Ricapitolando, dal 16 dicembre solo la Juventus in campionato ha fatto meglio della Roma, che nel frattempo è tornata a giocare in Champions League e ha battuto il Porto che non perdeva da tre mesi. Si chiama continuità, il mantra a cui Di Francesco si appella sempre. Il problema è che anche all'interno di questo segmento apparentemente positivo, la Roma ha conosciuto l'onta di Firenze oltre all'angosciante rimonta di Bergamo. E dunque la continuità resta un tabù, a volte all'interno della stessa partita. Proviamo a guardare il calendario: la Roma ha cominciato sull'altalena (vittoria stentata a Torino, pareggio inquietante con l'Atalanta, sconfitta a Milano) e poi è calata giù proprio fino al tracollo di Bologna («un brutto ricordo», ha detto ieri Di Francesco), poi ha conosciuto un periodo di calma relativa col passaggio tattico al 4231 e la relativa serie di vittorie consecutive (col solo passo falso interno con la Spal) fino al nuovo tracollo di Udine (24 novembre) che ha preceduto il doppio colpo di Cagliari e Plzen, con Di Francesco sull'orlo dell'esonero. Poi lo squillo col Genoa è stato il preludio a un altro periodo di relativa serenità, con tante vittorie intaccate solo in parte dalla sconfitta di Torino con la Juve, fino al nuovo sconcertante pareggio di Bergamo, tre giorni prima della vergognosa sconfitta in Coppa Italia a Firenze, che pareva l'anticamera del licenziamento del tecnico. E invece Monchi ha resistito, l'allenatore pure, è stato cambiato qualcosa nella fase difensiva, si è tornati al 433 e ora la Roma sembra aver ritrovato un suo equilibrio.

È vera svolta? Nessuno può dirlo, ma è normale che il tifoso oggi sia scettico. Perché è vero che qualcosa sembra effettivamente cambiato (la difesa più solida, il ritorno di De Rossi, la crescita di Cristante, l'affermazione di Zaniolo, lo smalto splendente di Dzeko), ma è anche vero che altre volte in questa stagione c'era stata la sensazione che si potesse riprendere a pieno ritmo il cammino verso i vertici del campionato, salvo poi essere sconfessati all'ennesima riprova. Manca, per l'appunto, la continuità che deriva dal vincere le partite contro squadre più deboli: come il Chievo (finalmente un 3-0 netto), come questo Bologna, come il Frosinone. Fatto questo si vedrà lo spessore della squadra nelle due gare in programma ad inizio marzo, prima la Lazio (il 2) poi il Porto (il 5). Per dire che la Roma è effettivamente guarita, devono arrivare altri sei punti nelle prossime due partite, nove nelle prossime tre se la Lazio resterà nelle attuali, misere condizioni atletiche. E poi si tenterà di raggiungere i quarti della Champions, la competizione che un anno fa è stata casa nostra. Solo così si potrà accantonare (non cancellare) il 7-1 di Firenze. Ci vuole continuità. Daje.