Bentornato campione. Cinquecentoquattordici giorni dopo quel gol a Ferrara dopo un box to box fatto di tecnica, forza fisica, intelligenza calcistica. Urla, Nicolò, urla. Urla gol. Urla al mondo che ti aveva messo in dubbio, dimenticando colpevolmente quello che hai passato, due crociati, altrettanti operazioni e riabilitazioni, gli inevitabili dubbi di non tornare a garantire gli effetti speciali, come avevi già abituato nei primi passi che avevi fatto nel mondo del calcio dei grandi. Urla per la tua prima di tante rivincite che sei destinato a prenderti, perchè il tempo è galantuomo e siamo certi che se la dea bendata ti lascerà in pace, ti riprenderai tutto quello che ti è stato rubato dalla sorte. Urla perché quando il gioco si fa duro i duri cominciano a giocare. Urla perché, come ci hai detto non più tardi di qualche giorno fa, ti alimenti di pressioni e su questo puoi stare tranquillo, con le pressioni ci dovrai convivere, sempre e comunque, è il destino dei campioni. Urla con Mourinho, i compagni, Abraham che sembra siete fatti apposta per giocare insieme oggi, domani e dopodomani. Urla con quei tifosi che sono arrivati pure a Bergamo per ribadire che ci sono i tifosi di calcio e poi ci sono i tifosi della Roma. «Abbiamo fatto quello che ci chiedeva il mister, di stare compatti e ripartire in contropiede e fargli male - ha detto a fine gara -. Siamo forti, non siamo quelli dell'Inter, siamo questi e oggi è importante aver portato a casa i tre punti. Sono molto contento al di là del gol, per la vittoria con una diretta concorrente per il quarto posto». Nicolò a fine partita ha voluto anche rivolgere un pensiero speciale a una amico in difficoltà: «Dedico questo gol al mio amico Alessandro e alla sua famiglia, che sta passando un brutto momento, spero di avergli strappato un sorriso». È tornato, signori. Prendete nota. A cominciare dal ct Mancini che con questo Zaniolo sa di poter pensare agli spareggi mondiali con un po' di ottimismo in più per presentarci il prossimo novembre in Qatar azzardando sogni ambiziosi. Che partita, Nicolò, in coppia con l'inglese, nella solita Bergamo ostile che cominciava a sentire il profumo dello scudetto. Gli hai fatto sentire un altro profumo, quello del Campione che cambia il corso di una, dieci, cento partite.

Prima con quel duetto con l'inglese (con un colpo di tacco tottiano e siamo sicuri che pure il Dieci sarà d'accordo) poi arrivato a segnare il gol d'apertura quando non era trascorso neppure un minuto di una gara in cui tutti davano la nostra Roma per spacciata o giù di lì. Poi con la rete attesa tanto, troppo, per il raddoppio. Ibanez in contrasto ruba il pallone a Ilicic, serve Mkhitaryan, l'armeno ti dà il pallone e tu con un altro colpo di tacco da svenire (e pure qui il Dieci è pronto a sottoscrivere) lo dai a Veretout. Il francese punta la porta avversaria, tu gli corri accanto, Jordan quel pallone te lo rimette sulla corsa, lo controlli, sposti di fisico il tuo avversario e con quel sinistro baciato dagli dei del calcio la butti dentro sul primo palo cominciando a dare una forma più concreta all'impresa che si stava materializzando alla faccia di tutti. Non solo. Perché ogni volta che ti arrivava un pallone, la sensazione era che potevi regalare un altro effetto speciale, anche davanti al televisore si sentiva il pubblico indigeno trattenere il fiato, così come nello spicchio giallorosso si pensava ecco, ora lo rifa ancora. Una partita da Campione quale Zaniolo può e potrà essere. Una partita, poi, condita da una generosità da applausi, i crampi a fermarlo (non è certo ancora al cento per cento della condizione) prima di una sostituzione che probabilmente era stata programmata perché il bello, signori miei, deve ancora arrivare, potete starne certi. Tutto bello, atteso pure troppo. Ma va bene il tacco e il duetto con Abraham per il primo gol. Va bene il tacco e il secondo gol che non ci stancheremo mai di rivedere. Va bene tutto il resto che Zaniolo ci ha fatto vedere a Bergamo in una partita che ci ha restituito la Roma che sognavamo questa estate, anche se ancora priva di Pellegrini, El Shaarawy, Spinazzola, mica pizza e fichi. Va bene tutto, ma la cosa che a noi è piaciuta più di qualunque altra, prendeteci per pazzi inguaribili, è che Zaniolo è rimasto in campo fino alla sostituzione nonostante un cartellino giallo subito dopo neppure dieci minuti dal fischio inizio. Alzi la mano chi non ha pensato che il ragazzo arrivato dall'Inter (si stanno ancora mozzicando i gomiti), dopo quel cartellino, non avrebbe preso pure il secondo che avrebbe voluto dire lasciare la Roma in dieci, con tutte le conseguenze del caso. Invece, niente. Zaniolo è stato perfetto anche sotto l'aspetto caratteriale. Non ha mai dimenticato neppure per un secondo di aver preso quel primo giallo. E si è comportato di conseguenza, dimostrando di essere oltre che un Campione anche un ragazzo intelligente che sa metabolizzare gli errore, capirli e non ripeterli più. Non è stato un caso che Mourinho a fine partita abbia voluto sottolineare proprio questo aspetto della partita di Zaniolo. Il portoghese, dl resto, sa fin troppo bene, che i suoi e i nostri sogni di gloria, passano anche per uno Zaniolo formato Bergamo. Perché in coppia con Abraham possono farci godere per dieci anni.