Sembra trascorsa una vita da quando qualcuno faceva la conta delle partite senza il nome di Tammy Abraham sul tabellino dei marcatori. Eppure si tratta di poco più di due mesi di distanza da adesso, quando il numero 9 giallorosso è una delle poche note liete del momento un po' così della Roma. E viene celebrato in Italia come in patria anche per la continuità con la quale sta trovando la via del gol. Nessun inglese ne ha realizzati più di lui nella stagione in corso: non il bomber principe della Premier League Harry Kane (fermo a 12 centri fra campionato e coppe con lo stesso numero di presenze complessive del romanista), né l'eroe di Leicester Jimmy Vardy (a quota 11) e neanche Sterling e Foden (rispettivamente a 9 e 7), due delle bocche di fuoco della macchina da gol Manchester City. L'ex compagno di mille avventure - dalle giovanili alla prima squadra - nel Chelsea, Mason Mount, è il primo britannico fra i marcatori in Blues, ma di reti ne ha segnate sette.

Al di là del confronto con i bomber d'Oltremanica, a far ricredere anche i più scettici è l'impatto del ventiquattrenne londinese con un calcio molto diverso da quello al quale era abituato. Magari meno intenso, ma più tattico e complesso soprattutto per chi di mestiere fa l'attaccante. Riscontrare una stagione d'esordio con cifre subito così elevate è davvero raro. Valga per tutti il confronto con i migliori centravanti della Roma negli ultimi 35 anni. A partire da Rudi Voeller, arrivato in Italia nel 1987 con le stimmate del top player di livello planetario, in gol anche nella finale mondiale dell'anno precedente. Complice un infortunio, il tedesco fermò il proprio score a 5 reti complessive al termine dell'annata d'esordio romanista, prima di inanellare le fantastiche stagioni che ne hanno suggellato il mito. Debutto italiano più complicato del previsto anche per Edin Dzeko: 10 gol totali e poche lusinghe a precedere record, scalata verso la vetta dei cannonieri all time fino al podio e rimpianti di mercato, che lo ha portato altrove (ma al momento conta gli stessi centri di Abraham in campionato e 3 in meno nel computo globale). Erano già bomber più che affermati in Serie A Montella e Batistuta quando sono approdati nella squadra della Capitale, senza quindi lo scotto del trasferimento dall'estero e dell'ambientamento. Ma i rispettivi esordi in giallorosso sono molto simili a quelli di Abraham dal punto di vista strettamente numerico: nelle prime 21 giornate di campionato e con 8 gare europee alle spalle contavano entrambi 15 gol. Al di là dei differenti risultati di squadra fra quell'epoca e l'attuale, l'impatto di Tammy è da punta di alto livello. Peraltro gli otto legni colpiti dall'inglese avrebbero potuto ulteriormente rimpinguare il suo bottino. Oggi non stupisce che il Chelsea si sia riservato un diritto di recompra a ottanta milioni. Un talento così importante e giovane vale cifre astronomiche. La Roma proverà a tenerselo stretto: la fiducia di Mourinho e l'empatia del numero 9 con pubblico e compagni vanno in quella direzione.