Esistono pareggi che valgono quanto una vittoria. È il caso del 6 maggio 2001, quando la Roma rimonta due gol alla Juventus a Torino nel finale e compie un passo decisivo verso il terzo Scudetto della sua storia. Ma giusto tre settimane dopo arriva un altro punto preziosissimo, a 180 minuti dalla fine del campionato. Un punto che, proprio come contro i bianconeri, arriva dalla panchina. Chi altri, se non Vincenzo Montella? Capello, anche quel giorno, gli preferisce Delvecchio per affiancare Batistuta, ma quando chiudiamo il primo tempo sotto di un gol il tecnico friulano tira fuori il coniglio dal cilindro. Un coniglio con il 9 sulle spalle e una voglia di spiccare il volo che se lo mangia. Gli basta poco più di un quarto d'ora per dipingere un'opera d'arte, una pennellata mancina degna del più ispirato van Gogh, un arcobaleno che illumina a giorno la tiepida serata di fine primavera romana.

Vincenzo decolla

È già risultato decisivo contro Juventus e Atalanta poco tempo prima: ha aiutato la Roma a pareggiare una partita che sembrava persa già dopo pochi minuti prima e a vincerne un'altra inchiodata sullo 0-0 poi. E anche stavolta Fabio Capello lo chiama in causa per togliere le castagne dal fuoco all'intervallo: dopo un primo tempo bloccato, il Milan allenato da Cesare Maldini si porta in vantaggio nel recupero con un colpo di testa di Coco. È un Diavolo che corre per la Coppa Uefa, una squadra che al di là di Maldini e Shevchenko è solo lontana parente dell'armata rossonera degli Anni 90.

Vincenzo scalpita, non vede l'ora di dimostrare ancora una volta quanto sia fondamentale per una Roma lanciata verso il terzo Scudetto, ma che comincia a mostrare qualche segno di stanchezza. La prima occasione che gli capita sui piedi è un campanile alzato da Samuel, la palla gli finisce sul mancino con Rossi in uscita: il colpo di Montella è impeccabile, ma si stampa sul palo, strozzando in gola a oltre settantamila persone l'urlo di gioia. Subito dopo è Totti ad andare a un passo dal pareggio: cross dalla destra di Cafu, spizzata di testa, il pallone arriva al Dieci che tira una sassata mancina in diagonale; Montella non arriva di un soffio sul pallone, che fa la barba al palo e finisce fuori. La porta rossonera sembra stregata, quasi fosse vittima di un sortilegio. Ma quando attacchi sotto la Curva Sud sai che può accadere qualcosa di speciale in qualsiasi momento. Il cuore pulsante del tifo giallorosso ha accolto la squadra in campo con una splendida coreografia: «Legge eterna di Roma eterna: la vittoria!».

E quando Montella salta Giunti sulla trequarti, si accentra e pennella quel pallonetto a giro col sinistro, tutti i tifosi romanisti - col fiato sospeso in attesa di vedere dove finirà il pallone - pensano che a volte un pareggio vale quanto una vittoria. Capita di rado, ma di tanto in tanto la differenza tra zero punti e un punto è tutto. La traiettoria di Vincenzo scavalca i due metri di Seba Rossi e finisce all'incrocio dei pali. All'Olimpico è il delirio, mentre il 9 spicca il volo puntuale come sempre. Tutti corrono ad abbracciarlo, perché anche loro capiscono l'importanza di quel gol.Pur provandoci a più riprese, la Roma non riesce a completare la rimonta con la rete della vittoria, ma da Bari arrivano ottime notizie. Perché nel pomeriggio la Juventus ha battuto 1-0 il Perugia, ma gli altri inseguitori stanno giocando contemporaneamente contro l'Inter. La squadra allenata da Zoff è in vantaggio per 1-0, gol di Crespo, a pochi minuti dalla fine: si gioca nel campo neutro del San Nicola e il risultato permetterebbe ai biancocelesti di salire al secondo posto a -3 da noi.

Ma proprio al 90' l'Olimpico esplode. Eppure in campo non è successo nulla, la Roma manovra a centrocampo cercando di scardinare la difesa rossonera. Quel boato di gioia è figlio delle radioline e delle voci che si rincorrono di bocca in bocca: «L'Inter ha pareggiato! Ha segnato Dalmat! È 1-1!». Francesco Totti, appena uscito per fare posto a Nakata, attende a bordocampo di veder materializzarsi sui maxischermi quello che ormai è chiaro a tutti. Quando lo schermo conferma l'1-1 dell'Inter, Di Francesco e Totti a bordocampo si abbracciano e in quell'abbraccio c'è la presa di coscienza che lo Scudetto è più vicino che mai. Perché a volte un pareggio vale infinitamente più di un semplice punto.