La Roma che non t'aspetti torna a vincere a Bergamo dopo quattro anni, con una top five della classifica dopo 17 mesi (la poco significante Juventus-Roma 1-3 del 1° agosto 2020), accorcia le distanze dalla stessa Atalanta in maniera significativa (ora -6, a -5 c'è il Napoli che stasera fa visita al Milan), ma soprattutto torna a casa con una nuova consapevolezza: con la formazione migliore, con la compattezza tattica giusta e con gli attaccanti in grado di inquadrare finalmente la porta (degli 8 tiri 5 sono finiti nello specchio, l'Atalanta ci ha provato 17 volte, ma solo 6 hanno centrato lo specchio) nessuna squadra di serie A può fare davvero paura. La differenza con la gara con l'Inter, persa quasi prima di scendere in campo? Intanto quella sera mancarono Mancini, Karsdorp e Abraham, e scusate se è poco. E poi all'Olimpico l'Inter andò in vantaggio presto direttamente su calcio d'angolo, mentre stavolta dopo 55 secondi si è trovata in vantaggio la Roma. Conta, e molto il particolare: impostando la partita comunque sulla difensiva, andare sopra offre un'invidiabile condizione psicologica su cui una squadra solida può costruire la sua fortuna, dopata dalla prospettiva di prendere il largo (e con lo strepitoso Zaniolo di ieri si è trovata sul 2-0 dopo 27 minuti), mentre gli avversari rischiano il down mentale in caso di ulteriore episodio negativo: è quello che è successo a metà del secondo tempo, con la Roma in vantaggio 2-1 (distacco dimezzato per uno sfortunato autogol di Cristante su tiraccio di Muriel), quando il gol del pareggio è stato annullato in maniera sacrosanta per una doppia scorrettezza commessa nell'azione, prima l'evidente tocco di braccio di Zapata, poi la posizione di fuorigioco attivo di Palomino sul secondo palo, che rende inutile, ai fine della valutazione della regolarità del gol, il fatto se il tocco finale sia stato del nerazzurro o di Cristante.

Dopo aver esultato, la doccia fredda per mister simpatia Gasperini e per i suoi giocatori dell'annullamento del Var ha determinato la flessione che ha portato poi la Roma a gestire il finale, segnando ancora due gol con Smalling su punizione di Veretout e ancora con Abraham, il vero dominatore della serata, a riprendere una respinta corta su tentativo di Veretout. E alla fine sono andati tutti a festeggiare sotto il settore esaurito, con i 1300 romanisti pazzi di gioia arrivati a Bergamo nonostante il freddo, il periodo prenatalizio e persino il terremoto che aveva fatto tremare una fetta di Lombardia in tarda mattinata. Stavolta la Roma l'aveva studiata bene e il piano partita era stato confortato dal vantaggio colto dopo neanche un minuto di gioco, grazie alla prima stretta combinazione tra Zaniolo e Abraham, un palleggio ripetuto in spazi stretti, con l'inglese pronto ad attaccare l'area in percussione, bravo e persino smaliziato, a dispetto dell'età, a far perdere la coordinazione a Djimsiti che gli stava passando davanti (l'albanese, appena toccato sulla spalla, poi si è lasciato cadere come colpito da una fucilata e questo ha indotto Irrati a far proseguire), con successivo tocco di Tammy sporcato da Hateboer a ingannare Musso.

