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Roma, con il Leicester tocca fare sul serio

I sei cambi nella formazione non hanno dato i frutti sperati. Il pensiero della semifinale è stato probabilmente decisivo per la mancata vittoria contro il Bologna

Tammy Abraham durante Roma-Bologna (Getty Images)

Tammy Abraham durante Roma-Bologna (Getty Images)

02 Maggio 2022 - 08:07

Il rischio c'era. Del resto Mourinho che quando parla è sempre un bene ascoltarlo con attenzione, ce lo aveva detto: alla Conference, giocando il giovedì, in questa stagione abbiamo sacrificato già più di qualche punto. Puntuale, purtroppo, la risposta confermativa è arrivata pure ieri sera contro il Bologna che sembra giocare come se fosse in missione per conto di Dio. Giusto così, ci mancherebbe. Se poi ci sono anche altri fattori, allora mettere in cassaforte la prossima Europa League a prescindere, inevitabilmente si trasforma in una piccola grande impresa. Purtroppo fallita.

Perché i novanta minuti giocati a Leicester non potevano non essere nelle gambe e nella testa dei giallorossi. Perché, soprattutto, i novanta minuti di giovedì prossimo ancora contro gli inglesi per inseguire un sogno, non possono non aver avuto il loro peso. Perché, appunto, c'era la necessità di far tirare il fiato a più di qualche titolare perché un sogno affinché si concretizzi ha bisogno di qualche sacrificio. Perché, non sappiamo voi, ma noi almeno un tempo di Mkhitaryan lo abbiamo rimpianto parecchio, con l'armeno la qualità offensiva della Roma è tutta un'altra cosa. Perché il Bologna, non va dimenticato, arrivava dal pareggio a San Siro contro il Milan e dalla vittoria contro l'Inter nel recupero di mercoledì scorso. Il risultato, pur con qualche rimpianto legato soprattutto a uno Skorupski che è sembrato la miglior versione di se stesso, è stato un pareggio che rimette in gioco una posizione in classifica che con tre punti poteva essere in cassaforte in chiave Europa League.

Ora si potrebbe pensare che le scelte iniziali di Mourinho siano state eccessive. Sei giocatori cambiati rispetto alla formazione titolare, non sono stati pochi. Smalling in panchina perché bisogna tenerlo dentro una campana di vetro, promosso Kumbulla nel terzetto difensivo che, comunque, insieme a Rui Patricio ha messo insieme un'altra partita senza gol al passivo. Cambiati entrambi gli esterni a tutto campo, Karsdorp e Zalewski in panchina, fiducia a un Maitland-Niles che dopo i primissimi minuti ci ha rifatto capire perché di fatto non è mai preso in considerazione, e a un El Shaarawy che quando gioca dall'inizio sembra dimenticarsi come si fa. In campo Veretout, conseguenza della squalifica di Sergio Oliveira e dell'infortunio dell'armeno. Terzetto offensivo che con uno Zaniolo non proprio scintillante, ha visto per un'ora in campo un Carles Perez che ha quel tiro di sinistro e poco più e un Felix che è bravo a rincorrere il pallone ma poi ha il problema che non lo prende quasi mai. Troppo, probabilmente, tutto questo. Tanto è vero che lo Special One quando dopo un'ora ha capito che per provare a vincere la partita era necessario cambiare, ha fatto un quadruplo cambio (Abraham, Pellegrini, Karsdorp e Zalewski). Inutile. Perché il risultato al fischio finale è stato lo stesso del fischio d'inizio, nonostante un Olimpico che ha provato a trascinare la squadra come sanno fare i tifosi giallorossi.

A posteriori si potrebbe anche dire che sarebbe stato meglio iniziare con una formazione più simile a quella titolare per cercare i tre punti con più tempo a disposizione. Chi, però, a quattro giorni da una semifinale decisiva, avrebbe rischiato eventuali infortuni e sicura nuova fatica nelle gambe? Il problema, semmai, sono stati i panchinari che nell'occasione non sono riusciti a far rimanere seduti i titolari. Il fattore panchina, insomma, tutto è stato meno che propedeutico a far nascere dubbi nella testa dello Special One.

La Roma vera è un'altra. Con Smalling a giganteggiare e comandare al centro della difesa, garantendo anche prestazioni migliori ai suoi compagni di reparto. Con Karsdorp e Zalewski sulle corsie laterali, capaci di fare entrambe le fasi garantendo corsa e disciplina tattica. Con il Capitano Pellegrini a galleggiare a tutto campo con un occhio particolare alla fase offensiva (quel destro che ha sfiorato la traversa sarà difficile da dimenticare). Con Abraham al centro dell'attacco in cui è fondamentale per puntare con più concretezza verso la porta avversaria, al di là di qualche errore di misura (pure quel destro in diagonale dell'inglese avrebbe meritato maggior fortuna se non altro per come se lo era preparato).

È questa la Roma vera, la Roma che Mourinho, dopo mesi di esperimenti e qualche delusione di troppo, ha scelto per affrontare un finale di stagione da protagonista. È questa la Roma che giovedì prossimo scenderà in campo contro il Leicester a novanta minuti da un sogno, in un Olimpico che sarà ancora più entusiasmante di quello a cui ormai ci siamo quasi abituati in questa stagione. È questa la Roma vera che dovrà tornare a farci sorridere e applaudire in un giovedì di coppe e di campioni. Tutto è ancora possibile. Il sogno è sempre lì, basta andarlo a prendere.

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