Classe 1986, senese dell'Onda, grande appassionato di calcio, giornalista mancato e responsabile del dipartimento della match analys della Federcalcio albanese, Alarico Rossi non sa ancora se riuscirà a vedere la finale di Conference League nel "suo" stadio, l'Arena Kombëtare: "Con i biglietti è davvero un casino e non ce ne sono per tutti i dipendenti della Federazione". Parlantina toscana sciolta, con qualche accento ormai albanese (arrivò nello staff di Panucci, cinque anni fa, e non se n'è più andato), romanista "indotto", Alarico ci guida alla scoperta del pianeta Albania.

Cominciamo allora dalla nazionale, Kumbulla è in preallarme per le convocazioni.
"Questo è il suo momento, qui è un idolo, si parla molto di lui proprio per l'evento rappresentato da questa finale. In campo c'è lui in una squadra italiana, gli albanesi hanno per l'Italia un affetto e un rispetto che non è comprensibile per chi non è dentro certe dinamiche. Quando io arrivai qua con Panucci, alla quarta partita giocammo contro l'Italia, era la gara prima rispetto alla disfatta con la Svezia... Ebbene al momento dell'inno 15.000 albanesi hanno cantato l'inno italiano e noi ci siamo guardati intorno e ci siamo chiesti: "Ma che cosa sta succedendo, ma non giocavamo in casa?". E ti posso garantire che la maggior parte delle suonerie degli albanesi oggi è con le canzoni romaniste di Venditti...".

E saranno 8000 i tifosi albanesi allo stadio.
"Non so il numero esatto, ma ce ne saranno tanti, tiferanno tutti per la Roma e per Kumbulla. Loro sono legatissimi alla bandiera. E visto che c'è Kumbulla in campo è come se ci fosse l'Albania. Con gli olandesi non ci sono molti rapporti, non c'è mai è stata grande emigrazione verso l'Olanda. Qui sono cresciuti tutti con la televisione italiana, sono cresciuti negli anni 90 seguendo la TV. Il regime comunista all'epoca voleva che le antenne fossero girate tutte verso il monte, per far vedere solo certe televisioni. Di notte invece si facevano le ronde per girare le antenne verso il mare, per l'Italia. L'Italia è vista come la libertà, perché davanti al mare per loro c'era la libertà. Dietro c'erano i fili spinate e le montagne".

E seguono il nostro calcio?
"Anche nei dettagli. So che era un fake, ma per esempio lo striscione "Tare prestace casa" qui ha fatto molto notizia… Girava per le chat di whatsapp in maniera vorticosa. La foto è uscita su tutti i siti albanesi".

Puoi darci il tuo parere su Kumbulla proprio come analista tecnico tattico?
"Lo conosco bene Marash perché ha fatto con noi tutta la trafila delle nazionali, saltando solo l'under 21, perché è passato dall'Under 19 alla nazionale maggiore. Noi lo abbiamo avuto dall'inizio e ti posso dire che le sue qualità principali non sono calcistiche: sono l'educazione, l'intelligenza, si applica sul lavoro come pochi altri calciatori fanno, capisce le cose prima degli altri, e nonostante sia appena un 2000 è tra i leader della nostra squadra. Lui se non gioca non ragiona come la maggior parte degli altri giocatori, tipo "il mister è uno stronzo perché non mi fa giocare"; lui si chiede dove ha sbagliato e come può migliorare. Mentalmente è un giocatore evoluto, ha la cultura del lavoro. Una volta sono stato a Desenzano del Garda nella pizzeria del padre, e ho capito il segreto di Marash. La sua fortuna è avere una famiglia così, con quella cultura del lavoro".

Magari sei rimasto più sorpreso dal suo calo?
"No, perché quello è tipico dei giovani di avere un periodo di adattamento dopo l'exploit. Quando arrivi nessuno si aspetta tanto da te e vai sul velluto. Dopo crescono le aspettative e tu rischi di faticare, inevitabilmente arriva l'assestamento. Essendo stato messo inizialmente in secondo piano deve aver sofferto quello. Ma in questo periodo è la sua la maglia della Nazionale più venduta".