Così Mourinho l'aveva studiata: nessuna pressione estrema, ma i due attaccanti lasciati comunque sui tre centrali e molta densità in mezzo al campo, a sporcare ogni traiettoria veloce e a fermare ogni percussione personale, grazie alla gran vena dei tre difensori, a dispetto degli acciacchi che fino all'ultimo avevano fatto temere per la presenza di Smalling e Ibañez, invece presenti accanto a Mancini. Cristante il play e ultimo baluardo prima della terza linea, con Veretout e Mkhitaryan ai suoi lati a chiudere ogni via e a ripartire puliti nelle transizioni e negli spazi larghi all'improvviso. Di fronte la Dea nel solito vestito buono, il 3421 assai dinamico, con Zapata a dannarsi contro quel satanasso di Smalling, e il supporto un po' timido di Ilicic (infatti uscito all'intervallo) e Pasalic (sostituito al 19° st). Dietro però i difetti strutturali saltuariamente emergono: così Djimsiti e Toloi hanno sbagliato parecchio e gli uno contro uno voluti e cercati stavolta anche dai romanisti hanno lasciato metri e metri di campo a favore dei giallorossi. Al 7° un'altra percussione, stavolta di Zaniolo, poteva già dare il raddoppio e c'è voluto un fallo di De Roon (prontamente ammonito) a fermarlo: ma poi Veretout ha calciato la favorevole occasioni in curva. Zaniolo, con la solita animosità, ha stroncato poi una partenza difensiva nerazzurra con un fallo che ha indotto Irrati a sanzionarlo con un giallo che ha preoccupato Mourinho. Ma non era la serata delle preoccupazioni: si è capito quando al 27° l'ennesima transizione è stata resa fluida da un magico colpo di tacco di Zaniolo ad aprire il campo per Veretout che ne ha approfittato per puntare Djimsiti che ha dovuto a quel punto scoprire il lato attaccato ancora da Zaniolo, abile a controllare il suggerimento preciso di Veretout, a coprire il pallone sul sinistro e a battere persino facilmente Musso calciando sul primo palo. 0-2 meritato peraltro, perché a parte una immotivata protesta per un doppio colpo di faccia in area Karsdorp-Abraham e un destro di Djimsiti anestetizzato da Rui Patricio, l'Atalanta non ha combinato granché. Reggeva la muraglia attiva romanista, con standard di rendimento individuali decisamente alti. È il doping dell'impresa impossibile che diventa possibile, la Roma difendeva ed era bella. Gasperini ha così pensato di inventarsi qualcosa, inserendo Muriel e levando proprio Djimsiti, per passare a un 4231 ancora più offensivo, con Ilicic e Muriel larghi, e Pasalic in verticale con Zapata. In due minuti Mourinho ha rischiato di perdere prima Karsdorp (distorsione alla caviglia) e poi Veretout (Pezzella gli è caduto sul ginocchio in iperestensione), ma i due lo hanno presto rassicurato. Ma all'intervallo si è andati col vantaggio dimezzato: è bastato uno scarico proprio su Muriel non accorciato subito da Cristante e Veretout e sul tiro sbagliato del colombiano è arrivata la deviazione sfortunata di Cristante, a ingannare Rui Patricio.

Ma ad affossare la Roma di ieri ci voleva altro. Gasperini ha tolto Ilicic e inserito Malinovskyi, poi Miranchuk per Pasalic, infine Maehle e Zappacosta, e non ha dato minuti invece a Koopmeiners, Pessina, Piccoli, tutti in panchina. Mourinho ha invece proseguito a oltranza con i suoi (poche le armi in panchina), togliendo Zaniolo dopo altri due tentativi sfortunati (due sinistri, uno bloccato da Musso, l'altro al volo di poco alto, ma nell'azione gravava un precedente fuorigioco) e solo dopo i crampi: dentro Shomurodov. L'Atalanta è andata al massimo sforzo e ha pareggiato su corner, nell'azione descritta all'inizio. Dopo il gol annullato, la Roma ha prima sprecato una ripartenza con Shomurodov, poi colpito su punizione guadagnata ancora di forza da Abraham: sulla traiettoria lunga di Veretout si è inserito in volo Smalling, per il gol del liberatorio 1-3. In discesa, è arrivato poi il 4-1 finale ancora con Abraham, bravissimo a far partire l'ennesima transizione e a chiudere il conto con un altro gran destro in diagonale. L'Atalanta ha tirato poi un altro paio di volte in porta con Malinovskyi (sempre alto di poco) e Mou, quasi a rimarcar le differenze, ha dato poi spazio a Calafiori, Bove e Kumbulla, solo per l'esultanza finale.