Non solo code. Roma-Torino è stata, fuori dal campo, una partita da dimenticare. Non per il tifo, che ha sostenuto incessantemente la vittoria giallorossa, ma per ciò che i tifosi stessi hanno dovuto subire entrando allo stadio: oltre alle lunghe file per i controlli, denunciate in tv da Baldissoni subito dopo la partita, un altro episodio ha reso più difficile la serata della Curva Sud.

All'ingresso sono stati bloccati, oltre a uno stendardo di stoffa in memoria del presidente Dino Viola (di cui ricorreva il 28° anniversario della scomparsa), tre striscioni che i tifosi avrebbero voluto esporre nel corso della gara: uno per dare il benvenuto a un bambino nato da poco e altri due in ricordo di due persone scomparse. Uno, in particolare, era dedicato a Camilla, la bambina romana morta sugli sci: "Insegna agli angeli a sorridere... Ciao Camilla", recitava lo striscione.

Le motivazioni sono quelle ormai note e legate al Regolamento d'uso dell'Olimpico, che vieta di introdurre ed esporre striscioni "diversi da quelli esplicitamente autorizzati dal Gruppo Operativo per la Sicurezza su richiesta della società sportiva". Dopo una richiesta di spiegazioni, i possessori degli striscioni si sono sentiti dire che il materiale non poteva entrare perché non ignifugo. La stessa risposta che i tifosi della Samp ricevettero quando provarono a esporre uno striscione per le popolazioni colpite dal terremoto esattamente un anno fa.

«Ha senso solo se ci sono i tifosi»

L'episodio degli striscioni vietati si colloca all'interno di una serata che ha visto centinaia di persone perdere i primi minuti di partita a causa dei controlli più minuziosi del solito, con buona parte degli abbonati in Sud costretti a togliersi le scarpe come non accade nemmeno per buona parte dei voli aerei.

Alcuni presenti sostengono che il motivo della "stretta" sia quanto accaduto durante Roma-Entella, quando la polizia non ha gradito l'utilizzo di materiale pirotecnico da parte di alcuni tifosi. L'inasprirsi dei controlli, certamente male organizzati in uno stadio che già offre disagi a chi lo vive da ben prima dell'ingresso nell'impianto, non può comunque prescindere dal particolare clima vissuto dal calcio italiano in queste settimane, in seguito alla tragica morte di un tifoso durante lo scorso Inter-Napoli.

È il senso del discorso del dg giallorosso Baldissoni, che l'altro ieri durante l'intervallo aveva già contattato il questore di Roma Guido Marino, e che dopo il triplice fischio ha richiesto spiegazioni attraverso il suo capo di gabinetto, prima di intervenire a Roma Tv: «Lo spettacolo che vogliamo allestire ha senso solo se ci sono i tifosi. Se non serve, non si deve andare oltre nell'attività di contrasto».

E in effetti, sono molte le persone che ieri sera si sono chieste "A che serve?", quando hanno visto le lunghe code e quando hanno saputo degli striscioni bloccati. A che serve continuare ad applicare (in maniera mai continua e omogena in tutto lo stadio) un Regolamento d'uso che lascia molto a desiderare?

La Roma sbatte i pugni

Concetti ormai triti e ritriti sulle pagine di questo giornale, ma una novità nella notte dell'Olimpico c'è stata: la Roma ha reagito pubblicamente in difesa dei suoi tifosi. La presa di posizione di Baldissoni in televisione è stata forte, incisiva e soprattutto immediata.

In passato gli interventi, anche molto duri, si erano svolti tutti nelle "segrete stanze": si pensi ad esempio alla battaglia, vinta, per rimuovere le barriere al centro delle curve. Stavolta invece le proteste della Roma hanno invaso pure la "pubblica piazza" del mezzo televisivo, acquisendo una forza nuova anche presso gli stessi tifosi giallorossi.

Le azioni dietro le quinte non si sono però fermate, anzi. In settimana lo stesso Baldissoni si era recato in questura assieme a un rappresentante dell'ufficio Slo per una riunione sull'ordine pubblico di Roma-Porto, e con l'occasione ha provato a instaurare un dialogo per risolvere il problema delle multe anche nel settore alto della Curva, dopo che nella parte bassa è stato arginato con l'installazione dei palchetti (non replicabili in alto per questioni logistiche).

La volontà della Roma, in questo caso, è quella di applicare le stesse procedure usate per le pedane: farsi fornire a ogni partita i nominativi di chi si prende la responsabilità di lanciare i cori dalla balaustra. Una delle soluzioni che potrebbero messe in campo per arginare le multe è quella dell'applicazione del "Codice di condotta" voluto dalle istituzioni a inizio stagione: non più multe, ma prima un richiamo e poi, in caso di recidiva, sospensione dell'abbonamento per una o più partite.