«Nel 2009 avevo già un accordo con la Roma, ma poi Preziosi mi disse dell'Inter: ho parlato con Mourinho e ho capito quale fosse la scelta giusta per me». Parole di Thiago Motta, che lunedì sera ritroverà il tecnico che lo ha voluto all'Inter, che gli ha affidato le chiavi del centrocampo nerazzurro e con il quale ha conquistato il triplete nella stagione 2009-10. Stavolta i due saranno avversari, entrambi da allenatori, con l'italo-brasiliano che sta facendo discretamente sulla panchina dello Spezia dopo l'esperienza negativa della passata stagione sulla panchina del Genoa.

Cabina di regia

Proprio dal Genoa, nell'estate 2009, l'Inter va a prelevarlo assieme a Diego Milito: i due calciatori erano reduci da una stagione straordinaria in rossoblù e Mou individua in loro (oltre a Lucio, Sneijder ed Eto'o) i rinforzi giusti per ambire all'en plein. Il centrocampista approda in nerazzurro per circa 9 milioni di euro. Soltanto in seguito sulla doppia operazione finirà al centro di un'inchiesta, dato che il patron dei liguri Preziosi, essendo inibito, non avrebbe potuto trattare in prima persona l'operazione (cosa peraltro ammessa dallo stesso Preziosi). Alla terza presenza ufficiale, il 29 agosto, Motta con un puntuale inserimento dalle retrovie segna il rpimo dei quattro gol con cui i nerazzurri di José sotterrano il Milan nel derby. Da quel momento in poi, l'italo-brasiliano diventa insostituibile, o quasi: che giochi con Zanetti, con Cambiasso o con entrambi, Thiago è l'uomo che in quell'Inter detta le geometrie, ma non disdegna il recupero palla. Non è velocissimo, ma garantisce allo "Special One" il giusto mix di tecnica e cattiveria. In totale 40 presenze e 4 gol (tutti in campionato), in quella stagione, al termine della quale i nerazzurri vincono Scudetto, Coppa Italia e Champions League. Proprio alla competizione europea, però, è legato il grande rammarico dell'attuale tecnico dello Spezia: nella semifinale di ritorno contro il Barcellona, becca il primo giallo al 10' e al 28' viene espulso per un colpo al volto di Sergio Busquets (che, a onor del vero, va giù con estrema facilità). L'allora numero 8 interista va su tutte le furie, scatta un parapiglia con il centrocampista blaugrana, ma alla fine il fortino di Mourinho resisterà agli assalti di Messi e compagni; il 22 maggio, a Madrid, arriverà la vittoria per 2-0 col Bayern Monaco, alla quale però Motta dovrà assistere da semplice spettatore.

Un feeling speciale

Dopo l'addio di José, Motta (complici gli infortuni) non si ripete più ai livelli del 2009-10, e a gennaio 2012 si trasferisce al Paris Saint-Germain, fortemente voluto da un altro mostro sacro della panchina come Carlo Ancelotti. Ciò nonostante, quando si tratta di indicare chi siano i suoi modelli, Thiago non ha dubbi: «Carlo è stato il top - dichiara in un'intervista del 2018, quando è alla guida dell'Under 19 del Psg - ma Mou è un vincente. Vincere è l'unica cosa che gli interessa: se giochi bene e perdi, per lui non c'è nulla di positivo. Se invece vinci giocando male, è felicissimo. Lui non cerca il bello, cerca un nemico: se non ce l'ha, se lo crea». Chissà, forse il Mourinho di oggi non si rivede in questa descrizione, oppure ci si ritrova solo in parte. La scorsa estate, subito dopo il suo approdo a La Spezia, l'ex centrocampista commenta così l'arrivo di José nella Capitale: «Sono felicissimo per lui, che ha già dimostrato di essere un grande tecnico. Io invece sto iniziando ora e voglio portare le mie conoscenze ai calciatori». Magari lo farà anche ispirandosi a ciò che gli ha insegnato il suo mentore.