Talmente surreale da sembrare uno scherzo. Eppure è tutto vero, e il gol annullato a Zaniolo contro il Genoa ne è soltanto l'ennesimo capitolo. Parliamo delle decisioni arbitrali (e in sala Var) quando di mezzo c'è la Roma: ormai gli episodi sono diventati talmente numerosi negli ultimi cinque mesi da far fatica a tenerne il conto. E gli uomini di Mou si vedono costretti a lasciare per strada punti preziosi nella corsa all'Europa in virtù di sviste, errori, orrori, mancate applicazioni del protocollo e utilizzo della Var a corrente alternata.


I primi episodi

Tutto ha inizio il 23 settembre, in Roma-Udinese: un normale scontro aereo tra Pellegrini e Samardzic, secondo l'arbitro Rapuano, è da sanzionare con il secondo giallo ai danni del Capitano, che salta quindi il derby. Derby in cui i giallorossi passano dal possibile 1-1 allo 0-2 nell'arco di pochi secondi: Hysaj stende Zaniolo in area laziale (ma l'arbitro Guida e Irrati al Var lasciano inspiegabilmente giocare), sul capovolgimento di fronte Pedro sigla il raddoppio. Nella ripresa Leiva, già ammonito, non riceve il secondo giallo per una gomitata a Cristante; questa sì, netta, a differenza di quella di Pellegrini con l'Udinese. Mou non ci sta, e dopo la gara non le manda a dire: «L'arbitro e la Var hanno deciso la partita». Venti giorni dopo, a Torino contro la Juve, arbitra Orsato e al Var c'è Nasca, designato anche due giorni fa per la sfida col Genoa: prima non viene segnalato un mani di Cuadrado sull'azione che porta al gol di Kean, poi succede praticamente di tutto. Abraham pareggia, ma Orsato assegna alla Roma un rigore per fallo su Mkhitaryan, non concedendo il vantaggio (come invece prevede il regolamento): Veretout sbaglia, ma il penalty sarebbe stato da ripetere perché al momento del tiro Chiellini è ampiamente all'interno dell'area. All'interno, le telecamere pescano il direttore di gara che dice a Cristante: «Il vantaggio sul rigore non si dà mai». Non è così.


Aureliano & Co

Due settimane dopo c'è il Milan, arbitra Maresca e al Var Ayroldi: Ai rossoneri viene concesso un penalty per un semplice contrasto tra Ibra e Ibañez, mentre nel recupero (sul risultato di 2-1) non ne viene assegnato uno solare alla Roma per un fallo di Kjaer su Pellegrini. Dopo la partita José si cuce la bocca: «Se parlo, domenica non sarò in panchina». A Venezia il copione non cambia: con la Roma in vantaggio, è Aureliano a concedere un rigore ai lagunari, senza ravvisare un fallo su Ibañez nella stessa azione. A Bologna Pairetto ammonisce il diffidato Abraham, costringendolo a saltare Roma-Inter: l'inglese colpisce involontariamento al volto Svanberg, ma il fallo è del rossoblù, che commette ostruzione. Il 6 gennaio, di nuovo contro il Milan, ci ritroviamo sotto per un rigore che non c'è dopo 6'. Arbitra Chiffi, appena diventato internazionale; al Var c'è Aureliano, promosso dall'AIA a Video Match Official della Fifa. Ai rossoneri viene dato anche un latro penalty (sbagliato poi da Ibra) per un contatto ben più lieve rispetto a quello Tonali-Zaniolo, in cui il centrocampista del Diavolo tenta di prendere la maglia di Nicolò ben prima del fischio finale. Due giorni fa, di nuovo con Nasca al Var, l'ultimo capitolo di un romanzo dell'orrore che sembra non avere fine: il presunto fallo di Abraham, l'attesa di quattro minuti dopo l'esultanza, quindi la beffa del rosso a Zaniolo. «Se l'arbitro ha deciso bene - dice Mou a fine gara - allora non è più calcio, è un altro sport. La Roma è piccola agli occhi del potere». Difficile sintetizzare in maniera più lucida quanto accaduto col Genoa e, in generale, negli ultimi quattro mesi e mezzo. A partire da quel rosso ai danni di Pellegrini in Roma-Udinese del 23 settembre, ogni decisioni dubbia (e anche la maggior parte di quelle solari) sono andate contro la Roma. Che evidentemente non è prevista nei piani alti della classifica.