Undici mesi dopo. Dall'Olanda all'Olanda. Dall'Amsterdam Arena al Gelredome. Da una partita a porte chiuse causa Covid, a uno stadio sold-out compresi gli oltre mille tifosi giallorossi che potranno dire con orgoglio io c'ero. Dai quarti di finale di Europa League agli ottavi della neonata Conference. Dalla sfida agli orange di gran lunga più blasonati a quella contro un club che l'Europa del calcio molto spesso l'ha seguita davanti a un televisore. Da Tadic a Openda. Da Dzeko ad Abraham. Da Pau Lopez a Rui Patricio. Soprattutto, da Fonseca a Mourinho sperando di fare come Paulo, vincere, qualificarsi, continuare ad alimentare il sogno di tornare a vincere un trofeo.

Otto aprile dello scorso anno ad Amsterdam: undici mesi dopo la nostra Roma torna a confrontarsi con il calcio olandese. E, per molti versi, sarà tutta un'altra Roma, una squadra che ha cominciato a percorrere un nuovo progetto, lo Special One al timone di comando, l'ambizione di riscoprirsi competitiva, il desiderio di interrompere un digiuno che va avanti da troppi anni. La prossima tappa, appunto, andrà in scena domani nello stadio di Arnhem, dove gli olandesi scopriranno una Roma diversa da quella che undici mesi fa andò a vincere sul campo dei Lancieri ipotecando la qualificazione in semifinale. Una Roma che andò sotto, gol di Klaassen, rischiò lo zero a due per un calcio di rigore parato da Pau Lopez, poi ribaltò partita e qualificazione, prima con una punizione di Pellegrini con la graziosa complicità del portiere dell'Ajax e poi a tre minuti dal novantesimo con un gol da cineteca di Ibanez a fissare una vittoria che poi sarebbe risultata decisiva per la qualificazione.

Di quella Roma, contro il Vitesse non ci saranno undici giocatori più uno. Dove l'uno è Leonardo Spinazzola ancora alle prese con il recupero dalla rottura del tendine d'achille nel quarto finale dell'Europeo contro il Belgio. Spinazzola, tanto per non farsi mancare niente, si fece male pure in quella partita d'andata del quarto di finale contro l'Ajax, una trentina di minuti del primo tempo dove era stato il padrone della sua preferita fascia mancina, poi lo stop muscolare che lo costrinse ad alzare bandiera bianca (e la Roma da quel momento cominciò a soffrire di più). Gli altri che non ci saranno sono Pau Lopez oggi al Marsiglia; Bruno Peres emigrato in Turchia; Villar che a gennaio insieme a Borja Mayoral è tornato in Spagna al Getafe, così come Calafiori (che sostituì Spinazzola) che ha scelto di andare al Genoa sperando di avere maggiori chance di giocare; Pedro e non ci va di aggiungere alto; Dzeko che ha preteso, con il consenso della Roma, di andare a chiudere la sua carriera all'Inter. E poi ancora i panchinari di allora, Mirante (Milan), Santon (fuori rosa), Ciervo (Sassuolo), Milanese (Alessandria). Saranno appena otto i giallorossi che erano presenti ad Amsterdam che domani potranno andare in campo contro il Vitesse: Mancini, Ibanez, Cristante, Diawara, Veretout, Pellegrini, Fuzato e Carles Perez. A dar retta ai numeri, di fatto sarà tutta un'altra Roma negli uomini, anche se non è da escludere che il modulo possa essere lo stesso (o quasi) con cui Fonseca la schierò all'Amsterdam Arena. Ovvero una linea difensiva a tre, una a centrocampo con due mediani e altrettanti esterni, due trequartisti e una punta. Stavolta, magari, Mourinho opterà per l'accoppiata di punte Zaniolo e Abraham con Pellegrini alle loro spalle.

Quella che sarà diversa è la filosofia con cui i giallorossi si presenteranno in campo. Dalla Roma che tendeva all'estetica di Fonseca, a quella che tende al pratico dello Special One. Quella cioè che abbiamo visto nelle ultime due partite in campionato, prima in trasferta contro lo Spezia poi all'Olimpico contro l'Atalanta, quella che finalmente è sembrata a immagine e somiglianza del suo allenatore. Uno che in Europa ha vinto Champions League (due con Porto e Inter) ed Europa League (Manchester United). Gli manca la neonata Conference. L'obiettivo è di confermare che non c'è due senza tre. Da domani, ad Arnhem.