A inizio stagione erano uno la riserva dell'altro: Patrik Schick, nonostante un ottimo precampionato, partiva dietro Edin Dzeko nelle gerarchie di Eusebio Di Francesco. Inevitabile che fosse così, se si tiene conto della splendida annata disputata dal numero 9 tra campionato e Champions League da un lato, e il rendimento deludente del ventiduenne di Praga dall'altro. Ora, però, le cose sono sensibilmente cambiate: le quotazioni di Patrik sono in netto rialzo, mentre il bosniaco sta pagando un momento di forma non esaltante soprattutto sotto porta; le prestazioni e l'impegno dell'ex City non sono in discussione, ma la brillantezza in zona gol non è quella di qualche mese fa.

Patrik-monio

Gerarchie capovolte, dunque? Forse è troppo presto per dirlo: l'esperienza e l'apporto - anche in fase difensiva - di Dzeko restano fondamentali per la Roma. Eppure lo Schick visto in questo scorcio iniziale del 2019 fa sorgere più di un dubbio: due gol e un assist in Coppa Italia contro l'Entella, quindi l'ingresso determinante sabato pomeriggio col Torino. Il numero 14, vero e proprio Patrik-monio giallorosso, appena entrato ha dato il "la" all'azione del 3-2, servendo a Pellegrini il pallone che poi il numero 7 ha regalato ad El Shaarawy per il facile tap-in da tre punti. Ma al netto dei numeri, quello che colpisce del nuovo Schick è l'atteggiamento con il quale scende in campo: che sia da titolare o per uno spezzone di gara, il ragazzo di Praga è lontano parente dell'attaccante abulico, demotivato e confusionario visto nel suo primo anno e mezzo in maglia giallorossa. Che sia merito dello 007/mental coach, di Di Francesco o del giocatore stesso, quel che conta è il risultato: un nuovo Schick... molto chic. Finalmente cattivo e affamato, determinato a far vedere le qualità che hanno spinto la società a compiere un investimento importante nell'estate del 2017. E si candida a trovare sempre più spazio nell'undici giallorosso da qui al termine della stagione. C'è bisogno del suo talento, della sua capacità di rompere gli equilibri con la sua classe e - soprattutto - dei suoi gol. Di Francesco lo ha evidenziato proprio dopo la gara con l'Entella: «Ci sono giocatori che ci mettono un po' per maturare. Lui sta somatizzando tutto quello che ha passato da quando è qui a Roma. Non si può volere tutto e subito: Patrik sta crescendo molto in allenamento e in partita, ma non si deve accontentare». Elogi, quindi, uniti però al costante intento di spronare il ragazzo a fare sempre meglio. Un po' come Eusebio ha già fatto in passato proprio con Dzeko.

Edin cerca riscatto

Brillante in Champions League (5 reti in 4 partite), il bosniaco resta la punta di diamante dello scacchiere giallorosso, ma in campionato sono mancati i suoi gol. Complice una prima parte di stagione al di sotto delle aspettative da parte di tutta la squadra, Dzeko ha segnato solo due volte in campionato, l'ultima delle quali il 6 ottobre scorso ad Empoli. Un digiuno troppo lungo per il numero 9, che negli ultimi due anni ci aveva abituato a medie-gol di tutt'altro spessore. Di mezzo c'è stato però anche un infortunio, che lo ha costretto a saltare cinque partite, prima di un rientro che inevitabilmente è stato graduale. Ma pur non avendo trovato la via del gol, nelle due gare contro Parma e Torino Edin è risultato prezioso nello sviluppo dell'azione offensiva, nella gestione del pallone negli ultimi minuti e persino in fase difensiva. Inevitabile che sotto porta la brillantezza possa venire di tanto in tanto a mancare. Quel che conta è l'abbraccio tra i due dopo il fischio finale di sabato: un'immagine che più di ogni altra simboleggia la sana concorrenza tra i due, che in questa stagione hanno giocato insieme per 90' soltanto col Milan il 31 agosto scorso. Ma Di Francesco puntò su loro due anche nella memorabile notte del 10 aprile scorso per ribaltare il Barcellona e sabato ha aperto alla possibilità di utilizzarli insieme, magari a gara in corso. A dimostrazione del fatto che averli entrambi non sarà mai un problema, bensì un'arma in più.