Una fatica, ma alla fine sono arrivati i tre punti meritati, guadagnati con un rigore trasformato nel primo tempo da Sergio Oliveira e a un certo punto messi in discussione dalle uniche due occasioni create dal Cagliari nei minuti finali, una al 39° della ripresa con un tocco sottoporta di Joao Pedro deviato magnificamente da Rui Patricio sulla traversa, e l'altra al 3° di recupero, con un lancio di Deiola per Nandez che ha beffato Viña sfilandogli dietro le spalle (vecchio difetto che Mou non riesce a correggere), ma con il petto non ha addomesticato bene il pallone consentendo ancora a Rui Patricio di intervenire. L'eventuale pareggio sarebbe stata una beffa perché la Roma per tutto il secondo tempo ha costruito una lunga serie di occasioni (concrete o potenziali) che però sono state sprecate sempre per l'approssimazione dell'ultimo tocco o la superficialità della conclusione. Ma stavolta la fortuna non ha voltato le spalle ai giallorossi che hanno poi chiuso con cinque difensori, con il baby Keramitsis all'esordio (classe 2004) e con l'altro giovane Bove al posto di Veretout. Solo Mazzarri, forse il peggiore allenatore in Italia per la qualità dei concetti espressi nel commentare le partite, ha visto il suo Cagliari «schiacciare la Roma e meritare la vittoria». Deliri.

Mourinho era peraltro stato costretto a cambiare la formazione proprio all'ultimo momento perché calciando durante la fase di riscaldamento Pellegrini ha sentito un irrigidimento che gli ha consigliato di abbandonare la scena, così è stato richiamato Veretout dalla panchina e la Roma è scesa in campo col rituale 4231 con il francese al fianco del neo arrivato Sergio Oliveira a metà campo, con Mkhitaryan a trequarti, larghi Zaniolo e Felix (ormai considerato un titolare da Mou: peccato che sbagli quasi tutte le scelte strategiche, ma è giovane e migliorerà) e Abraham al centro dell'attacco. In difesa Kumbulla, meno arruffone del solito, al fianco di Mancini, con Maitland-Niles alla seconda di fila da titolare a destra e Viña a sinistra. Falcidiato dal Covid e dagli infortuni e con anche Lykogiannis e Nandez non al meglio e quindi esclusi dalla formazione titolare, Mazzarri ha adattato un 11 piuttosto precario, con tre difensori (Altare, corazziere niente male, classe ‘98, il neo arrivato Goldaniga e Carboni), con cinque centrocampisti di cui 4 a far diga in linea (Zappa, Marin, Deiola e Dalbert) e uno, Gaston Pereiro, a trequarti e messo alto sulla prima impostazione romanista, con Pavoletti e Joao Pedro in attacco. Non voleva solo difendersi Mazzarri anche se la sua fase di possesso raramente comincia dal basso e lo sviluppo non prevede un palleggio particolarmente sofisticato, semmai palla alta su Pavoletti e poi a lottare sulle seconde palle, ma il piano per tutto il primo tempo ha prodotto appena un tiro in porta, neanche pericoloso. Però appena ha potuto ha mandato i suoi a pressare anche altissimo, senza particolari timori, con la Roma non sempre lucida ad uscire in palleggio e, di nuovo, spesso Abraham cercato sopra per lo scarico da cui ripartire. Altre volte il lancio arrivava dalle parti di Felix che quando doveva addomesticare il pallone con i piedi non aveva problemi, ma sui suggerimenti più alti veniva ovviamente mangiato da Altare.

