Basta un Pellegrini. Perché è vero che all'inizio di questa stagione Josè Mourinho ci spiegò come se ne avesse avuti tre, tre ne avrebbe mandati in campo. Parole che un tecnico con la storia e i trofei dello Special One, non regala al primo che passa per il suo spogliatoio. Parole che poi furono avvalorate da un esplicito invito alla società di trovare l'accordo con il Capitano per il prolungamento contrattuale. Parole che furono ascoltate fino al brindisi sul nuovo contratto, arrivato peraltro nel momento di massimo splendore pellegriniano. Cioè nel mezzo di un inizio di stagione da effetti speciali. Chi ha anche una memoria corta, di sicuro non si è dimenticato quell'inizio di stagione del numero sette giallorosso. Autentico Capitano, leader e trascinatore dei primi passi della prima Roma mourinhana. Un giocatore finalmente sbocciato a livelli che in molti gli avevano pronosticato sin da quando era la stella del settore giovanile giallorosso.

Ecco, ora, in vista di questo finale di stagione che può ancora riservare sorrisi importanti al popolo romanista, sarebbe sufficiente quell'unico Pellegrini per garantire alla Roma quel salto di qualità necessario per poter ancora inseguire quello che si può inseguire. Tre sarebbero l'ideale, ma ne basterebbe, appunto, uno, il Pellegrini che abbiamo conosciuto nei primi mesi di questa stagione. Quel Pellegrini c'è, non ne dubitiamo, ma è anche vero che quegli effetti speciali è da un po' di tempo che non li vediamo. Perché?
Crediamo di poter individuare un paio di risposte per spiegare come mai Pellegrini da un paio di mesi sta faticando più del prevedibile (sappiamo che i maligni e quelli che vogliono male al giocatore a prescindere, risponderebbero che la risposta deve essere individuata nella firma sul nuovo e ricco contratto). Il primo motivo è una condizione fisica che fatica a tornare dopo lo stop di fine novembre a causa del riacutizzarsi dell'infiammazione a una cicatrice di un muscolo della coscia (ma agli altri giocatori non si infiammano?). Un guaio che lo costrinse a stare fermo per quaranta giorni per poi tornare e, dopo un paio di partite, fermarsi di nuovo perché il problema non era stato ancora risolto. Pellegrini con questo problema ci sta convivendo ormai da un po' di tempo e la cosa, anche mentalmente, non aiuta a ritrovare fiducia in se stessi, quella fiducia che è fondamentale per poter giocare liberi e sereni.

La seconda risposta è che, nel momento in cui il Capitano è tornato a disposizione di Mourinho, ha ritrovato una Roma che il tecnico portoghese, alla ricerca del modulo più redditizio con cui giocare, aveva cambiato. Passando dal quattro-due-tre-uno al tre-cinque-due (o tre-quattro-uno-due). Cambiamento che per Pellegrini ha voluto dire cambiare posizione e compiti in campo. Ovvero da trequartista centrale nella linea a tre, cioè il ruolo che lo stesso giocatore ha dichiarato di preferire a qualsiasi altro, a interno di centrocampo o trequartista dietro le due punte, ma senza riferimenti costanti sulle fasce. E tutto questo, sommato a una Roma che continua ancora a far fatica a riconoscersi in un'identità precisa di squadra, non ha agevolato il ritorno di Pellegrini. Che, da quando è rientrato dopo l'infortunio, ha fatto sempre un po' di fatica a far rivedere gli effetti speciali a cui ci aveva abituato nei primi mesi di questa stagione.

L'esultanza di Pellegrini dopo il gol all'Empoli (Getty Images)

Ora, però, riserve quel Pellegrini per puntare ad alimentare un sogno europeo e a un finale di campionato che possa comunque garantire l'Europa della prossima stagione. A cominciare dalla sfida di domani sera all'Olimpico contro gli olandesi del Vitesse. Il Capitano, ormai, anche se ha ancora soltanto ventisei anni, può vantare una certa esperienza europea. Ha timbrato il cartellino già in quarantadue occasioni. La prima nel suo ultimo anno al Sassuolo in Belgio contro il Sassuolo, in un'edizione di Europa League che gli regalò anche la gioia del primo gol (al Rapid Vienna). Cinque furono le presenze in quell'edizione di Europa League. Le altre trentasette Pellegrini le ha messe insieme tutte con la maglia della Roma: diciasette in Europa League (4 gol), quattordici in Champions League (1 rete), sei nell'attuale edizione della Conference con tre gol realizzati proprio in quell'inizio di stagione che abbiamo ancora negli occhi.
Non sappiamo ancora se domani sera contro il Vitesse Pellegrini sarà mandato in campo da titolare (in ogni caso siamo convinti che un pezzo della partita lo giocherà), ma sappiamo che se questa Roma vuole coltivare ambizioni di un grande finale di stagione, non può fare a meno della versione migliore del suo Capitano. Chissà, allora, che quel rigore tirato e realizzato nei minuti di recupero a Udine, rigore di una certa pesantezza mentale visto il momento, il risultato e il precedente (rigore fallito contro la Juventus), non possa essere stata la scintilla per ridare consapevolezza a un giocatore che può garantire tutta un'altra dimensione, soprattutto offensiva, alla manovra giallorossa. Serve il Pellegrini migliore per questo finale di stagione. Tre sarebbero perfetti, ma uno può bastare.