Flashback. Quattro, cinque mesi fa. Lukaku al Chelse. Zapata all'Inter. Abraham all'Atalanta. Il mercato era nel pieno del suo delirio. Le voci dei soliti ben informati che poi tutto sono meno che informati, lo davano per fatto il triangolo dei centravanti. Dicevano: l'Inter, in una situazione economica ai confini del flop, incassa centodieci milioni da mister Abramovich per il cartellino del colosso belga. Ne gira poi più o meno la metà ai Percassi grandi capi dell'Atalanta ancora da Champions. Poi i nerazzurri di Bergamo ne smistano una quarantina al Chelsea per portare a casa il cartellino del centravanti inglese che, dopo l'arrivo di Tuchel sulla panchina che era stata di Lampard, il campo lo ha visto sempre di meno. Tutto fatto, garantivano. E se qualcuno provava a instillare il dubbio, erano pronti a metterci la faccia, tanto che gli frega, chissà quante volte l'hanno persa quella brutta faccia.
La storia poi è andata che l'hanno persa ancora una volta la faccia. Perlomeno per due terzi. Perché di quel triangolo se ne è realizzata solo una parte. Cioè Lukaku al Chelsea in cambio di un assegno a tre cifre firmato in cirillico. Il resto della storia è stato diverso. Con l'Inter che, almeno dal punto di vista economico, ci ha guadagnato e pure parecchio, visto che ad Appiano Gentile è sbarcato Dzeko in cambio di una mensilità e mezzo del bosniaco, mentre Zapata è rimasto a Bergamo dove pure in questa stagione sta ribadendo che con il Gasp è tutto un altro colombiano, uno che a Udine, Genoa e Napoli si continuano a chiedere dove possano aver sbagliato.
E Abraham nostro, come sappiamo, è sbarcato da queste parti, quaranta milioni sul conto del Chelsea, cinque di bonus, contratto di cinque anni firmato con i Friedkin con manifestata soddisfazione di Mourinho. Oltretutto, per andare a raccontare qualche retroscena neppure troppo occulta, della trattativa che lo doveva portare a Bergamo, non è che l'inglese, a quel tempo, avesse manifestato una felicità sfrenata di trasferirsi a Bergamo. Anzi, alle avances bergamasche aveva detto subito no grazie, preferisco rimanere a Londra, semmai in Premier, ho appena vinto la Champions con il club in cui sono cresciuto, perché dovrei retrocedermi di palcoscenico? Il no del giocatore, oltretutto, aveva fatto scopa con i forti dubbi che i Percassi avevano manifestato a proposito dell'acquisto di Abraham una volta che erano venuti a conoscenza del suo stipendio che diceva tre milioni e mezzo di sterline. Uno sproposito per il club bergamasco dove al chi offre di più l'hanno spuntata Zapata e Ilicic con stipendi che non arrivano ai due milioni e stagione.
E allora Abraham non voleva Gasperini e l'Atalanta non volevano, arrivederci e grazie. Soprattutto nel momento che alla porta del nazionale inglese a suonare è stata la Roma, cioè la squadra che da qualche settimana aveva ufficializzato l'ingaggio come allenatore di un signore portoghese. Tre giorni di trattative, si stappino le bottiglie, fumata bianca, Abraham è un giocatore della Roma.
E adesso, domani, l'inglese con i capelli biondi e gli occhi che sorridono, si presenterà a Bergamo per sfidare quell'Atalanta che lo voleva ma non poteva. Lo farà dopo i suoi primi quattro mesi italiani, conditi da un grande entusiasmo giallorosso, dieci gol segnati, quattro in campionato, sei in Europa, sette pali colpiti uno pure di petto, roba da guinness dei primati e che non gli hanno permesso, quei pali, di zittire i critici a prescindere, gli orfani di Dzeko che magari sei mesi fa contestavano, quelli eh però segna poco.
Il tempo nel calcio, come nella vita del resto, è galantuomo. Abraham siamo certi che ha la pazienza per aspettarlo e prendersi la sua rivincita. Intanto può contare sul fatto di essere entrato nel cuore della gente romanista, quell'inno cantato in campo, quel sorriso quando vede il giallorosso, quel dare il cento per cento in campo che è la garanzia per piacere a chi ha il cuore mezzo giallo e mezzo rosso.
Faccelo vedere anche a Bergamo, Tammy.