Così la Roma ha trovato più facilmente varchi con tagli e inserimenti nei tempi rapidi che a volte la qualità consente di trovare. Già al 4° Zaniolo è andato a raccogliere un suggerimento verticale di Sergio Oliveira, Carboni ha seguito il taglio e gli ha conteso il pallone con un intervento al limite che all'arbitro di campo, Maggioni, è parso rigore, ma al Var, Pairetto, meno. Inevitabile review in campo e rigore tolto, correttamente: peccato che in un eccesso di zelo Maggioni abbia tolto anche il corner perché il fischio era arrivato mentre la palla stava varcando la linea di fondo (questione di millimetri). Al 6° un'altra occasione propizia, con una transizione 3 contro 1 è stata gestita male da Abraham, Felix e Mkhitaryan e l'azione è sfumata. All'11° un'altra singolare interpretazione dell'arbitro: Maitland-Niles è intervenuto con una scivolata da Premier a togliere il pallone dai piedi di Dalbert, rialzandosi, con l'avversario ormai tagliato fuori, ha sfiorato il pallone con due dita e l'arbitro ha fischiato la punizione. Al 13° un'iniziativa tutta inglese sembrava portare al vantaggio, con cross di Maitland e testa di Abraham, ma Altare e Goldaniga hanno smorzato di testa la deviazione e Cragno è riuscito a bloccare il pallone sulla linea. Con il gioco spesso spezzettato (tre ammoniti in quattro minuti, Oliveira, Pavoletti e Carboni, più tardi toccherà a Mancini per una spallata apparsa regolamentare), la manovra ne ha risentito. Al primo sviluppo fluido, Oliveira è arrivato al tiro che Dalbert ha respinto con un braccio decisamente staccato dal corpo: non se n'è accorto Maggioni, ancora una volta a richiamare l'attenzione, ancora una volta correttamente, è stato Pairetto. Inevitabile il rigore, trasformato con freddezza dal nuovo leader, Sergio Oliveira. Tre minuti dopo un altro goffo intervento in area di Goldaniga ha sollevato le proteste dei romanisti per un tocco di mano da terra del difensore, ma stavolta Maggioni ha visto bene, il tocco è arrivato mentre Goldaniga cadeva sul pallone, senza alcun intento non regolamentare. Al 43° un'altra transizione di Felix, con taglio a distrarre la difesa di Abraham e logico suggerimento a destra sulla corsa a quel punto solitaria di Zaniolo è stata vanificata dal controllo approssimativo di Nicolò, e l'azione è sfumata. Per gran parte del secondo tempo la Roma ha gestito la gara con grande autorevolezza, senza mai rischiare e, anzi, costruendo diverse potenziali occasioni da rete approfittando degli spazi che a poco a poco gli ospiti hanno cominciato a lasciare alle loro spalle, uscendo dalla confort zone che aveva immaginato per loro l'allenatore toscano.

Al 9°, all'11°, al 13°, al 20°, al 29° e al 33° la Roma poteva segnare, ma ogni volta sbagliava la rifinitura o la conclusione. In particolare Felix ha avuto le palle giuste per raddoppiare, e chiudere virtualmente la partita, ma o calciava frettolosamente sugli avversari o si allungava rovinosamente il pallone lanciato a rete (con conseguente ammonizione frettolosamente comminata dall'arbitro che non ha considerato affatto la spinta subita da Goldaniga per valutare il piede allungato dal romanista sull'uscita di Cragno), ma anche Mkhitaryan, Veretout e Abraham sprecavano malamente le loro opportunità. E pure Shomurodov entrato con gli avversari ormai stanchi a sostituire Felix ha sbagliato tutte le occasioni capitate sul suo piede. Così Mazzarri ha provato a giocarsi il tutto per tutto con Nandez (per Pereiro) e Lykogiannis (per Dalbert), trovando le due occasioni raccontate all'inizio: al 39° con l'uruguaiano a servire Joao Pedro sul primo palo (e Mancini in ritardo), con conclusione dell'italobrasiliano e miracolo di Rui Patricio a deviare sulla traversa, al 48° ancora con Nandez a sfilare dietro Viña su lancio di Deiola, tipo Insigne per Callejon ai tempi di Sarri, ma il controllo di petto non è stato perfetto. E nel frattempo la Roma, sistemata col 532 con Karsdorp terzo centrale al posto di Zaniolo, sprecava un altro paio di ripartenze potenzialmente letali, per far soffrire fino in fondo i 5000 fortunati a cui era stato consentito di entrare.