In poche ore la Juventus ha incassato 175 milioni di euro (da restituire entro 5 anni) arrivati nelle casse bianconere sotto forma di prestito non convertibile dopo che il club ha deciso di sbarcare nel mercato delle obbligazioni, con l'emissione di bond (ribattezzato il Ronaldo Bond) rimborsabili ad un tasso del 3%, entro il 2024. «Gli investitori, praticamente tutti internazionali, hanno dimostrato di avere fiducia nella Juventus altrimenti non avrebbero risposto in questo modo all'operazione messa in atto dalla società, è positivo il fatto che in tanti abbiano accettato di fornire il prestito con un tasso di interesse relativamente basso».

La questione del prestito, chiesto dalla Juventus al mercato delle obbligazioni, e di come debba essere interpretata la mossa messa in atto dalla dirigenza bianconera ce l'ha spiegate Marco Bellinazzo, giornalista del Sole 24 Ore, esperto di calcio e finanza. «La Juventus ha adottato questa operazione chiaramente perché ha bisogno di liquidità, necessita di soldi freschi: si tratta di un segnale negativo di per sé, ma comunque preventivato alla luce dello sforzo economico sostenuto per acquistare Cristiano Ronaldo. Il comunicato del club è molto elastico, non viene spiegata la strategia, la società parla di risorse utilizzate per ottimizzare la struttura del reddito. La Juve è risultata in rosso per oltre 300 milioni al 30 giugno 2018, quindi un rosso destinato ad aumentare considerando che andranno aggiunte le operazioni di mercato che hanno portato a Torino CR7 e Cancelo».

Perché allora la situazione non è così negativa per la Juve?
«Per capire la portata della situazione si dovrà attendere il prossimo bilancio e sapere quanti di questi 175 milioni di euro serviranno per chiudere vecchie posizioni debitorie, a tassi di interesse maggiori in modo da garantire un risparmio: in questo caso il nuovo debito andrebbe a sostituire il vecchio, ma in modo più conveniente. Diversa sarebbe la questione nel caso in cui il debito dovesse servire per finanziare la spesa corrente, per fare calciomercato, per pagare stipendi: in questo caso non andrebbe a coprire il vecchio debito, ma lo aumenterebbe. Se più del 70% alimenterà la spesa corrente, salirà il debito e la lettura dell'operazione sarà da considerare decisamente negativa. Il prossimo bilancio ci dirà di che tipo di operazione si tratta. Lo capiremo dopo il 30 giugno 2019. Se il 70% dei 175 milioni andrà a finanziare il vecchio debito, la Juve si sarà potenziata».

Come considera l'operazione Ronaldo?
«La Juve anche prima di prendere Ronaldo aveva chiuso in rosso. Prendendo il portoghese a 100 milioni ha fatto un affare, ma ciò che pesa è la spesa annua per l'ingaggio che ammonta a 80 milioni totali. Anche in questo caso sarà il tempo a dirci quale sarà il valore reale dell'operazione. Certo che se la Juve non dovesse superare gli ottavi di Champions...».

Se non dovesse farcela?
«La Juve ha cercato di aumentare i ricavi commerciali, aggredendo il mercato internazionale. Sono due le strade percorribili, in Italia, quando si ha questo obiettivo: vincere la Champions League o avere un giocatore di una portata enorme in grado di favorire ricavi molto superiori alla media. La prima risposta è arrivata dall'Adidas che ha raddoppiato la propria sponsorizzazione passando dai 25 milioni annui ai 50 futuri, e questo aumento senza Ronaldo non sarebbe mai avvenuto. Andando in finale di Champions, forse anche in semifinale, la Juventus riuscirebbe a coprire il costo annuo di Cristiano Ronaldo, uscendo con l'Atletico non potrebbe farlo e andrebbe incontro a un rosso di bilancio certo. A quel punto dovrà aumentare il fatturato in un altro modo. E c'è un'unica strada per farlo in un certo modo».

Quale?
«Facendo plusvalenza. In parte già lo ha fatto con le cessioni di Audero e Sturaro, ma una debacle in Champions obbligherebbe il club a un'ulteriore accelerazione in questo senso».

L'operazione Sturaro...
«Più che sorridere fa scalpore. È stato pagato tanto, il prezzo sborsato dal Genoa è nettamente superiore al valore del giocatore. Ma questo, purtroppo è il calcio italiano».

In che senso?
«Al di là del caso Juve, sono situazioni che si verificano sempre più spesso. Il ricorso alle plusvalenze provoca disastri: c'è una lista infinita di fallimenti e un caso scandaloso come quello del Chievo».

A cosa si riferisce?
«Mi chiedo come possa ancora giocare in serie A la società gialloblù. Nel bilancio del Chievo ci sono 60 milioni di plusvalenze finte e non mi spiego come sia possibile che non ci sia alcuna procedura fallimentare a suo carico. Ma il problema è alla base: un sistema ignorato. Sono molto preoccupato».