È qui la festa. Allo stadio Olimpico o Olimpico stadio. Un tripudio sugli spalti, ornati dai colori della città. Roma ha vinto, il derby e non solo. Un'autentica lezione di calcio, di cuore e testa, di una squadra concentrata e determinata, che si è trovata la strada spianata prima ancora del primo giro d'orologio. Quando cioè Abraham ha messo dentro, praticamente con le parti intime, il gol dell'1-0. Che però non tutti i romanisti hanno visto, perché mezza Sud era ancora coperta dalla Lupa capitolina (che «sostiene con ardore chi di Roma i colori porta sul cuore») srotolata al centro settore. L'hanno sentito, però, anche loro il gol, quelli che stavano sotto il grande striscione che ha fatto da contraltare al "gabbiano", come è stata ribattezzata negli sfottò social già in corso di partita la protagonista della coreografia degli ospiti, la povera aquila. Sembrava tutto pieno l'Olimpico per il derby della capitale (giocato insieme contro la guerra, come recitavano le maglie indossate nel riscaldamento).

Erano 51.932 (incasso dai biglietti 2.390.751 €). «Dal 1900 a capienza ridotta», ha ironizzato la Sud nei confronti della Nord. «Pochi spettatori... Acerbi lanciacori», ha rincarato, facendo riferimento alle dichiarazioni di qualche mese fa del difensore azzurro che "rimproverava" i propri tifosi di non andare allo stadio. Da registrare, a proposito di rimproveri, quello di Mourinho e Mancini a tutto lo stadio che sull'onda dell'entusiasmo aveva iniziato a fare "olé" a ogni passaggio dei giocatori della Roma dopo il 3-0. Troppo presto, troppe possibili distrazioni. E una richiesta di rispetto da parte di Mou.

Poco prima del fischio d'inizio la Roma ha omaggiato Gigi Radice (incredibili i fischi della tifoseria avversaria). C'era anche Spinazzola in borghese in panchina con la squadra. C'era anche Totti, ormai ospite fisso dei Friedkin, vistosamente entusiasti ad applaudirlo quando è stato chiamato, a più riprese, dalla Sud. Era in tribuna autorità, estasiato dalle prodezze di Tammy e soprattutto di Lollo, il capitano, autore di una punizione di tottiana memoria. Era accanto a Venditti, tornato allo stadio ed emozionato a cantare i suoi inni. E c'era anche Vincenzo Montella in Monte Mario. Insomma, formazione al completo, per un pomeriggio davvero perfetto, concluso con Zalewski, Pellegrini e gli altri a sbandierare sotto la Sud.