questo durò lo spazio di un mattino o poco più. Per questa ragione, la Roma ha fatto sapere di aver predisposto comunque un piano B. Ovvero una reverse merger. E che è? Domanda legittima. Usando la nostra lingua che è poi la più bella e completa, la traduzione migliore è fusione inversa. Ovvero la Neep confluirebbe nella As Roma, creando di fatto come una terza società e questo garantirebbe un'ulteriore diluizione delle azioni. In più è prevedibile che, considerando anche i conti di un bilancio che non è un inno all'opulenza, dopo aver concluso l'aumento di capitale in corso (il piccolo azionista che non lo onora vede dimezzate le sue azioni), è probabile, per non dire certo, che sarà varato un nuovo ulteriore aumento di capitale. A quel punto, peraltro, il delisting sarebbe cosa già fatta.

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