È rassicurante, e tuttavia dal punto di vista della cabala anche parecchio inquietante, la statistica dei confronti diretti a Roma con il Verona. L'ultima vittoria in trasferta dei gialloblù è di quasi cinquant'anni fa: decise la sfida Ciccio Mascetti quel 28 gennaio 1973, su calcio di rigore. Mascetti era una bandiera di quel Verona ma è anche l'uomo, anzi il gentiluomo, che ha vissuto una bella stagione da dirigente proprio con i colori giallorossi. Il bilancio a Roma con gli scaligeri è insomma decisamente positivo: su 34 partite, il Verona ne ha vinte solo due, la prima nel 1969, la seconda quella appena citata. Solo il Venezia non vince a Roma da un periodo più lungo: l'ultima impresa è datata 1947. L'anno scorso col Verona finì 3-1, reti delle 3M: Mancini, Mkhitaryan e Mayoral, tre giocatori che per motivi diversi non faranno parte della sfida di oggi, quando Mourinho dovrà fronteggiare l'ennesima emergenza. E se uno è proprio andato via, lo spagnolo, e l'altro è squalificato, Mancini, l'assenza dell'armeno è una delle tante brutte sorprese del venerdì. Dello specifico della formazione ne parliamo in altra sede, così l'unica certezza resta quella del pubblico, un altro sold-out, che prescinde ormai dalle percentuali di apertura decise da chi comanda. Se all'improvviso sono venuti a mancare così tanti titolari, l'uomo in più sarà sugli spalti, schierato come sempre con il suo timoniere, l'allenatore portoghese che non ho ancora trovato la strada giusta per avvicinare la Roma ai grandi risultati, ma di sicuro ha imboccato subito quella che l'ha portato dritto nel cuore dei romanisti.
A lui il Verona non porta bene, l'ha affrontato una sola volta, all'andata, e ha perso. In quel giorno di metà settembre, la squadra giallorossa era reduce da sei vittorie consecutive, sembrava l'avvio di una stagione indimenticabile, e invece da quel pomeriggio ad oggi (stesso orario di inizio, le 18, per la Roma è ormai un'abitudine: in questo segmento di dieci partite di serie A, fino a Roma-Atalanta, ben nove sono state programmate tra le 18 e le 18,30) di sconfitte ne sono arrivate altre 11 tra campionato e coppe, segno di un'incertezza strutturale che la squadra si porta dietro, e non da quest'anno. Con le rivali per l'altra Europa impegnate in difficili confronti (domattina ci sarà Fiorentina-Atalanta, domani sera Udinese-Lazio) la Roma ha un solo obbligo quest'oggi: riportare a casa tre punti buoni per migliorare l'asfittica classifica, che al momento vedrebbe la squadra giallorossa fuori da ogni competizione europea per il prossimo anno.
Le notizie di ieri non hanno certamente migliorato il clima generale. Sembra ormai chiaro che tutta la stagione andrà così, tra un'emergenza, un risultato importante e una disillusione, tra un guizzo e una polemica, e allora non è il caso di sottilizzare e sarà meglio concentrarsi sulle qualità di una squadra, il Verona di Tudor, capace di giocare brutti scherzi a tutti, ma anche di incappare in impronosticabili tracolli. Solo nelle ultime settimane è stato capace di vincere segnando quattro gol in trasferta al Venezia e al Sassuolo, ma anche di arrendersi in Coppa Italia prendendone quattro in casa dall'Empoli, poi si è arreso al Bentegodi con la Salernitana, ma ha vinto a La Spezia, ha battuto Bologna e Udinese, ma a Torino con la Juventus non ha trovato gloria. È la squadra che ha subito più gol delle prime 10 della classifica, ma ne ha segnati anche cinque in più rispetto alla Roma. Simeone sta diventando un attaccante importante, Barak è una delle sorprese del campionato, Caprari cerca sempre di farsi rimpiangere dai romanisti. E non va dimenticato che i 36 punti maturati fin qui sono stati raccolti tutti in 22 partite: dalle prime tre uscite arrivarono le tre sconfitte che decretarono l'esonero di Di Francesco. Alla quarta arrivò Tudor e esordì battendo proprio la Roma. Oggi vorrebbe riprovarci. Ma stavolta all'Olimpico c'è un uomo in più.