Sempre dalla stessa parte lo troverai. Daniele De Rossi sceglie quella di chi attraversa un periodo di difficoltà, di chi si trova in posizione scomoda, di chi viene attaccato da più fronti. Dopo Dzeko e Olsen, è il turno di Kolarov. Lo fa in serbo: «Brate Moj» (che in italiano si traduce con «Fratello mio»), è il suo post su Instagram dedicato al numero 11. Due sole parole, accompagnate da un cuore a corredo di una foto di Aleksandar con la divisa della Roma addosso, lo sguardo fiero e il petto in fuori. Due parole che bastano a schierarsi e a far sentire meno solo il compagno: non esattamente un tipo tenero o facile da piegare, fin dalla fisiognomica; eppure oggetto principale di fischi allo stadio, bersaglio di critiche fuori e di insulti scritti sui muri. De Rossi ha mostrato la sua vicinanza come da abitudini, senza gridarla al mondo. In maniera discreta, al pari delle sue incursioni sui social, estranee all'onnipresenza e alla sovrabbondanza di post tipica di larga parte dei suoi colleghi.

Ovviamente non c'è alcun intento di scontro con quella parte di pubblico che in questa fase mal sopporta il serbo o che comunque a lui per primo non ha perdonato, lo scambio di opinioni colorite con un tifoso alla vigilia della débacle fiorentina. Ma proprio perché risparmiato dalla selva di fischi che ha coinvolto tutti gli altri (insieme a Zaniolo), il Capitano è l'uomo giusto per riportare l'armonia, anziché acuire le distanze. Non necessita di ruffianerie per avere consensi, gli basta la propria storia personale. In campo e fuori. Compresi quei capitoli che lo vedono dalla parte della barricata in cui si trovano i compagni feriti, sia pure metaforicamente.

È di Daniele l'iniziale protezione. Sempre, anche stavolta. Prima di diffonderla su Instagram, il numero 16 si è già schierato accanto al compagno, in maniera impercettibile per tanti. Ma non per Kolarov. Lo ha fatto domenica, poco prima che iniziasse la sfida col Milan, mentre la squadra rientrava negli spogliatoi alla spicciolata. Avrebbe potuto uscire da solo e prendersi quella porzione di applausi dedicata solo a lui. Invece ha atteso l'amico, per dividere i fischi con lui, forse anche per farne arrivare meno. Non può essere un caso se in una recente intervista lo stesso terzino serbo ha indicato proprio in De Rossi uno dei pochi amici nel mondo del calcio. Un feeling nato già al momento dell'approdo alla Roma di Aleksandar, poi ribadito quest'anno, quando giocò con un dito fratturato senza dirlo. E decise il derby.