Consiglia. Indica. Parla. Gesticola. Corre. Contrasta. Capisce. Vede. Convince. Piace. Segna. Decide. Sorride. Appena quattro giorni dopo il suo sbarco da queste parti. Se il buongiorno si vede dal mattino, Sergio Oliveira è l'uomo giusto al posto giusto. Il giocatore, per capirsi, che rappresenta l'identikit dei calciatori che Mourinho ama e vuole. Quelli che hanno qualità, ma anche, se non soprattutto, quelli che sono capaci di andare oltre, continuando a stare in campo dando tutto pure nel momento in cui la fatica ti consiglierebbe di alzare il braccio e chiedere il cambio. Meglio di così era utopistico immaginare l'esordio del ragazzo arrivato dal Porto in prestito, anche se l'impressione è che sarà come ha detto lui, «voglio rimanere qui a lungo». Primo portoghese a segnare un gol per la nostra Roma. Gli statistici ci fanno sapere che è stato anche il primo centrocampista centrale con la nostra maglia a bagnare l'esordio con un gol. Oltretutto decisivo. Si dirà. Facile segnare su rigore. Lo può dire solo chi ha poca confidenza con il calcio. E soprattutto con la Roma. Visto che, in questa ennesima stagione per cuori forti, dei quattro rigori che fino a ieri ci erano stati assegnati, tre li avevamo sbagliati, due Veretout, uno Pellegrini. Nessun problema. Il portoghese non ha fatto una piega. Ha preso il pallone, Veretout gli ha dato una pacca, ha sistemato la palla sul dischetto, ha aspettato il fischio dell'arbitro, pallone da una parte, Cragno dall'altra.

A proposito di calci di rigore. Quando Sergio Oliveira è arrivato, più di qualcuno si era domandato se le gerarchie dal dischetto sarebbero cambiate. Risposta affermativa. Ce lo ha spiegato lo stesso portoghese nel dopo partita. Veretout non è più la scelta numero uno, ma neppure Sergio (anche se su questo pensiamo che lo diventerà): «Ne avevamo parlato prima della partita. Era Pellegrini la prima scelta, poi però purtroppo Lorenzo ha accusato un fastidio durante il riscaldamento e allora eravamo d'accordo che sarebbe toccato a me. L'importante comunque è che il pallone sia finito in rete. Contava vincere, ci siamo riusciti». Con Oliveira in campo per novanta minuti. Può sembrare banale dirlo. In realtà non lo è. Perché in questa stagione Sergio che ormai è nostro, un'intera partita non l'aveva mai giocata, l'ultima volta che aveva indossato una maglia da titolare era datata ventotto novembre dello scorso anno, campionato portoghese, avversario il Vitoria Guimares dove comunque fu sostituito nell'intervallo da quel simpaticone di Sergio Conceicao. E questa retrocessione in seconda fila, dopo una stagione da miglior giocatore del Porto, è stato probabilmente il motivo principale che lo ha convinto a dire basta con il club in cui è nato e cresciuto, cedetemi, ho voglia di una nuova avventura, meglio ancora se nel campionato italiano. L'estate scorsa è stato a un passo dalla Fiorentina. Quel flop lo ha indispettito ancora di più e allora quando si è presentata la Roma ha fatto di tutto e di più per raggiungere il maestro Mourinho in giallorosso. Accontentato.

Esordio subito, applausi: «E' stata una bella sensazione, mi sentivo bene già quando sono arrivato per come sono stato accolto. Vale per lo staff, i compagni, i tifosi. In campo ho fatto quello che mi ha chiesto il mister. I tre giorni precedenti sono stati utili per capire come gioca la Roma, sono stato in grado di capire i movimenti della squadra. Io mi sento bene. Siamo felici perché questa era una partita che dovevamo vincere assolutamente. Ci siamo riusciti, penso con merito anche se fino al fischio finale non potevamo essere tranquilli. Mi dispiace soltanto che all'Olimpico c'erano pochi spettatori a causa della pandemia, so che il pubblico giallorosso sa essere speciale. Ora archiviamo in fretta questi tre punti e pensiamo alla prossima. La qualificazione per la Champions League? Noi dobbiamo pensare a una partita per volta». E' la mentalità giusta. Quella che Mourinho ha cercato per mesi senza quasi mai riuscire a trovarla. E questa mentalità è stata uno dei motivi che hanno portato la Roma a prendere il centrocampista portoghese che, nella sua prima volta da romanista, ha confermato in pieno quella definizione di giocatore box to box, capace comunque di giocare in tutti e tre i ruoli del centrocampo. Il suo esordio lo ha ribadito. Probabilmente rafforzando ancora di più l'idea che c'è nella Roma, cioè quella, il prossimo giugno, di riscattare definitivamente il portoghese. Nell'accordo trovato con il Porto, c'è una cifra per prenderlo fissata tra i tredici e i quattordici milioni di euro (più una serie di bonus legati a obiettivi del giocatore e di squadra). A Sergio è già stato proposto un quadriennale (più opzione per un altro anno) da circa due milioni e mezzo di euro più bonus. Vogliamo scommettere che tutto diventerà ufficiale il prossimo giugno?