Fino a domenica il derby perfetto di Nicola Zalewski era quello di 4 anni fa, un 7-2 in Under 16, una di quelle categorie di mezzo, in cui non sei più un bambino che corre dietro a un pallone, sai già benissimo che quello potrebbe diventare il tuo lavoro, ma non hai fatto ancora nulla, neppure firmare il primo contratto professionistico, né allenarti con la prima squadra, anche solo per fare numero. Si giocava al "Maurizio Melli" di Via Cina, era un quarto di finale, tra i nati nella classe 2002: per la Lazio era l'annata migliore del vivaio, ma solamente 4 di quella squadra sono ancora a Formello, Moretti, Santovito, Marinacci e Bertini, che all'ultima giornata dello scorso campionato ha debuttato in A, e ora è capitano della Primavera, che sta provando a risalire dopo la retrocessione del 2020-21. In cui il derby di andata finì 4-0 per la Roma, con gol di Providence, Milanese, Tripi e Ciervo: Zalewski giocava col 10 sulle spalle, era il fantasista di sinistra nel 3-4-2-1 utilizzato allora da Alberto De Rossi, e dal suo piede partì la palla che consentì all'ex Psg di sbloccare la partita.

Nella Lazio c'era un solo titolare che era nell'undici anche in quel quarto dell'Under 16, il difensore centrale Franco, svincolato la scorsa estate, nella Roma oltre a Zale c'erano Tripi e Milanese, sarebbe dovuto esserci anche Bove, ma stava finendo di recuperare da un infortunio. In quel 7-2 fu proprio Zalewski ad aprire le marcature, lo 0-2 lo firmò Bove, che nella ripresa arrivò la doppietta, come per Cancellieri, che domenica ha trovato il primo gol in serie A, con la maglia del Verona, dove è finito nell'affare Kumbulla. A Zalewski, che quel giorno giocava con un'inusuale maglia numero 9, ma faceva la mezzala sinistra nel 4-3-3 di Falsini (a destra Bove, al centro Tripi, oggi capitano della Primavera) il primo gol in A manca ancora, ma è l'ultimo dei problemi, in un periodo in cui gli riesce tutto alla perfezione. Mourinho gli aveva regalato il debutto stagionale nel derby di andata, e a molti era sembrato una dimostrazione d'affetto più che di stima, per un ragazzo che pochissimi giorni prima aveva perso il padre. Anche perché alla sosta di Natale il ragazzo aveva giocato appena 38' (più il recupero, di 5 gare, tre di A e due di Conference).

La svolta giusto un mese fa, il 19 febbraio contro il Verona: i titolari fecero un primo tempo penoso, uno dei peggiori fu Viña, e Mourinho decise di toglierlo dal campo, insieme a Sergio Oliveira. Solo che gli esterni sinistri di centrocampo erano finiti: Maitland-Niles stava giocando sulla destra perché Karsdorp serviva in difesa, El Shaarawy era infortunato, e Calafiori era stato da poco prestato al Genoa, lasciando il posto all'amico di una vita. Che mai avrebbe pensato di trovarsi a fare l'esterno in un centrocampo a cinque, tantomeno che nelle gare successive, dopo quel 2-2 in rimonta firmato Volpato e Bove, sarebbe andato ancora più indietro, quarto a sinistra sulla linea difensiva. Non ha il fisico per farlo, non ha l'esperienza, eppure riesce a farlo molto bene, con un'applicazione che forse nessuno dei titolari della Roma ci sta mettendo: a volte lo saltano, come è inevitabile per uno che i dribbling ha sempre pensato a come farli, più che a come evitarli, ma quando succede si ributta subito a pressare il giocatore, a disturbarne la giocata, provando a riprendere palla, riuscendoci spesso. E quando ce l'ha lui, è il giocatore che dovrebbe marcare che deve arretrare per evitare di mettere in difficoltà la squadra.

A Udine Zalewski aveva sofferto, perché i compagni non lo aiutavano con i raddoppi, e perché Cioffi aveva chiesto ai suoi di attaccare solo e soltanto dalla sua parte, per sfruttarne la giovane età, si pensava che Mourinho, contro un giocatore abile a saltare l'uomo come Felipe Anderson, avrebbe scelto un'altra soluzione. E invece è stato Sarri a dover cambiare di fascia il brasiliano, perché il ventenne - che in questi giorni è con la Polonia U21 per le qualificazioni all'Europeo (dopo aver già debuttato con la Nazionale maggiore) lo stava mettendo in crisi. E Mourinho in conferenza stampa si è divertito: « A Udine ha avuto qualche difficoltà, ma è stata la stampa di Roma a uccidere il ragazzo. Se io fossi un allenatore di merda collasserei sotto la vostra stampa. Il bambino ha fatto molto bene». E per poco non trovava anche il primo centro coi grandi: ha avuto sul destro un bel pallone, sul 2-0, se lo è fatto parare da Strakosha. Posizione angolata, non è certo un gol divorato, ma uno con la sua tecnica di prim'ordine poteva benissimo metterla dentro anche da lì. Cambia poco: resta un derby indimenticabile. E poi, in fondo, lui il primo gol in prima squadra lo aveva già fatto, proprio all'esordio, il 6 maggio, prima che un funzionario senza cuore dell'Uefa decidesse di toglierlo, considerando decisiva la decisione di Telles, e archiviando come autorete il 3-2 al Manchester United.