Sento che lo pronunci con l'accento sulla prima U, è quella la pronuncia corretta?
"Sì, Kùmbulla".

Che cosa si devono aspettare i tifosi della Roma? Non si parla d'altro che di stanze prenotate a un prezzo e disdette e rimesse in vendita a prezzi decuplicati. Per non parlare dei timori sull'ordine pubblico.
"L'attesa dei tifosi è enorme. Gli abitanti di Tirana sono circa 1.200.000, diciamo che 800.000 sono nella zona centrale, chi viene si deve aspettare grande ospitalità, ma ovviamente se tanto rispetto verrà ricambiato, altrimenti le cose potrebbero complicarsi. Quello albanese è un popolo molto accogliente e molto educato. Tirana fu fatta capitale proprio per la sua posizione centrale, chi non dovesse trovare posto a Tirana deve sapere che la città è raggiungibile da ogni città dell'Albania, da tutte le parti al massimo con due ore di macchina si arriva qui. Poi ci saranno sicuramente delle zone distinte in cui saranno accolti i tifosi, una sarà per i tifosi della Roma e una per loro».

E allo stadio si arriva praticamente a piedi.
«Lo stadio è un vero e proprio monumento per Tirana, era stato costruito durante la guerra ma è stato rifatto completamente nel 2019, con un progetto da circa 50 milioni di euro. Può essere preso da esempio in Italia. Lo contraddistingue una torre in cui sono dislocati gli uffici, presto 20 piani saranno aperti dall'hotel Marriot, e tutte le strutture commerciali compenseranno la spesa della costruzione dello stadio. Lo stadio è aperto h24, nella tribuna centrale ci sono bar e ristoranti dove puoi cenare o prendere l'aperitivo in tribuna guardando il campo, anche quando non si gioca. E dalla piazza centrale della città si arriva a piedi, 1500 metri di viale".

E l'interno com'è?
"Intanto c'è un'acustica particolare, ce ne siamo resi conto anche quando abbiamo giocato lì con la nazionale, ma anche per una caratteristica del popolo albanese che quando le cose vanno bene fischiano e qui dentro un fischio diventa assordante. E poi l'investimento della federazione per la finale è stato proprio di rifare il campo, il manto è erba naturale mista sintetico".

Quindi in questo momento non ci sta giocando nessuno?
"No, lo stadio è di proprietà della federazione per la nazionale. E da due mesi è stato preservato proprio per l'occasione.La federazione del presidente Armando Duka ha avviato un programma per la costruzione di 100 campi proprio per far crescere il movimento calcistico. Sono già quattro gli stadi costruiti, a Tirana Cuki, Scuteri e Elbasan".

La città è tranquilla?
"Tranquillissima, non esiste microcriminalità, però poi il giorno della finale farà storia a sé".

Parliamo anche un po' di te, formazione di studi classici, tuo padre fa il giornalista, è il direttore di Forbes, ma tu hai scelto di stare dentro al calcio. Come hai cominciato?
"Sì, avrei potuto indirizzarmi verso il giornalismo, ma avevo la passione del calcio e delle statistiche. Mi ha scelto Panucci quando è venuto a lavorare a Livorno. E con lui ho fatto Livorno, Ternana e poi Albania".

Hai avuto una formazione romanista, diciamo.
"Sì, ho lavorato anche con Tancredi nello staff, poi Franco andò con Capello in Cina e Cristian si portò Cassetti, un altro romanista".

E quando Panucci è andato via tu sei rimasto lì?
"Sì, ti dirò, a Cristian voglio bene perché mi ha fatto lavorare e mi ha trasmesso una grandissima educazione del lavoro. Per lui l'organizzazione del lavoro porta punti. È uno di quelli che ritiene che si deve star svegli tutta la notte per terminare un lavoro si deve fare, perché porta punti. Poi quando è andato via io senza altre certezze sono rimasto qui, mi è stato chiesto di avviare un vero e proprio dipartimento di analisi calcistica. Va bene così, grazie a Cristian sono anche un po' romanista e il 25 so per chi tifare...".