Arrivato la scorsa estate alla corte di Roberto Mancini, Leandro Paredes ha fatto da apripista agli altri argentini acquistati dallo Zenit nei mesi scorsi (Driussi, Mammana, Kranevitter e Rigoni). Nato nel Boca Juniors come trequartista puro, il centrocampista 23enne non dimentica gli anni degli esordi, quando ha avuto la fortuna di ascoltare i consigli del suo idolo di gioventù, Riquelme, che lo aveva designato come suo erede. L'ex romanista ha rilasciato una lunga intervista a "L'Ultimo Uomo": "È stato qualcosa di molto speciale per me: era il mio idolo e sentirgli dire quelle parole è stato davvero un sogno. L'ho ringraziato, ovviamente, non solo per quello ma anche per quanto ha fatto nel mio processo di inserimento. Da quando ho iniziato ad allenarmi con la prima squadra mi ha sempre fatto sentire a mio agio, all'altezza". A proposito di grandi numeri 10, non poteva mancare un ricordo di Francesco Totti: "È stato uno dei più forti a giocare di prima: vedevo lui e pensavo fosse davvero uno dei più forti in assoluto. Non c'è un perché preciso: le ragioni sono tutte nella carriera che ha avuto, nella sua traiettoria. Lo capisci solo guardandola tutta insieme perché è così mitico. E poi fuori dal campo è una persona straordinaria, che ti aiuta sotto ogni punto di vista. Gli auguro davvero il meglio per la sua nuova carriera da dirigente". Un'altra figura fondamentale nei suoi anni romanisti è stato sicuramente De Rossi: "Daniele è uno che mi ha insegnato che non si deve mollare mai. Che ci si deve allenare ogni giorno a cento all'ora. Ritorno in giallorosso? Oggi mi trovo benissimo qua, però mi piacerebbe un giorno tornare a Roma. Ho vissuto tre anni fantastici: la gente, la città, tutto. Mi piacerebbe davvero, un giorno, tornare. Quando mi hanno detto dell'interessamento dei giallorossi sapevo che era solo l'inizio: non ti accontenti mai di quello che senti dire, sai che se vuoi prenderti quelle cose, allora devi dimostrare tantissimo".

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