Se esiste un nome che è sinonimo di autorevolezza su tutto lo scibile riguardante la figura del portiere, è quello di Roberto Negrisolo. Prima interprete in prima persona, poi fra i primi a diventare allenatore del ruolo specifico. Dalla Roma di Liedholm al Milan di Capello, non sono pochi i numeri 1 che hanno beneficiato dei suoi insegnamenti: Tancredi, Gregori, Rossi. E Peruzzi, per il quale ancora oggi stravede: «Un fenomeno. In qualche modo Olsen gli somiglia».

In che modo?
«Si tratta di due persone calme, serene, che si sono circondate delle persone giuste. Bella l'immagine dello svedese con la famiglia al termine di Roma-Bologna».

Anche durante la gara non è stato male.
«Straordinario. Avrebbe potuto prendere tutto: il gol rossoblù è viziato da un fuorigioco che gli copre la visuale e anche sulla traversa di Soriano era presente».

Si percepisce stima.
«L'ho detto in tempi non sospetti: per me è un ottimo portiere, che può diventare un fuoriclasse».

Fra i primi in Serie A?
«È già fra i primissimi. Con lui ci sono Handanovic, che però tende ad accentuare le sue parate, e Szczesny, migliorato tanto durante l'esperienza romana».

E l'allenamento di Savorani.
«Il suo lavoro è magnifico. Anche Alisson è diventato il migliore al mondo grazie a lui. Se andasse in un'altra squadra, farebbe crescere i portieri almeno del trenta per cento. Ma mi auguro resti a lungo».

La Roma è in buone mani in ogni senso quindi.
«In porta è copertissima: Olsen è una garanzia e quando conoscerà ancora meglio il calcio italiano, diventerà perfetto. Poi è fondamentale l'allenatore: prendiamo Courtois, era il primo al mondo ma oggi il suo rendimento è calato tanto».

Chi sono i migliori ora?
«Alisson e Oblak, lo stesso Szczesny. Ma entro un anno anche Olsen arriverà al loro livello».

Cosa gli manca?
«Cresce a vista d'occhio. Quando avrà padronanza della lingua e affinerà l'intesa coi compagni, potrà limare anche le ultime imperfezioni. Se vogliamo cercare il pelo nell'uovo, col fisico che ha deve essere più prepotente nelle uscite alte».

Paradossalmente in quelle basse è anche più forte.
«Lungo com'è deve abbreviare i passi, ma ha coraggio ed è magnifico nella copertura della porta».

Sembra più sicuro rispetto all'arrivo a Roma.
«È normale: arrivava con la pressione di sostituire un mostro come Alisson. Ma da buon scandinavo ha lavorato sodo ed è stato aiutato dal suo carattere calmo e serio. Poi ha acquisito anche la sicurezza necessaria a comandare la difesa».

Ha la personalità adatta?
«Ha tutto. Visto col Bologna quando Kolarov gli ha dato una palla leggermente corta? È uscito a valanga con i piedi - senza nemmeno dover allungare il passo perché era ben piazzato - e ha strigliato il compagno, che non è proprio impresa facile, considerando il tipo».

Eppure Olsen nella percezione generale ancora non incarna la sicurezza. Perché?
«Credo che chi non lo vede come una sicurezza sia ancora tarato sul passato, ma è un errore: lui ha dovuto avere il tempo per ambientarsi, esattamente come i suoi predecessori. Anzi, ne ha impiegato anche meno. Penso che la considerazione sia influenzata anche da altro...».

Da cosa?
«Da come vengono spacciate le capacità di certi giocatori. Quando Donnarumma fa una parata si spreca il termine "miracolo", ma anche contro la Roma gli interventi che compie nascono da suoi errori. Con Olsen succede il contrario: gli hanno rinfacciato i gol col Genoa, ma sono stati ininfluenti sul risultato. Robin è come Kolarov in questo: sono grandi giocatori, sono della Roma, vanno tutelati entrambi».

Sullo svedese poi giura un certo Negrisolo...
«Ne ho conosciuti tanti di portieri, ma lui per atteggiamento mi ricorda Schmeichel: una garanzia».

Anche alle spalle di Olsen la Roma può stare tranquilla?
«Dietro di lui Fuzato è pronto a spiccare il volo, Cardinali è più di una promessa e un altro paio di ragazzi del 2002 e 2003 faranno parlare di sé. Sulla scia di Gregori, Onorati, Savorani, Peruzzi: grandi portieri forgiati dalla grande scuola romanista».